ILDEFONSO FALCONES.
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GLI EREDI DELLA TERRA.
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Parte 1.
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Titolo originale: Los herederos de la tierra. 2016.
Traduzione di: Marco Amerighi e Roberta Bovaia.
2016. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Barcellona, 1387.
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Arnau Estanyol, dopo le mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della grandiosa Cattedrale del Mare,  ormai uno dei pi stimati notabili di Barcellona. Giunto in citt ancora in fasce e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi  amministratore del Piatto dei Poveri, unistituzione benefica della Cattedrale del Mare che offre sostegno ai pi bisognosi mediante le rendite di vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade.
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Sembra per che la citt pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed  proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale dallarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera; rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro... Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor,  figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau. Ma i suoi sogni di diventare un maestro dascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realt spietata. Al seguito dellerede di Pietro, Giovanni, tornano in citt i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno loccasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile...
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Da quel momento, la vita di Hugo osciller tra la lealt a Bernat, lunico figlio di Arnau, e la necessit di sopravvivere.
Dieci anni dopo La cattedrale del mare, Ildefonso Falcones torna al mondo che tanto ama e che cos bene conosce: la Barcellona del Quattrocento. Tra le terre profumate di vino della Catalogna, negli anni turbolenti del Concilio di Costanza, ricrea alla perfezione una societ effervescente ma imbrigliata da una nobilt volubile e corrotta, nella quale emerge la lotta di un uomo per una vita che non sacrifichi dignit e affetti. Uno straordinario romanzo di lealt e vendetta, amori e sogni, ma soprattutto di fortissime emozioni.
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L'AUTORE.
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ILDEFONSO FALCONES DE SIERRA,  nato a Barcellona nel 1958, dove vive con la moglie e i quattro figli e lavora come avvocato specializzato in Diritto civile.
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Il suo romanzo desordio, La cattedrale del mare, pubblicato nel 2006 dalla Editorial Grijalbo di Barcellona, vende 250.000 copie in appena due mesi. Uscito in Italia presso Longanesi, non  stato solo un successo sensazionale in tutto il mondo, ma nel 2007  stato anche, secondo tutte le classifiche, il romanzo desordio di maggiore successo in Italia, dove si  aggiudicato il Premio Boccaccio Sezione Internazionale. Dal romanzo  stata tratta la fortunata serie tv disponibile su Netflix.
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Nel 2009 pubblica il suo secondo romanzo con il titolo: La mano di Fatima del 2009, che nel 2010 ha vinto il premio Roma. Qui si mette in scena lo sterminio dei moriscos per mano dei cristiani nel Sud della Spagna del 16esimo secolo. Scrive quindi: La regina scalza nel 2013, romanzo ambientato a met Settecento tra Madrid e Siviglia, tra loppressione dei gitani e il fiorire della vita teatrale, e il poi seguito della Cattedrale del mare, dal titolo: Gli eredi della terra nel 2016. Successivamente, con: Il pittore di anime del 2019, si riconferma un maestro della narrativa storica raccontata con gli occhi degli umili e dalla parte degli oppressi.
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Parte prima.
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TRA IL MARE E LA TERRA.
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1.
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Barcellona, 4 gennaio 1387.
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Il mare era burrascoso, il cielo grigio plumbeo. Sulla spiaggia, i lavoratori dei cantieri navali, i
barcaioli, i marinai e i bastaixos, i mulattieri del mare, erano tesi; molti si fregavano le mani o le
battevano per scaldarle, mentre altri cercavano di proteggersi dal vento gelido. Quasi tutti se ne stavano
in silenzio, scambiandosi occhiate furtive per poi rivolgere lo sguardo alle onde che sinfrangevano con
forza. Limponente galea reale di trenta ordini di rematori per lato era alla merc della tempesta. Nei
giorni precedenti, i maestri dascia dei cantieri navali, aiutati da apprendisti e marinai, avevano
provveduto a smontare tutta lattrezzatura e gli elementi accessori della nave: timoni, armamento, vele,
alberi, banchi, remi... I barcaioli avevano portato sulla spiaggia tutto quello che si poteva staccare
dallimbarcazione, dovera stato recuperato dai bastaixos, che, ligi al loro compito, trasportavano il
materiale recuperato fino ai depositi. Avevano lasciato tre ancore che adesso, fissate al fondale,
ormeggiavano la Santa Marta, unimponente carcassa indifesa contro la quale sinfrangeva la mareggiata.
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Hugo, un ragazzo di dodici anni con i capelli castani, mani e faccia sporche come la camicia
che indossava e che gli arrivava alle ginocchia, non riusciva a staccare dalla galea gli occhi in cui
brillava una luce intelligente. Da quando lavorava con il genovese nei cantieri navali, aveva aiutato a
tirare in secca e a mettere in mare parecchie imbarcazioni del genere, ma quella era grandissima e il
temporale metteva a repentaglio loperazione. Alcuni marinai sarebbero dovuti salire a bordo della
Santa Marta per disancorarla, poi i barcaioli avrebbero dovuto trainarla fino a riva, dove un nugolo di
uomini laspettava per trascinarla allinterno dei capannoni. L avrebbe svernato. Si trattava di un
lavoro difficile e, soprattutto, estremamente duro, anche usando le pulegge e gli argani di cui si
servivano per trainare la nave dopo che lavevano tirata in secco sulla spiaggia. Bench fosse una delle
potenze marittime del Mediterraneo insieme a Genova, Pisa e Venezia, Barcellona non aveva un porto;
non esistevano ripari n frangiflutti che facilitassero tal compito: la spiaggia era completamente esposta.
Anemmu, Hugo, ordin il genovese al ragazzo.
Hugo guard il maestro dascia. Ma... cerc di obiettare.
Niente ma, lo interruppe il genovese. Il luogotenente dei cantieri ha appena stretto la mano
al proboviro della confraternita dei barcaioli, aggiunse, indicando con il mento un gruppo di uomini
poco distante. Ci significa che hanno raggiunto laccordo sulla nuova somma che il re pagher per
via del rischio aggiuntivo del temporale. La tireremo in secca! Anemmu! ripet.
Hugo si chin a raccogliere la palla di ferro collegata alla catena serrata alla caviglia destra del
genovese e, non senza sforzo, la sollev e se la strinse al ventre.
Sei pronto? chiese il genovese.
S.
Il capomastro ci aspetta.
Il ragazzo segu il maestro dascia lungo la spiaggia e pass tra la gente che, saputo
dellaccordo, discuteva, gridava, gesticolava e gridava di nuovo, nervosa, in attesa delle istruzioni del
capomastro. Tra loro cerano altri genovesi, anchessi prigionieri di guerra e immobilizzati con le palle
di ferro, ciascuno con un garzone accanto che, sorreggendola tra le braccia, gli permetteva di svolgere i
lavori forzati nei cantieri navali catalani.
Domenico Blasio, cos si chiamava il genovese che Hugo scortava, era uno dei migliori maestri
dascia di tutto il Mediterraneo, e probabilmente superava in abilit anche il capomastro. Blasio aveva
preso Hugo come apprendista su richiesta di messer Arnau Estanyol e Juan il Navarro, aiutante del
luogotenente, un uomo panciuto e dalla testa calva e rotonda. Allinizio il genovese lo aveva trattato un
po bruscamente, anche se, quando si trattava di lavorare il legno, sembrava dimenticare di essere un
prigioniero, tale era la passione con cui quelluomo si dedicava alla costruzione delle barche; tuttavia
da quando il re Pietro il Cerimonioso aveva firmato una pace precaria con la signoria di Genova, tutti i
prigionieri che lavoravano nei cantieri speravano che il patto rimettesse in libert i prigionieri catalani,
e che lo stesso accadesse con quelli genovesi in Catalogna. Da quel momento, il maestro si era dedicato
a Hugo, insegnandogli uno a uno i segreti di uno dei mestieri pi rispettati di tutto il Mediterraneo:
costruire navi.
Quando Blasio fece capannello insieme ad altri probiviri e maestri attorno al capomastro, Hugo
pos la palla sulla sabbia e lasci correre lo sguardo sulla spiaggia. La tensione cresceva: landirivieni
degli uomini che preparavano gli attrezzi, il vocio, le grida di incoraggiamento e le pacche sulle spalle
che lottavano per vincere il vento e il freddo, quella luce tenue e brumosa, cos strana in una terra
perennemente baciata dai raggi del sole. Bench il suo compito si limitasse a reggere la palla che il
genovese portava al piede, Hugo si sent orgoglioso di far parte di quel gruppo. Sulla riva, vicino alla
facciata dei cantieri rivolta verso il mare, si erano raccolti numerosi spettatori, che applaudivano e
strillavano. Il ragazzo osserv i marinai che portavano le vanghe per scavare la sabbia sotto la galea;
alcuni preparavano gli argani, le pulegge e le funi, altri armeggiavano con le traverse di legno,
precedentemente oliate di grasso o coperte di fieno, sulle quali doveva scivolare la nave per lalaggio;
altri ancora portavano le pertiche, i bastaixos pronti a tirare...
Dimentic il genovese, abbandon la palla e corse verso il nutrito gruppo di bastaixos riuniti
sulla spiaggia. Fu ben accolto, tra pacche affettuose. Dove hai lasciato la palla? gli chiese uno di
loro, spezzando la tensione tra i convenuti. Lo conoscevano tutti, o perlomeno sapevano dellaffetto
che per lui nutriva messer Arnau Estanyol, lanziano che si trovava al centro del gruppo e che pareva
piccolo accanto ai forti probiviri della confraternita dei bastaixos di Barcellona. Tutti sapevano chi era
Arnau Estanyol e ne ammiravano la storia; qualche vecchio ancora raccontava i tanti favori di Arnau
alla confraternita e ai colleghi. Hugo si piant accanto a lui in silenzio, come se fosse cosa sua.
Lanziano si limit a spettinargli i capelli, senza perdere il filo del discorso. Parlavano del pericolo che
avrebbero corso i barcaioli nel rimorchiare la nave, e di quello che avrebbero corso loro quando
avrebbero dovuto raggiungere la nave per ormeggiarla. Poteva rovesciarsi. La mareggiata era
spaventosa e i bastaixos, nella stragrande maggioranza, non sapevano nuotare.
Hugo! si sent gridare al di sopra del vocio.
Hai di nuovo abbandonato il maestro? gli chiese Arnau.
Per il momento non ha niente da fare, si giustific il ragazzo.
Va da lui.
Ma...
Va.
Sollevata la palla, Hugo segu il genovese sulla spiaggia, mentre laltro impartiva ordini a destra
e a manca. Il capomastro lo rispettava e anche gli altri uomini; nessuno metteva in dubbio la
competenza di Domenico come maestro dascia. Nel momento in cui i barcaioli riuscirono a
raggiungere la Santa Marta e, dopo averne afferrato le funi e averla disancorata, cominciarono a
rimorchiarla verso riva scatt la frenesia. La trainavano quattro barche, due per lato. Alcuni
osservavano la scena spaventati, con langoscia che si rifletteva su volti e mani contratti. Altri, i pi,
preferivano gareggiare a chi gridava pi forte il proprio incoraggiamento, in un baccano incontrollabile.
Non ti distrarre, Hugo, lo richiam allordine il genovese, vedendo che si attardava
osservando lo stesso punto in cui era rivolto lo sguardo della folla: una delle barche si stava
capovolgendo e un paio di barcaioli erano caduti in mare. Sarebbero riusciti a tornare a bordo?
Maestro... implor, senza staccare gli occhi dai barcaioli che lottavano per salvare i
compagni, mentre la Santa Marta sinclinava a causa delle manovre della quarta barca. Hugo tremava.
Rivedeva in quella situazione la scena che gli era stata raccontata da chi viaggiava con suo padre
quando era morto, un paio di anni prima, inghiottito dalle onde durante una traversata verso la Sicilia.
Il genovese cap; conosceva la storia, e a sua volta si lasci prendere dal dramma che si consumava.
Uno dei barcaioli caduti in acqua riusc a issarsi sulla barca; laltro, ancora in mare, lottava
disperatamente. Non lo avrebbero abbandonato. La barca che trainava la galea sullo stesso lato di
quella che si era ribaltata lanci una cima e si diresse nel punto in cui le braccia del barcaiolo erano
sparite sottacqua. Poco dopo le braccia riaffiorarono, annaspando. I presenti esalarono quasi
allunisono laria che avevano trattenuto nei polmoni, ma poi le braccia sparirono di nuovo: le correnti
trascinavano il barcaiolo in mare aperto. Anche la prima barca lanci una cima e quelle dellaltro lato si
unirono anche loro, quando capirono cosa si proponevano di fare. Le quattro imbarcazioni ora
vogavano decise in aiuto del compagno, animate dallincitamento che arrivava dalla spiaggia: grida, preghiere, silenzi.
Hugo sent le mani del maestro genovese serrargli le spalle, ma non emise un lamento.
Le operazioni di salvataggio coincisero con il momento in cui la Santa Marta, alla deriva,
sincagliava nella piccola punta di Sant Dami. Alcuni le rivolsero una breve occhiata, ma tornarono
subito a prestare attenzione alle barche. Riuscirono a scorgere un segnale da una delle quattro, e anche
se qualcuno lo diede per buono e cadde in ginocchio, alla maggior parte degli spettatori non parve
bastare. E se avessero frainteso? Ma ecco altri segnali, che adesso provenivano da tutte le barche:
braccia levate al cielo, pugni chiusi come a volerlo sfidare. Non cerano dubbi: stavano rientrando.
Remavano verso una spiaggia dove la folla li aspettava tra risate, abbracci e lacrime.
Hugo sent il sollievo del maestro, mentre lui continuava a tremare. Per suo padre non erano
riusciti a fare niente, cos avevano giurato. Lo immagin con le braccia levate a chiedere aiuto, come
aveva appena fatto il barcaiolo travolto dalle onde.
Il genovese gli diede un buffetto affettuoso. Il mare pu essere tanto bello quanto crudele, gli
sussurr. Forse  stato tuo padre che, da lass, ha aiutato quelluomo.
Nel frattempo la Santa Marta era aggredita dalle onde, che la mandavano a sbattere contro gli
scogli della punta.
Queste cose succedono perch si permette la navigazione oltre il periodo consentito in passato,
da aprile a ottobre, spiegava Arnau a Hugo.
I due camminavano verso il quartiere della Ribera il giorno dopo il disastro della Santa Marta. I
lavoratori dei cantieri navali raccoglievano il fasciame della galea che il mare spingeva verso la riva e
cercavano di recuperare il possibile dalla piccola punta di Sant Dami. Il genovese non poteva lavorare
l per via della palla al piede, dunque lui e Hugo godevano di una giornata di riposo che si sarebbe
prolungata anche lindomani, giorno dellEpifania, che cadeva di domenica.
Adesso le galee sono pi robuste, continu a spiegare Arnau. Hanno pi ordini di rematori,
con legname e ferro migliori, e sono costruite da mastri sempre pi competenti. Lesperienza ci ha fatto
progredire nella navigazione e c persino chi osa sfidare linverno. Dimenticando che il mare non
perdona limprudenza.
Tornavano a Santa Maria del Mar per riporre nella cassaforte del Piatto dei Poveri Vergognosi,
listituzione benefica della chiesa, i denari che avevano raccolto chiedendo la carit di casa in casa. Il
Piatto godeva di buone rendite: possedeva vigneti, palazzi, laboratori, e riscuoteva tributi... Ma messer
Arnau non disdegnava affatto di chiedere lelemosina alla gente, come era tenuto a fare chiunque
amministrasse il Piatto, e, da quando era accorso in aiuto della famiglia di Hugo per alleviare, a nome
di Santa Maria del Mar, la miseria in cui li aveva fatti cadere la morte del capofamiglia, il ragazzo gli
dava una mano nella colletta con cui avrebbero aiutato i bisognosi. Sapeva chi erano i benefattori, mai i
beneficiati.
Perch...? inizi a chiedere il ragazzo. Arnau lo incoraggi a proseguire con un cenno
affettuoso. Perch un uomo come voi... va in giro a chiedere lelemosina?
Arnau sorrise paziente prima di rispondere. Chiedere lelemosina per chi ha bisogno  un
privilegio, una grazia di Dio, non un motivo di vergogna. Nessuno di coloro che andiamo a trovare
darebbe una sola moneta se non a una persona degna di fiducia. Gli amministratori del Piatto di Santa
Maria del Mar devono essere probiviri di Barcellona e, s, devono chiedere lelemosina per i poveri. Sai
una cosa? Hugo non ebbe bisogno di dire nulla, perch messer Arnau prosegu senza aspettare la
risposta: Noi amministratori non siamo obbligati a rendere conto di quello che facciamo con i soldi
del Piatto, non solo di quelli che raccogliamo, ma di tutti gli altri. A nessuno, neanche allarcidiacono
di Santa Maria... Neppure al vescovo! E tanta fiducia non pu che essere concessa ai probiviri della
citt. Nessuno sa chi o quale famiglia ho aiutato con la carit dei cittadini pietosi.
Hugo aveva sempre accompagnato messer Arnau nella questua fino a quando non laveva
messo a lavorare ai cantieri navali, al fianco del genovese, perch imparasse da lui a costruire le navi e
un giorno diventasse a sua volta maestro dascia. Quando il ragazzino era entrato nei cantieri, gi da un
pezzo Arnau aveva messo la sorella minore, Arsenda, al servizio di una monaca del convento di
Jonqueres. La religiosa aveva accettato di vestire, nutrire e educare la piccola, di farne una donna
virtuosa e, di l a dieci anni, fornirle una dote di venti libbre, affinch potesse contrarre matrimonio;
questo era stato pattuito nel contratto sottoscritto dalla monaca di Jonqueres.
La gioia con cui Hugo era entrato nei cantieri e si era lasciato prendere dallaffascinante
impresa della costruzione delle navi, anche se il suo unico compito al momento era quello di trasportare
la palla del genovese, era stata per offuscata dalle conseguenze che quella sistemazione aveva avuto
per Antonina, sua madre.
Vivr l? Ci dormir anche? le aveva chiesto spaventato dopo che lei gli ebbe parlato della
sua nuova occupazione. Perch non posso lavorare l e poi tornare a dormire qui con voi, come
sempre?
Perch io non vivr pi qui, gli aveva spiegato Antonina con dolcezza, come se solo in quel
modo potesse convincerlo.
Il ragazzo aveva scosso la testa.  la nostra casa...
Non posso pagarla, Hugo, lo aveva zittito lei. Le vedove povere con figli sono come le
vecchie invalide: non hanno possibilit in questa citt. Dovresti saperlo.
Ma, messer Arnau...
Antonina lo aveva interrotto di nuovo: Messer Arnau mi ha trovato un posto in cui mi daranno
vitto, alloggio, vestiti e anche probabilmente qualche soldo. Se tua sorella star in convento e tu ai
cantieri, io cosa ci resto a fare, qui da sola?
No! aveva gridato Hugo, aggrappandosi a lei.
I cantieri reali di Barcellona si ergevano davanti al mare. Occupavano un edificio di otto navate,
sorretto da pilastri e con soffitto a due spioventi, dietro le quali si apriva un cortile abbastanza ampio da
permettere la costruzione delle galee. Alle sue spalle cera un secondo edificio con altre otto navate,
tutte alte e aperte sui fianchi, dove si costruivano, riparavano o custodivano le imbarcazioni catalane.
La grande opera iniziata ai tempi di re Giacomo, portata a termine da Pietro Terzo il Cerimonioso,
culminava con quattro torri, una a ogni angolo del complesso.
Accanto alle navate, alle torri e alle vasche piene dacqua per inumidire il legname, si aprivano i
magazzini in cui venivano depositati tutti i materiali e gli strumenti delle galee: legno e attrezzi, remi,
armi, balestre, frecce, lance, falci, argani, manaiuole, anfore piene di calce viva per accecare il nemico
al momento dellabbordaggio e altre colme di sapone per far scivolare i nemici sul ponte, o di catrame
per incendiare le imbarcazioni ostili; pavesi, gli scudi allungati che si alzavano sui fianchi della galea
per difendere i rematori quando iniziava la battaglia; cuoio con cui rivestire gli scafi affinch il nemico
non riuscisse a incendiarli; candele, bandiere e chiodi, catene, ancore, alberi, lanterne, e uninfinit di
altri attrezzi e utensili.
I cantieri navali si ergevano a unestremit di Barcellona, quella opposta a Santa Maria del Mar,
accanto al convento di Framenors, ma, mentre i monaci erano protetti dalle antiche mura della citt, i
cantieri aspettavano ancora che quelle nuove, la cui costruzione era stata ordinata da Pietro Terzo,
arrivassero ad abbracciarli e a racchiuderli nel proprio seno. Mancava ancora tanto, cos come mancava
il denaro necessario per il proseguimento del cantiere che doveva cingere di mura anche il nuovo
quartiere del Raval.
Antonina non lo aveva accompagnato. Ormai sei un uomo, figlio mio. Non dimenticare tuo
padre. Si era congedata da lui impettita, fingendosi forte, sforzandosi di mantenere un paio di passi di
distanza e pregando il cielo che messer Arnau portasse via in fretta il suo bambino, per poter piangere
tutte le sue lacrime in privato.
Arnau lo aveva capito e aveva spinto dolcemente Hugo. La rivedrai presto, gli aveva
assicurato, mentre il ragazzino camminava continuando a girarsi.
Pochi giorni dopo, Hugo si era ormai abituato al nuovo ambiente ed era pronto ad attraversare
la citt e fare visita alla madre. Messer Arnau gli aveva detto che lavorava come domestica nella casa
di un guantaio, in via Canals, vicino al Rec Comtal, dietro Santa Maria.
Se  tuo figlio, vattene con lui, aveva ribattuto con rudezza la moglie del guantaio, di fronte
alla timida giustificazione con cui Antonina si era difesa quando la signora li aveva scoperti,
abbracciati, sulla porta. Tu qui non servi; sai fare poco o niente, oltre al pesce. Non hai mai lavorato in
una casa ricca. Tu...! aveva gridato, additando Hugo. Sparisci!
Antonina aveva aspettato, vigile. Hugo aveva obbedito allo strano sguardo che gli rivolgeva la
madre e le aveva dato le spalle, angosciato dalla tristezza e dallimpotenza in quegli occhi che fino a
poco tempo prima erano sempre stati allegri e speranzosi. Antonina aveva visto che il figlio si
allontanava di qualche passo, non abbastanza perch non gli giungessero i rimproveri che erano
riecheggiati nel vicolo non appena la porta di casa si era richiusa.
Hugo era tornato in via Canals, nella speranza di vedere la madre. La volta successiva era
rimasto fermo nei dintorni della casa, senza sapere dove nascondersi tra gli edifici addossati luno
allaltro. Che cosa ci fai qui, moccioso? gli aveva strillato una donna dalla finestra di un secondo
piano. Pensi forse di rubare qualcosa? Vattene! Temendo che quel baccano allertasse la moglie del
guantaio e che la madre fosse di nuovo rimproverata, Hugo si era allontanato in fretta.
Da allora si limitava a gironzolare per il vicolo, come se fosse di passaggio; si attardava il pi a
lungo possibile davanti alla facciata della casa del guantaio, canticchiando la canzoncina che
fischiettava sempre suo padre. Non era mai riuscito a vederla in nessuna occasione.
Quando lasciava via Canals, consolandosi al pensiero che avrebbe rivisto sua madre la
domenica a messa, Hugo andava verso il quartiere della Ribera e cercava messer Arnau, a Santa Maria
o nella sua casa, incassata tra quelle in cui abitava la gente di mare, se non alla bottega, dove si recava
sempre meno e che aveva ormai affidato alle mani dei suoi scrivani. Se Hugo non lo trovava l, lo
cercava per strada, e in genere lo trovava. Gli abitanti della Ribera conoscevano bene Arnau Estanyol e
per lo pi lo stimavano. Hugo non doveva fare altro che chiedere di lui, al forno di via Ample o al
beccaio, o in una delle due pescherie o dal venditore di formaggi.
Fu in quel periodo che seppe della moglie di messer Arnau, Mar. Figlia di un bastaix, si
vant lanziano. E seppe del loro figlio, Bernat, poco pi grande di lui.
Tu ne hai dodici? ripet Arnau dopo che Hugo gli ebbe detto per lennesima volta la propria
et. Bernat ne ha compiuti sedici. Ora si trova al consolato di Alessandria, a studiare il commercio e la
navigazione. Non credo che tarder a tornare a casa. Io non mi voglio pi occupare degli affari. Sono
vecchio!
Non dite...
Non discutere, lo interruppe Arnau.
Hugo obbed e annu mentre lanziano si reggeva a lui ed entrambi proseguivano lungo la
strada. Gli piaceva poter sostenere messer Arnau. Si sentiva importante quando qualcuno gli porgeva i
propri ossequi, e si divertiva a rispondere ai saluti, a volte in modo cos eccessivo che nel fare la
riverenza quasi perdeva lequilibrio.
Non devi inchinarti in quella maniera davanti a nessuno, gli aveva raccomandato un giorno
Arnau.
Hugo era rimasto in silenzio, ma Arnau aveva aspettato: da come lo conosceva, sapeva che
avrebbe replicato.
Voi potete fare a meno di inchinarvi perch siete un cittadino rispettato, mentre io... aveva
argomentato il ragazzino.
Bada bene, se sono riuscito a diventare un cittadino rispettato, forse  proprio perch non mi
sono mai inchinato davanti a nessuno, lo aveva corretto Arnau.
Hugo non aveva replicato, ma in ogni caso Arnau non lo ascoltava pi: la sua mente tornava al
giorno in cui aveva attraversato in ginocchio la sala dei Puig per baciare i piedi di Margarida. I Puig,
parenti degli Estanyol, arricchiti e superbi, avevano umiliato Arnau e Bernat, suo padre, che per colpa
loro era finito impiccato in piazza del Blat, come un volgare delinquente. Margarida lo odiava con tutte
le sue forze. Erano passati tanti anni da allora, eppure un brivido gli attraversava ancora la schiena al
ricordo. Non aveva pi saputo niente di loro.
Quel giorno di gennaio del 1387, mentre si avvicinavano alla chiesa di Santa Maria del Mar,
Hugo ripens al consiglio che Arnau gli aveva dato di fronte al saluto esagerato che aveva rivolto a un
uomo umile, probabilmente un marinaio, al loro passaggio. Sorrise. Non devi inchinarti davanti a
nessuno. Quanti schiaffi e quanti calci aveva ricevuto da allora, per aver voluto seguire quel consiglio!
Ma messer Arnau aveva ragione: dopo ogni lite, i ragazzi dei cantieri lo tenevano sempre pi in
considerazione, anche se ne usciva pesto, come succedeva ogni volta che affrontava i pi grandi.
Stavano attraversando Pla den Llull, passando dietro piazza del Born e la chiesa di Santa Maria
del Mar, quando sentirono il rintocco di campane lontane. Arnau si ferm, come molti altri
concittadini: quello non era un allarme.
Suonano a lutto, sussurr lanziano, socchiudendo gli occhi. Il re don Pietro  morto. Non
aveva ancora finito di dirlo che attaccarono le campane di Santa Maria, poco distante. Poi fu la volta di
quelle di Sant Just i Pastor, di Santa Clara e di Framenors... In un istante tutte le campane di Barcellona
e dintorni suonavano a morto.
Il re...! confermarono le grida nelle strade. Il re  morto!
Hugo colse linquietudine sul volto di messer Arnau: il suo sguardo stanco e acquoso sembrava
perdersi in un punto allimbocco di piazza del Born. Il ragazzino fraintese quellangoscia. Stimavate re Pietro?
Per tutta risposta, Arnau storse le labbra e fece segno di no con la testa. Mi ha dato in sposa una vipera, sua figlioccia, la peggiore delle donne, avrebbe voluto rispondere.
E suo figlio? Hugo torn alla carica.
Il principe Giovanni? chiese Arnau, rispondendo alla curiosit del ragazzino.
Ha causato la morte di una delle persone migliori che abbia mai conosciuto, avrebbe voluto
rispondere. Il ricordo di Hasdai che bruciava vivo torn per un attimo a tormentarlo: luomo che gli
aveva salvato la vita, dopo che lui aveva fatto lo stesso, lebreo che lo aveva accolto e arricchito. Erano
passati tanti di quegli anni...  un uomo cattivo, rispose invece. Una persona che ha preteso di avere
tre colpevoli, aggiunse tra s: tre brave persone che si sono immolate per la famiglia e la comunit.
Sospir e si appoggi forte a Hugo. Torniamo a casa, ordin, nel frastuono delle campane, mentre la
gente gridava e correva tuttattorno a loro. Temo che per qualche giorno, forse anche per qualche
settimana, Barcellona vivr tempi difficili.
Perch? volle sapere Hugo, sentendo che lanziano si appoggiava a lui a peso morto. Si
drizz, in attesa di una risposta che non arriv. Perch dite che vivremo tempi difficili? chiese ancora, dopo qualche passo.
Giorni fa la regina Sibilla  fuggita dal palazzo con i parenti e la corte, spieg Arnau. Non appena ha avuto la certezza che il marito sarebbe morto...
Ha abbandonato il re? si meravigli Hugo.
Non interrompermi, lo rimprover Arnau.  fuggita temendo che il principe, il nuovo re
Giovanni, si corresse, volesse vendicarsi di lei... La regina non ha mai avuto la minima stima per il
figliastro e questi lha sempre incolpata di tutti i suoi mali, prima dellallontanamento e dellavversione
del padre. Lanno scorso questultimo, privandolo del titolo e degli onori di luogotenente del regno,
aveva umiliato il proprio erede. Adesso suona lora della vendetta, e non mancheranno le rappresaglie,
ci scommetto, profetizz Arnau.
Il giorno successivo alla morte di Pietro Terzo, i fedeli e la Chiesa erano a lutto, si respirava
cordoglio ovunque. Hugo segu la messa domenicale accanto alla madre; erano gli unici momenti di
libert che il guantaio di via Canals concedeva ad Antonina. Vide messer Arnau tra la folla, curvo ma
in piedi, come gli altri, gli umili. Guard la Madonna. Messer Arnau diceva che sorrideva. A lui non
sembrava, ma lanziano insisteva, e tornavano in chiesa in altri orari per pregare e guardarla.
A Hugo la Madonna del Mare non sorrideva mai, ma non per questo lui smetteva di pregarla e
chiederle, come fece quel giorno, una grazia: che sua madre potesse licenziarsi dal guantaio ed essere
felice e ridere ancora e amarlo come prima; che potessero tornare a vivere insieme, anche con Arsenda.
Preg per il padre, per la salute di messer Arnau e per la libert del genovese. La libert... esit. Se lo
libereranno, torner a Genova e non minsegner come si diventa maestro dascia, si disse, sentendosi
subito in colpa. Ma s, intercedi per la sua libert, mia Signora, cedette alla fine.
Al termine della lunga cerimonia, Hugo e Antonina non approfittarono del poco tempo che lei
aveva a disposizione per chiacchierare e scambiarsi un po daffetto, come ogni domenica, ma
ascoltarono le voci della piazza. Davanti a Santa Maria, l dove si ergeva la meravigliosa facciata della
chiesa con il bronzeo omaggio ai bastaixos che avevano contribuito a costruirla, Hugo vide messer
Arnau, ma non riusc ad avvicinarlo: la gente lo attorniava, avida di notizie, come stava facendo con
tutti i probiviri che, invece di andare in cattedrale, si erano recati nella chiesa di Santa Maria e ora
erano al centro dellinteresse dei parrocchiani.
Con la madre e i molti altri che ascoltavano, venne a sapere che la regina Sibilla, rifugiatasi nel
castello di Sant Mart Sarroca, a due giorni di viaggio da Barcellona, stava negoziando per arrendersi
con tutti i suoi familiari allinfante Martino, fratello di re Giovanni. Seppero anche che il nuovo re si
trovava a Girona, gravemente malato, ma si diceva che non appena aveva ricevuto la notizia della
morte del padre si era messo in cammino per Barcellona. La gente parlava e speculava, e Hugo cercava
di prestare orecchio a tutti.
Figlio mio, lo chiam Antonina. Devo...
Non aveva ancora finito la frase che Hugo, dimenticando tutte le voci, labbracci affondando
la testa nel suo seno.
Devo andare, insistette la donna, evitando le occhiate di alcuni uomini, pi viziose che
benevolenti.
Molta gente della Ribera conosceva la situazione di Antonina, ma erano pochi quelli che si
accorgevano delle occhiaie, delle rughe che cominciavano a solcarle il volto o delle mani arrossate:
restava una donna bella, estremamente sensuale.
Antonina si sciolse con delicatezza dallabbraccio, si accucci davanti al figlio e gli pos
dolcemente le mani sulle guance. Ci vediamo domenica prossima. Non piangere, disse per fargli
coraggio, vedendo che gli tremava il labbro inferiore e gli si contraeva il mento. Sii forte e lavora
sodo.
Hugo fiss per qualche istante la folla in mezzo alla quale sua madre si era infilata finch non la
vide sparire, sperando con tutto se stesso di vederla tornare. Dopo un po, serr le labbra e cerc di
nuovo messer Arnau, ancora circondato dalla gente. Sentendo un nodo alla gola, cap di avere gli occhi
lucidi e decise di andarsene. Lo vedr domani, pens.
Non fu cos. Non appena riusciva a sfuggire agli insegnamenti e alla palla di ferro del genovese,
Hugo correva a cercare messer Arnau, ma sembrava impossibile trovarlo.
Non c, ragazzo, gli aveva spiegato Juana, la serva.
Nessuno sapeva dargli notizie.
 al Consiglio dei Cento, gli aveva detto un altro giorno Mar, informata della visita di Hugo
dalla donna. Con i probiviri e i concelleres della citt, aveva spiegato.
Grazie, signora, era riuscito ad articolare lui, imbarazzato. Quando torner...
Non preoccuparti. Sa che sei venuto. Glielo abbiamo detto. Mi ha chiesto di scusarlo. Ti stima
molto, Hugo, ma sono tempi difficili, aveva cercato di giustificarsi Mar, riferendo le parole del marito.
Hugo capiva che erano davvero tempi durissimi per Barcellona e per la Catalogna. Lo sentiva ai
cantieri, dove le notizie riportate da mastri e artigiani rallentavano i lavori.
 gi arrivato a Barcellona, aveva annunciato una sera uno dei segatori, riferendosi a re
Giovanni.
Ma  molto malato! aveva gridato un altro.
Dicono che la regina Sibilla lha stregato. Per questo sta tanto male.
La regina  stata incarcerata.
Anche la sua corte, cos come tutti i consiglieri di don Pietro. Sono tutti in prigione.
Li stanno torturando, si era sentito dalle braci di carbone, dove gli uomini inumidivano con il
vapore le tavole di legno per curvarle.
Non pu essere! aveva esclamato qualcuno. Le leggi lo proibiscono. Prima dovranno
processarli.
Invece era vero, come avrebbero confermato alcuni mastri qualche giorno dopo: re Giovanni e i
suoi ministri avevano ordinato di torturare i prigionieri, contro la legge e i consiglieri della citt. Non ci
furono pi commenti. Le seghe, le asce e i martelli ripresero a suonare nelle immense navate dei
cantieri, anche se non era pi lorchestra allegra alla quale tutti erano abituati.
Non dovremmo permetterlo! url qualcuno, rompendo il silenzio.
Hugo afferr saldamente la palla di ferro del genovese, le mani serrate come a volersi unire con
quella posa alla lotta auspicata.
Il re deve rispettare le leggi! si lev da un altro angolo.
Nessuno os fare nulla.
La regina Sibilla venne torturata finch, stremata e terrorizzata, non cedette al re tutte le terre, i
castelli e i beni di sua propriet. Il monarca perdon la moglie del padre e il fratello di costei, Bernardo
di Forti, cos come il conte di Pallars, ma dispose che continuassero i processi contro gli altri
prigionieri.
E, come se intendesse spaventare ancora di pi i probiviri, i consiglieri, i giudici e la
cittadinanza, ordin la pubblica decapitazione di Berenguer dAbella, ministro del padre, il re Pietro, e
di Bartolom di Limes, uno dei cavalieri che erano fuggiti con la regina.
Barcellona non si ribell alla volont del re. La citt viveva impaurita, come avvert Hugo nel
Pla de Palau, il grande spiazzo che si apriva tra la spiaggia, la Loggia delle contrattazioni e il portico
del Forment, dove il fragore del mare copriva la rassegnazione di centinaia di cittadini accorsi ad
assistere allesecuzione di due uomini colpevoli unicamente di essere rimasti fedeli al loro re. Il
ragazzo cerc Arnau tra la folla raccolta attorno al patibolo, una semplice pedana di legno appena
rialzata e circondata dai soldati di re Giovanni, sulla quale spiccava il ceppo. Non lo vide, ma sapeva
che doveva esserci. Vide invece i consiglieri della citt, seri, vestiti di nero, i membri del Consiglio dei
Cento e i probiviri delle confraternite, cos come i sacerdoti, i parroci e i prevosti della Chiesa... Molti
stavano in silenzio. Altri parlavano sottovoce, bisbigliavano, mentre i pi evitavano di incrociare gli
sguardi dei presenti, come se si sentissero in colpa e temessero che qualcuno avrebbe potuto
rinfacciarglielo.
Hugo si fece largo tra gli spettatori; pot farlo facilmente, a differenza di altre occasioni in cui il
pubblico si accalcava e spingeva per avvicinarsi il pi possibile al patibolo. Diversamente dal solito,
larrivo dei condannati non fu accolto da grida e insulti. Dun tratto il ragazzo si ritrov in prima fila.
Mentre il corteo saliva al patibolo, la folla indietreggiava di alcuni passi. Una donna prese Hugo per le
spalle e se lo mise davanti, a mo di scudo. Lui si liber dalla presa di quelle mani mentre un sacerdote
tracciava il segno della croce davanti alla faccia di un uomo che manteneva la fierezza della dignit,
bench i ricchi abiti fossero ormai sporchi e logori. In fila dietro i condannati, sul patibolo e davanti al
pubblico, si vedevano i soldati e alcuni nuovi ministri del regno.
Un araldo lesse i capi daccusa a una cittadinanza che, sentendo quella sfilza di menzogne, si
faceva sempre pi attonita e spaventata. Lesecuzione fu rapida e precisa. La testa insanguinata cadde
in un sacco, mentre le gambe di Berenguer dAbella continuarono a tremare per alcuni istanti, sotto gli
occhi inorriditi dei presenti.
Fu allora che Hugo lo vide. Era di fronte a lui, sul lato opposto. Messer Arnau! Hugo aveva
esclamato quelle parole tra s e s, ma risuonarono nel silenzio terribile con cui era accolta la morte di
un nobile barcellonese. Il ragazzo si stup, ma nessuno parve fargli caso.
Il sacerdote si rivolse al secondo nobile, mentre si provvedeva a rimuovere il corpo e la testa di
Berenguer dAbella. Per raggiungere Arnau, Hugo pass davanti al patibolo, attraversando lo spazio
sgombro tra la folla e i soldati. Stava per dirgli qualcosa, quando vide che lanziano, serio e silenzioso,
teneva gli occhi puntati su uno dei nobili al seguito dei nuovi ministri, schierati a un lato del patibolo.
Messer Arnau...
Non ottenne risposta.
Laraldo stava leggendo in quellistante i capi daccusa mossi al cavaliere Bartolom di Limes.
Hugo si gir per capire dove guardasse lanziano. Lo cap non appena la vide: una vecchia
decrepita che boccheggiava, quasi le mancasse laria, mentre si sforzava invano di alzarsi dalla
portantina manovrata da alcuni servi, preoccupati per lagitazione della signora.
Un brivido percorse la schiena di Hugo nellaccorgersi di quanta ira trasparisse da quel volto
incartapecorito. Fece un passo indietro e and a sbattere contro Arnau, rigido come un tronco.
La confusione attorno alla donna sulla portantina ritard lesecuzione. Laraldo fin di leggere i
capi daccusa mentre un uomo avvicinava lorecchio alle labbra secche e livide della vecchia e seguiva
con lo sguardo la direzione del dito scarno che quella puntava verso Arnau. Quello stesso uomo si
avvicin al patibolo e, gesticolando, chiam il ministro che presiedeva allesecuzione, un nobile
maturo, alto e robusto, con una barba nera e folta e riccamente vestito di seta rossa e dorata.
Cosa succede, messer Arnau? riusc a chiedere Hugo senza girarsi a guardarlo, con gli occhi
ancora incollati al ministro che si chinava sul bordo del patibolo.
Ancora una volta, Arnau non rispose.
Il ministro si rialz. A sua volta cerc Arnau con lo sguardo, come avevano fatto molti dei
presenti. Ordin di procedere con lesecuzione e il cavaliere di Limes si chin davanti al ceppo con la
stessa fierezza mostrata dal condannato che laveva preceduto. La gente, e anche Hugo, torn a prestare
attenzione al boia e allascia che si alzava sopra il collo del condannato. Solo Arnau vide che il nobile
chiamava con discrezione uno degli ufficiali e gli diceva qualcosa.
Margarida Puig, sussurr a quel punto lanziano. Vide lufficiale e un gruppo di soldati che si
avvicinavano, le spade gi sguainate, fieri come se dovessero affrontare un eroe invincibile. Era
indubbiamente lodio a tenere in vita quella donna.
La testa del cavaliere rotol dentro il sacco, mentre i soldati, alzando le spade, si facevano largo
a spintoni tra i presenti. Un paio di donne strillarono, ma nessuno oppose resistenza.
Corri a casa mia e di a mia moglie che i Puig sono tornati e che mi arresteranno. Che cerchi
aiuto, disse lanziano a Hugo, mentre lo scuoteva per distogliere la sua attenzione dal patibolo.
Come?
E che stia attenta...! grid ancora.
Hugo scosse la testa, senza capire cosa gli stesse dicendo.
Va... Non fece in tempo a ripeterglielo. I soldati si gettarono su un Arnau indifeso e lo
stordirono di colpi, bench lui non avesse opposto resistenza. Incredulo e terrorizzato, Hugo vide che
bastonavano e strattonavano lanziano. La gente si fece da parte. Nessuno reag.
Nessuno intendeva prendere le difese di messer Arnau, cap il ragazzo. Allora si scagli con
forza sul soldato che aveva pi vicino. Lasciatelo! url.
No! disse Arnau, cercando di fermarlo.
Hugo riusc a cogliere di sorpresa il primo soldato, che inciamp e cadde a terra. Perch lo
maltrattate? sbott infuriato, cercando di aizzare i concittadini che lo circondavano tenendosi a
prudente distanza. E voi glielo permettete? grid loro prima di affrontare il secondo soldato.
Hugo... cerc dintervenire Arnau.
Ragazzo, no... si sent tra la folla.
La frasi restarono sospese nellaria. Il colpo tremendo a spada piatta che Hugo ricevette sulla
schiena da un soldato lo scaravent ai piedi di un altro, che lo accolse con un calcio nella pancia.
 solo un bambino! protest allora una donna.  questo il valore delle truppe di re
Giovanni?
Uno dei soldati fece il gesto di colpirla, ma lufficiale lo trattenne e indic loro di tornare al
patibolo, portandosi dietro Arnau, che si gir per accertarsi che la donna si chinasse a soccorrere Hugo,
raggomitolato a terra con le mani strette al ventre. Dalla smorfia e dai lamenti sordi e soffocati si
capiva che gli avevano fatto piuttosto male.
Arnau Estanyol! grid il nobile vestito di rosso e oro non appena lufficiale ebbe sospinto
lanziano sul patibolo. Traditore del regno!
Due consiglieri della citt che si erano avvicinati per chiedere ragione dellarresto di un
personaggio tanto conosciuto e amato si fermarono di colpo non appena sentirono laccusa. Molta della
gente che aveva cominciato a disperdersi torn a interessarsi alla scena.
Chi lo dice? chiese a piena voce uno dei membri del Consiglio dei Cento, un tintore ormai
anziano, tanto panciuto quanto sfrontato.
I consiglieri, cittadini onorati e mercanti, rimproverarono con lo sguardo il compagno per il
tono usato. Avevano appena decapitato due ministri di re Pietro al solo scopo di vendicarsi; la regina
Sibilla era stata torturata senza un processo; gli altri ministri del Cerimonioso e i membri della corte
della vedova erano stati processati e la loro vita dipendeva dal capriccio di un monarca malato che si
credeva vittima di sortilegio, e quel tintore osava mettere in discussione i nuovi ministri della legge...?
La risposta non si fece attendere.
Lo dice il re Giovanni! sentenzi il nobile dal patibolo. E io, Gens Puig, conte di Navarcles,
capitano generale dei suoi eserciti, parlo a nome suo.
Il tintore chin la grossa testa.
Arnau Estanyol! ripet il nobile. Ladro e usuraio! Eretico! Sfuggito alla Santa Inquisizione!
Traditore del re! Traditore della Catalogna!
Il rancore con cui venne gridata laccusa di tradimento pungol i barcellonesi, che di nuovo si
allontanarono dal patibolo. Comera possibile?, si chiesero in molti. Quel conte non poteva permettersi
di agire cos.
Ti condanno a morte per decapitazione! Tutti i tuoi beni saranno sequestrati.
Dalla folla si alz un brusio indignato. Il conte di Navarcles ordin ai soldati che proteggevano
il patibolo di sguainare la spada.
Figlio di puttana! Hugo aveva di nuovo raggiunto la terra di nessuno tra la folla e i soldati.
Schifoso bastardo!
Alle grida del ragazzino si unirono inaspettatamente gli acuti incomprensibili di una donna, che
si faceva largo agitando le braccia. Qualcuno era corso ad avvertire Mar.
Arrestatela! ordin lufficiale.
Solo allora, quando vide la moglie che urlava, si divincolava e scalciava per liberarsi dalle mani
dei soldati, Arnau tent di affrontare gli uomini che lo trattenevano. Fu Gens Puig in persona, con il
disprezzo che si riserva a una bestia, a dargli uno schiaffo che lo scaravent a terra.
Alcuni nobili risero.
Canaglia! strill nuovamente Hugo, ora in direzione della vecchia sulla portantina, che
sorrideva sdentata e bavosa vedendo Arnau a terra.
Fate tacere questo moccioso impazzito! ordin lufficiale.
Gli insulti che Hugo indirizzava a colei che considerava la mandante dellarresto di Arnau non
permisero allufficiale di portare a termine la sua minaccia.
Scrofa schifosa! Lurido sacco dossa!
Come osi?
Un giovane nobile che non arrivava ai ventanni, biondo, ben piantato, con una cotta blu di seta
damascata con collo di pelle, calzoni e scarpe di cuoio morbido e fibbia dargento, un mantello che gli
copriva solo una spalla e spada alla cintura, apparve tra i nobili. Non port nemmeno la mano
allimpugnatura della spada mentre si avvicinava a Hugo. A un segnale quasi impercettibile, un
servitore e un soldato si gettarono sul ragazzo e lo coprirono di legnate. Inchinati, pretese il giovane
nobile, quando i due si fermarono.
Il servitore costrinse un Hugo sconfitto a mettersi in ginocchio, afferrandolo per i capelli per
tenergli dritta la testa. Aveva il volto coperto di sangue.
Chiedi scusa, pretese il nobile.
Da dietro la macchia blu che gli si piant davanti, con gli occhi quasi chiusi per il gonfiore e la
vista annebbiata, Hugo credette di riconoscere Arnau sul patibolo. Lo incoraggiava a ribellarsi? Sput
sangue e saliva.
Il giovane port la mano alla spada.
Basta. Margarida Puig era riuscita ad articolare quellordine.
Il conte di Navarcles cap le ragioni della zia: non poteva permettere a un ragazzino cencioso di
appannare la vendetta che il destino aveva offerto loro. E se la gente si fosse sollevata in difesa del
ragazzo? Arnau era un proboviro della citt, lesecuzione andava fatta immediatamente. Se fossero
intervenuti i consiglieri, rischiava di perdere loccasione, e lui aspettava da anni quel momento. Non lo
preoccupava la reazione del re, avrebbe trovato gli argomenti per convincerlo. Lasciatelo! ordin il
conte. Mi hai sentito? ripet al nipote, che sembrava ancora intenzionato a sguainare la spada.
La prossima volta non sarai cos fortunato, parola di Roger Puig, lo minacci il giovane che,
subito dopo, apr e tese teatralmente le dita della mano che impugnava la spada per lasciarla ricadere
nel fodero.
Due bastaixos corsero a sorreggere Hugo non appena il nobile torn al suo posto, e cercarono di
portarlo via.
Hugo tent di opporsi. Arnau, balbett.
I bastaixos capirono e lo presero da sotto le ascelle per rimetterlo in piedi, in prima fila. Non lo
vide. Non riusciva ad aprire gli occhi e neanche a pulirsi il sangue che gli ricopriva la faccia,
annebbiando quel poco che vedeva, per lo sent, pi forte che se lavesse visto. Sent il sibilo
dellascia e lo schiocco sul ceppo, come se il collo leggero di Arnau avesse opposto la resistenza di un
filo di seta al cammino della lama. Ascolt il silenzio e fiut lo strano miscuglio di paura umana e di
salsedine portata dal mare. Avvert il brivido dei bastaixos che boccheggiavano. Poi il cielo si squarci
al grido di Mar e la vertigine lo travolse, una sensazione quasi gradevole, che copr il dolore delle sue
ferite. E Hugo vi si abbandon.
...
.
...
2.
...
.
...
Il sorriso che Hugo intravide sulla faccia rotonda di Juan il Navarro non addolc in alcun modo
il dolore che lo assal al risveglio. Mosse un braccio e si sent gemere, come se il lamento provenisse da
unaltra persona.
Non devi muoverti, consigli il Navarro. Hai davanti un periodo difficile, anche se lebreo 
convinto che tu non abbia niente di rotto. Sei stato fortunato.
Hugo prese coscienza della propria situazione: i bendaggi gli immobilizzavano una gamba e un
braccio. Not che aveva mezza faccia bendata e un occhio coperto. Rivide il patibolo, le esecuzioni...
Messer...? La gola, secca e infiammata, gli imped di proseguire.
Il Navarro gli avvicin alle labbra una scodella dacqua e cerc di farlo bere piano. Non ci
riusc, nervoso comera al pensiero di riferire della sorte del suo amico.
Messer Arnau? insistette Hugo tra un colpo di tosse e laltro.
Luomo non volle rispondere. Accarezz invece i capelli appiccicosi del ragazzo, che rifiutava
lacqua e cercava di serrare le labbra; il tremito del mento rivel un altro dolore, che si univa a quello
delle ferite.
Era stato l solo in unaltra occasione: il primo giorno di lavoro ai cantieri, quando Arnau lo
aveva accompagnato e gli aveva presentato Juan il Navarro. Hugo riconobbe la casa. Sarebbe spettata
al luogotenente, che aveva lobbligo di dormirci, ma in realt la occupava il suo aiutante, mentre lui
viveva in una bella casa vicino a piazza Sant Jaume. Nonostante la grandiosit dei cantieri, labitazione
era piccola: un solo piano, come gli altri magazzini o botteghe, con due stanze e uno spazio adibito a
uso cucina e sala da pranzo. Ci vivevano il Navarro con la moglie e le due figlie, oltre a un paio di cani
che la famiglia liberava la notte perch facessero la guardia.
Hugo riposava in un angolo della cucina, su un pagliericcio sistemato sulla branda che gli
avevano fatto i carpentieri dei cantieri. Nei giorni in cui dovette restare a riposo pot osservare le figlie
del Navarro, due belle ragazze che scorrazzavano ovunque, ma non si avvicinavano mai al punto in cui
si trovava lui. In pi di unoccasione, quando le sorprendeva a bisbigliare e a guardarlo di sottecchi, si
chiese se glielo avessero proibito. Lo curava la loro madre, la moglie del Navarro, nei pochi momenti
che poteva dedicargli.
Per passare il tempo, Hugo accarezzava i cani che gli stavano perennemente accanto. Se solo
smetteva di farlo, quando lo assalivano i sensi di colpa e doveva serrare con forza le labbra, luna o
laltra bestia appoggiava il muso alla branda e gemeva come se volesse condividere il suo tormento.
Perch ho gridato il nome di messer Arnau davanti al patibolo? Se non lavessi fatto, lui sarebbe
ancora vivo, si diceva. Le sue pene si alleviavano quando un cane gli leccava la faccia. Li conosceva
bene. Se poteva cercare di vedere la madre e messer Arnau durante il giorno, dopo il lavoro, aveva
dovuto per vincere la paura e farsi amici i due animali, cos da poter scavalcare il muro del cortile del
cantiere le notti in cui decideva di attraversare Barcellona e arrivare al convento di Jonqueres, per
vedere la sorella. Aveva rinunciato a parte del rancio e, boccone dopo boccone, aveva conquistato i
cani, fino a sostituire il cibo con carezze e giochi. Non lo avevano mai tradito.
Alcuni dei ragazzi che portavano le palle di ferro dei prigionieri genovesi, impressionati dai
resoconti iperbolici sul comportamento di Hugo ai piedi del patibolo, andarono a trovarlo, ma la moglie
del Navarro li mand via senza troppi riguardi. Se non pot godere della compagnia di quanti
speravano di sentirgli raccontare il modo in cui aveva affrontato il nobile vestito di blu, lo sorprese la
presenza costante del genovese. Nessun ragazzo  pi bravo di te a portare la palla, disse con il suo
caratteristico accento italiano, quasi a giustificare la sua prima visita, come se non avesse il diritto di
essere l. Con gli altri non riesco neanche a lavorare.
Il maestro sistemava la palla sul pavimento, si sedeva accanto a lui e, dopo aver esaminato le
sue ferite ed essersi congratulato per la velocit con cui stava guarendo, cosa di cui non chiedeva
nemmeno conferma a Hugo, cominciava a impartirgli una lezione. Quando torner nella mia terra,
cosa che mi auguro avverr molto presto, non avrai pi occasione di imparare quello che ho da
insegnarti. E non c paragone tra un maestro genovese e uno catalano! Quindi levava in aria una
mano, con le dita chiuse, e lagitava forte. Perch credi che il tuo re ci trattenga qui, altrimenti? In
quelle occasioni, il genovese gli parlava dei legnami: La quercia e il rovere sono resistenti, i migliori
per le parti che subiranno la maggiore tensione, come la carena o lo scafo della nave, la chiglia, i
timoni... Con il pioppo e il pino si fanno le tavole, gli alberi, le antenne... Quindi gli spieg come
distinguerli, come usarli e lavorarli, come tagliarli e, cosa pi importante, quando farlo. La legna va
raccolta quando c la luna giusta. Le piante a foglia caduca vanno tagliate con la luna calante; quelle a
foglia perenne, con la luna nuova.
In quei momenti, Hugo non solo dimenticava Arnau e le proprie ferite, ma si permetteva
addirittura di fantasticare sul proprio futuro come grande maestro, rispettato come lo era il genovese,
anche con una palla di ferro da prigioniero. E sognava di vivere in una bella casa, di mettere su
famiglia ed essere salutato per strada, di avere soldi e di poter aiutare la madre. Soprattutto questo:
renderle la libert e il sorriso di cui il guantaio laveva privata. Quanto gli sarebbe piaciuto andare alla
casa di via Canals, sbattere gi la porta e portare via la madre, ignorando le proteste del guantaio e
della moglie!
Nel frattempo, smanioso di potersi rialzare e mettere al lavoro, ascoltava il racconto del maestro
sullo spiritello buono che proteggeva e sovrintendeva alla costruzione di una nave. Picin, picin,
picin, diceva il genovese, portandosi lindice e il pollice allaltezza degli occhi, come se stesse
osservando un granello di sabbia che teneva tra le dita.
Uno spiritello? aveva indagato Hugo, mettendosi a sedere sulla branda.
S, un nume tutelare che nessuno pu vedere. Se  di buon umore e non viene disturbato, si
navigher bene. Ma se invece si arrabbia...
E cos che lo fa arrabbiare?
La pigrizia, credo, aveva risposto il genovese abbassando la voce, come per svelargli un
segreto. Ma sono sicuro che a imbestialirlo pi di tutto sono i maestri superbi, quelli che non
padroneggiano il mestiere e sottovalutano i pericoli del mare.
La notte, quando i cani facevano la guardia ai cantieri, nessuno gli teneva compagnia e il
russare del Navarro sembrava voler abbattere i grandi pilastri che sinnalzavano verso il cielo, la mente
di Hugo tornava a messer Arnau, e si chiedeva chi fosse il nobile che ne aveva ordinato, seduta stante,
la decapitazione, quello che laveva accusato di tradimento.
Erano acerrimi nemici, gli spieg un giorno il Navarro.
Hugo non os insistere, ma il genovese, che ascoltava attento, lo fece per lui. Nemico di
messer Arnau?
S. Anni fa Arnau ha rovinato la famiglia Puig. Per questo lo odiano.
Avr pure avuto un motivo per farlo, intervenne Hugo per giustificarlo.
Certo che laveva. Arnau era una brava persona, non me lo immagino...
E quando  stato? volle sapere il genovese.
Uh, parecchio tempo fa! Gens Puig  il figlio di uno dei Puig rovinati da Arnau. A suo tempo
 dovuto tornare con la famiglia a Navarcles, tirando a campare sotto la protezione del signore del
paese, Bellera. Poi per ne ha sposato la figlia e da quel momento...
Per, come ha potuto questo signor Puig far giustiziare messer Arnau senza un processo?
chiese Hugo.
Dicono che il re sta ancora male ed  cos ossessionato dallincantesimo di cui si crede vittima
che non si  affatto preoccupato per lesecuzione. Ha ratificato le decisioni del suo ministro affermando
che, se questi ha accusato Arnau di tradimento, doveva avere le sue ragioni. E poi hanno gi requisito
tutti i beni di Arnau per il tesoro, una cosa che non spiace mai ai monarchi.
Questo nobile  cos importante da influenzare il re? insistette il genovese.
Sembra proprio di s. Due anni fa, il re Pietro ha voluto punire il conte di Ampurias a causa di
una divergenza sulle terre di un viscontado. Il conte ha assalito lesercito del re con le proprie truppe,
ma ha cercato anche di comprarsi lincolumit, pagando sessantamila fiorini ai francesi perch
accorressero in suo aiuto.  stato il principe Giovanni ad affrontare i francesi e a scacciarli dalla
Catalogna. Nessuno pensava che ci sarebbe riuscito, per via della sua indole debole e impacciata.
Ebbene, lartefice di questa vittoria altri non  stato che il suo capitano generale, Gens Puig, che
Giovanni ha nominato conte di Navarcles. Da allora  diventato suo consigliere, amico e ministro. N il
re n la regina, stando a quel che si sente in giro, metteranno mai in discussione le sue decisioni,
quantomeno non in pubblico.
E questo gli d il diritto di giustiziare un cittadino di Barcellona? si stup il maestro dascia.
S. Il Navarro sospir. Contro lopinione dei giudici e dei consiglieri della citt hanno
giustiziato anche i due ministri di re Pietro. Hanno torturato la regina Sibilla e lhanno privata di tutti i
suoi beni; inoltre tutti danno per certo che Giovanni non giurer e non ratificher nessuna delle
donazioni fatte dal padre in vita, il che preoccupa molta gente. Cosa vuoi che gli importi di un vecchio
decrepito che si preoccupava di chiedere lelemosina per i bisognosi?
Hugo e il genovese sobbalzarono contemporaneamente e guardarono stupiti il Navarro.
S, un vecchio decrepito che chiedeva lelemosina. Questo hanno detto di messer Arnau alcuni
notabili di questa citt, dopo aver fatto le tue stesse considerazioni, Domenico. Barcellona  in preda al
terrore e ognuno pensa ai propri interessi.
E madonna Mar? si preoccup il ragazzo dopo un silenzio teso, pensando che, se avevano
requisito tutti i beni di messer Arnau, la situazione della vedova non poteva essere delle migliori.
Non le  rimasto niente, le hanno solo concesso di tenersi quello che aveva addosso... tranne le
scarpe. Il Navarro inarc le sopracciglia e scroll le spalle. Quei gran vigliacchi lhanno fatta andare
via scalza. Chiss perch.
Dov andata? Dov, ora?
 ospite in casa di alcuni bastaixos, parenti di suo padre. A proposito, uno di loro ha chiesto di
te a nome della vedova di Arnau.
Trascorsero alcuni giorni, e il medico ebreo che Juan il Navarro aveva consultato permise a
Hugo di alzarsi e tornare al lavoro, ma senza sforzarti troppo, precis. Nonostante il consiglio del
medico e il braccio ancora dolorante, con la faccia ormai libera dalle bende e una cicatrice vicino
allorecchio di cui si vant con gli altri ragazzini, Hugo torn a sollevare la palla del genovese senza
badare allo sforzo. Nella mente gli risuonava lincoraggiamento che questi gli aveva ripetuto durante la
convalescenza: Se lavori duro, sarai un grande maestro dascia.
Una notte in cui la luna tremolava sul mare e illuminava una citt immersa nel buio, Hugo sent
il bisogno di andare a trovare la sorella. Arsenda doveva essere preoccupata, le aveva promesso che
sarebbe andato a trovarla regolarmente, ma dallultima visita era passato gi molto tempo. Era rimasto
a lungo nei cantieri; non era nemmeno andato a messa a Santa Maria del Mar. La Madonna non se ne
avr a male, sei giustificato, lo aveva rassicurato il Navarro. Non  neanche questa la ragione, si era
detto lui. Aveva paura di quello che poteva trovare l fuori... Probabilmente quei maledetti Puig. E se
fosse incappato per strada nel ragazzo vestito di blu? La prossima volta non sarai cos fortunato,
laveva avvertito. Gli si strinse lo stomaco al ricordo. Lavrebbero ucciso. Ci avevano messo davvero
poco ad assassinare messer Arnau, e lui valeva molto meno. Stava bene, l dentro, con le barche, i
maestri e una truppa di garzoni  compresi quelli pi grandi  che dopo il suo gesto lo rispettavano e lo
invidiavano.
Quando terminava i propri compiti, cercava qualcuno da aiutare. A patto che non sia un altro
maestro dascia, aveva posto come condizione il genovese. Ti guasterebbero, aveva aggiunto poi
sorridendo.
Hugo affiancava carpentieri e segatori, fabbricatori di remi, ma soprattutto calafati, che
impermeabilizzavano le navi con stoppa, catrame ottenuto dalla distillazione del legno di pino e pece, il
principale elemento sigillante, a sua volta un residuo della lavorazione del catrame.
Finirai per diventare calafato, invece che maestro dascia, lo avevano provocato una volta,
quando gli avevano permesso di girare il catrame e la pece nel grande paiolo in cui buttavano anche del
grasso. Pensa come la prenderebbe il genovese!
Quella notte Hugo aspett che il concerto di respiri e colpi di tosse di prigionieri genovesi e
aiutanti si regolarizzasse prima di alzarsi con circospezione. Dormivano accalcati in un magazzino,
davanti al cortile che separava gli immensi capannoni. I cani scodinzolarono ancor prima che coprisse
la distanza che lo separava dal muro esterno. Hugo li salut e gioc con loro per alcuni istanti, quindi
scavalc faticosamente e si lasci cadere dallaltra parte. Lo sciabordio delle onde che lambivano pigre
la riva copr limpercettibile pressione dei calzari di Hugo sul terreno. Gli torn in mente Arnau: quelle
calzature, con una bella suola di cuoio, non di sparto o di legno come quelle degli altri ragazzi, che pure
avevano la fortuna di non girare a piedi nudi, erano state un suo regalo. Appartenevano a mio figlio. E
ormai non gli servono pi, aveva detto quando gliele aveva date. Con un nodo alla gola, Hugo ascolt
il silenzio e cerc di non pensare a messer Arnau. Scrut nella notte: era insolito trovare qualcuno in
giro da quelle parti. Si era lasciato alle spalle il mare, con la sua striscia argentata, regalo della luna,
che tremolava in superficie; alla sua sinistra, i campi coltivati che si susseguivano ai piedi del
Montjuc; davanti aveva il Raval, il nuovo spazio della citt attorno al quale intendevano far sorgere le
nuove mura, ancora quasi disabitato; alla sua destra, dentro le vecchie mura, il convento di Framenors,
oltre il quale cera la Barcellona viva, il solo luogo da cui giungesse il riflesso di qualche luce.
And verso il mare e prese a correre, con Arsenda al centro di tutti i suoi pensieri. Costeggi
lultimo tratto delle vecchie mura, che finivano nei pressi di Framenors, e si ritrov in spiaggia,
circondato dalle barche tirate in secca. Ascolt il mare, il silenzio e la brezza; trem e maledisse il
freddo. Indossava solo la tunica macchiata dalla ruggine della palla del genovese. Gli sarebbe piaciuto
approfittare delloccasione per osservare le barche, proseguendo lungo la riva fino allaltezza di Santa
Maria del Mar, da dove sarebbe potuto salire per via del Mar fino a piazza del Blat e da l al convento,
ma prefer passare dal quartiere dei ceramisti, che era meno popolato e dovera meno probabile fare un
brutto incontro con le guardie, dal momento che a Barcellona era proibito andare in giro di notte senza
lanterna o una torcia, come stava facendo lui. Segu il corso delle vecchie mura. Corse e saltell per
contrastare il freddo e gir tutto attorno alla citt per arrivare al convento, dove la sorella lavorava al
servizio di quella monaca... di cui non riusciva mai a ricordare il nome. Quello che rammentava
perfettamente era che proveniva da una delle famiglie pi influenti della Catalogna, come tutte e trenta
le donne che avevano preso i voti a Jonqueres. Le monache appartenevano allordine di San Giacomo e
godevano di privilegi difficili da conciliare con la clausura e le rigide regole di altre religiose. Erano
ricche; il convento faceva affidamento su rendite sostanziose. Non vivevano in celle ma in una serie di
casette indipendenti, qualcuna dotata persino di una finestrella che dava sulla strada e con piccole
cappelle private costruite allinterno del complesso, dove disponevano di schiave o serve, come
Arsenda. Non erano neanche tenute a indossare la tonaca, ma solo un mantello bianco e la croce di San
Giacomo a mo di spada sui vestiti. Godevano di privilegi; quando facevano testamento potevano
scegliere eredi esterni e non erano tenute a lasciare tutto alla comunit. Con il permesso della priora,
ricevevano visite, uscivano e potevano dormire fuori dal convento, ma la cosa pi importante era che
potevano sposarsi e rinunciare allabito in qualsiasi momento.
Hugo oltrepass la chiesa di Santa Maria del Pi e in breve raggiunse il convento di SantAnna,
allestremit opposta della spiaggia. La citt finiva l. Svolt a destra e si ritrov davanti al convento di
Jonqueres: la chiesa, il chiostro e gli altri edifici erano disposti in una specie di triangolo, due lati del
quale confinavano con la strada e il torrente di Jonqueres, mentre il terzo era costruito a ridosso delle
mura di cinta.
Con circospezione, guardandosi continuamente attorno, prosegu fino a Jonqueres dove, oltre il
portale di accesso alla chiesa, si aprivano la porticina da cui passavano le provviste e le uscite di
servizio di parecchie case delle monache. Quella in cui lavorava Arsenda aveva uninferriata alla
finestra. Hugo fischiett un motivetto, tenendo lorecchio incollato a una delle persiane. Lo fece
sottovoce, spiando le ombre degli edifici prospicienti, nel timore di vedersi accendere una luce, e gli
occhi fissi sul fondo della strada, dove cominciava piazza Jonqueres e si trovava lentrata principale del
convento. Poi si mise a canticchiare; se aumentava il volume, subito lo riabbassava, controllandosi da
solo. Teneva gli occhi socchiusi, scrutando nel buio, e batteva i denti sia per il freddo sia per la paura di
essere scoperto.
Gli era capitato talvolta di dover girare i tacchi e andarsene senza aver visto sua sorella, ma di
solito, bench la chiamasse in modo quasi impercettibile, lei si svegliava. Era il motivetto che sentivano
sulla bocca del padre quando rincasava, che fosse da un lungo viaggio oppure dalla taverna. I due
fratelli erano stati allattati dalla madre e inconsapevolmente, luna dopo laltro, avevano associato
quella melodia alla gioia che lei provava quando lascoltava e, in seguito, alla propria. Si erano
svegliati al suono di quelle note persino nelle notti pi inclementi, finch un giorno tutto era finito. Il
mare si era preso il loro padre.
I colpi leggeri che sent contro gli scuri erano il segnale che Arsenda lo sentiva. Adesso veniva
la parte pi pericolosa. Sarebbe sempre riuscito a inventarsi una scusa se lavessero sorpreso sotto una
finestra, ma difficilmente avrebbe potuto escogitarne una se lavessero visto salire sullo scranno di
pietra che sporgeva dalla facciata e serviva ai cavalieri, che non potevano girare a cavallo allinterno
della citt, per rimontare in sella prima di uscire dalla porta di Jonqueres, o ancora se lavessero colto in
fallo subito dopo, mentre risaliva sul muro come una lucertola, mani e piedi aggrappati alla pietra, per
raggiungere il tetto piatto della casetta delle monache.
Arsenda corse fuori e sal su una scala che partiva dal cortile. Il bel faccino della bambina,
arrossato dalla corsa e insieme gioioso, accolse Hugo in cima ai gradini. Perch hai tardato tanto? lo
rimprover.
Hugo cerc di riprendere fiato con un respiro profondo, poi labbracci senza rispondere.
Arsenda aveva avuto laccortezza di portare con s la coperta con cui si copriva la notte. Vi si
avvolsero e si sedettero, vicinissimi, nascosti dietro langolo del muro.
Perch? insistette la bambina.
Pianse quando Hugo la inform della morte di messer Arnau. Sinteress alle ferite del fratello
e, nella notte, i suoi grandi occhi scuri brillarono di ammirazione per il coraggio e la fierezza dimostrati
da Hugo. Pianse di nuovo al pensiero della madre. Come lei, che non usciva mai dal convento, neanche
Antonina poteva assentarsi dalla casa del guantaio.
Coshai imparato dallultima volta? cerc di distrarla Hugo, mentre le prendeva il mento tra
le mani e la costringeva ad alzare la testa.
Finalmente le avevano permesso di lavorare in cucina, gli raccont, e aveva aiutato a preparare i
nogats, dolcetti di farina, miele e noci cotti al forno. Aiutava le altre a preparare lacqua di rose e a
filare il lino o la canapa. Ancora non le insegnavano a ricamare perch dicevano che era troppo
giovane, e rischiava di danneggiare la stoffa.
Ti tratta bene, la sorella...?
Geralda, gli venne in aiuto lei. S.  molto autoritaria ed esigente, molto devota e
apprensiva, per s. Mi permette di ascoltare in disparte mentre insegna alle bambine delle famiglie
ricche di Barcellona, e di solito dedica qualche attenzione anche a me. A te, invece, come va?
Hugo le parl dei cantieri, di quanto si prodigasse, dellavvenire che lo aspettava come maestro
dascia, di come intendeva aiutare la madre... E anche te! Aumenter la dote di...
Geralda, ripet la bambina, spazientita.
Esatto. Laumenter, in modo che tu possa trovare un bravo marito, il migliore di tutta
Barcellona.
Arsenda scoppi a ridere, contenta. Ma che dici! Avrai una famiglia tua!
Certo, ma non mi dimenticher mai di te, promise Hugo, stringendosi ancora di pi alla
sorella in un abbraccio intimo e affettuoso.
Dormivano ancora insieme, in un pagliericcio davanti al camino, il malaugurato giorno in cui il
padre era annegato. In quelli successivi alla notizia e per molto tempo ancora, avevano pianto ogni
volta che avevano sentito i singhiozzi della madre, distesa dalla parte opposta della stanza. Si
abbracciavano e piangevano in silenzio, cercando di non farsi sentire da lei per non darle altre
preoccupazioni.
Quando lui e la sorella si ritrovarono di nuovo sul tetto della casa della monaca, pi di una
settimana dopo, Hugo cerc di consolarsi nello stesso modo. Arsenda si aggrapp al suo avambraccio e
pos la testa sulla sua spalla non appena lui inizi a parlare, con voce tremante.
Pensavo che la gente mi... Non so. Laltro giorno i bastaixos hanno portato ai cantieri un
carico di legna arrivato via mare, dai Pirenei. Lhanno fatto scendere dal fiume. Un giorno vorrei
andare a vedere come fanno, le spieg, senza sapere perch lo raccontasse proprio a lei. Be, il punto
 che i bastaixos sono incaricati di trasportare la legna, da quando arriva fino ai cantieri. Quando
abbiamo scaricato quei grandi tronchi, si sono congratulati con me, quasi tutti, mi hanno detto che ero
stato bravo, che avevo fatto una cosa che nessuno aveva osato fare. Persino i maestri e gli artigiani dei
cantieri navali annuivano. I ragazzi delle palle di ferro mi battono le mani e mi chiedono ancora adesso
di raccontare com andata. Anche Juan il Navarro mi appoggia, lui era molto amico di messer Arnau.
Poi, per, domenica scorsa, a Santa Maria, molti mi hanno guardato male. Qualcuno ha cercato di non
darlo a vedere, ma io me ne sono accorto lo stesso, mentre altri lo hanno fatto senza ritegno. Un
mercante mi ha persino spinto durante la Comunione. Il guantaio non ha permesso alla mamma di
fermarsi un attimo. Lhanno portata via senza riguardo. Non siamo riusciti a scambiare neanche una
parola. Allimprovviso si zitt. Non doveva parlare di certe cose con Arsenda: era piccola. Cosa
poteva saperne una bambina? Lei viveva felice tra le mura di Jonqueres. Mangiava, aveva di che
vestirsi, imparava, e le avrebbero dato una dote affinch potesse sposarsi...
Hai sfidato il potere, sussurr Arsenda nel buio, con voce grave, girandosi appena verso di
lui, sotto la coperta.
Cosa dici? sbott Hugo, incredulo. Cosa vuoi saperne, tu?
 successa la stessa cosa qui al convento. Una delle monache si  lamentata di come le tratta la
sacrestana. La maggioranza delle anziane era daccordo, lo so perch ne parlavano a casa di Geralda, la
mia signora. Ma solo Angelina si  lamentata. La priora ha appoggiato la sacrestana e le altre hanno
abbandonato Angelina. Adesso non le rivolgono quasi pi la parola. A te sta succedendo la stessa
cosa, sentenzi.
Odio i Puig, afferm Hugo dopo un attimo di silenzio in cui fu costretto ad ammettere che la
sorella aveva ragione.
Non devi odiare, lo rimprover Arsenda. Ges Cristo...
Ges Cristo ha lasciato morire nostro padre! la interruppe lui.
Arsenda si fece il segno della croce.
E anche messer Arnau, rincar Hugo.
Moriremo tutti, ribad la bambina, con calma. Lasceremo questa valle di lacrime per
giungere alla vita eterna e felice.
Hugo sospir.
Promettimi che non odierai nessuno. Devi perdonare.
Hugo rimase in silenzio.
Promettimelo! pretese Arsenda.
Te lo prometto, cedette il fratello, a malincuore.
Non pens mai, neanche lontanamente, di mantenere la promessa. Se prima lavorava con
dedizione, dopo il modo in cui lavevano trattato nella chiesa di Santa Maria simpegn ancora pi
caparbiamente, anche se non mancava di arrabbiarsi quando vedeva che i suoi concittadini gli erano
sempre pi vicini e nello stesso tempo sempre pi lontani. Non gli importava pi di portare pesi sulle
spalle o di vedersi allungare le braccia a forza di portare in giro la palla del genovese, comera successo
ad alcuni ragazzi pi grandi. Che fine avrebbe fatto lui quando non ci fosse pi stato il genovese? Era
difficilissimo essere presi come apprendisti da un maestro dascia, ma ora che aveva un minimo di
esperienza, forse ci sarebbe riuscito. Juan il Navarro promise che lavrebbe aiutato, quando avessero
rimesso in libert il genovese. Per la memoria di Arnau, lo aveva sentito sussurrare Hugo.
Mentre proseguivano i processi contro i ministri e i favoriti di Pietro il Cerimonioso, e la regina
Sibilla era ancora rinchiusa in una torre fuori dalle mura, oltre la porta de los Orbs, l8 marzo 1387 re
Giovanni, finalmente guarito dallincantesimo che tanto laveva fatto soffrire, giur sui privilegi, le
leggi e i costumi della Catalogna. Per il momento non conferm, come aveva anticipato, le donazioni
che suo padre aveva effettuato negli ultimi venti anni, assicurandosi in quel modo lappoggio
incondizionato e lobbedienza di tutti coloro che per questo si trovavano in condizioni precarie. Dal
canto loro, dieci giorni dopo, le Corti catalane gli giurarono fedelt e lo nominarono conte di
Barcellona.
Insieme a molte altre disposizioni, re Giovanni nomin luogotenente degli Stati orientali il
visconte di Roccaberti, il quale diede ordine di preparare lesercito per partire alla volta della Morea e
dei domini catalani nei ducati di Neopatria e Atene. La chiamata alle armi della flotta reale rivoluzion
i cantieri navali. Remi, vele, pavesi, pezzi di cuoio, armi... tutto venne inventariato e preparato per
larrivo delle navi, molte delle quali erano semplici galee commerciali da armare per loccasione.
In una delle navate dellarsenale si stavano svolgendo gli ultimi lavori per il varo
dellammiraglia dellarmata, unenorme galea di trenta remi per lato a bordo della quale avrebbe
navigato il visconte di Roccaberti. Hugo aveva gi assistito in passato alla cerimonia per il varo di una
nave: otto sacerdoti e il vescovo avevano celebrato la messa alla presenza del re, dei ministri e dei
consiglieri della citt. Era stata occasione di festa e allegria, con cibo e scambio di doni. Accanto al
genovese, Hugo, con la palla in mano, osservava limmenso scafo disalberato della nave; era fatto di un
ottimo legno di rovere, gonfio di orgoglio per aver preso parte alla costruzione. Alz gli occhi al
soffitto a due spioventi che copriva il capannone e ancora una volta si sent piccolissimo, perso nella
vastit di quello spazio. Fiut lodore intenso della legna piallata, del catrame e della pece; sent il
picchiettare dei martelli, lo sfrigolio dellacqua che cadeva sul carbone per curvare le tavole e il rumore
delle seghe.
Santa Brgida, cos si chiamer lammiraglia!
Hugo e il genovese si voltarono contemporaneamente. Dietro di loro una comitiva capeggiata
dal visconte di Roccaberti, dal luogotenente dei cantieri navali e dai consiglieri della citt si dirigeva
verso la galea. Juan il Navarro li accompagnava sollecito.
Oggi ci premieranno con monete sonanti, sussurr il genovese allorecchio di Hugo. Appena
ricever le mie, andr a comprare del vino buono. Stanotte berremo e brinderemo alla Santa Brgida...
e al lavoro ben fatto!
Quando raggiunsero il punto in cui si erano radunati tutti i lavoratori del cantiere, il Navarro
present il capomastro alla comitiva. Hugo lo vide parlare con il visconte e i suoi accompagnatori,
mentre gli altri seguivano attenti la conversazione. Indicava la galea e gesticolava, mimando con le
mani il movimento del mare, la forma dello scafo, il movimento dei rematori, arrivando quasi a
inscenare una tempesta. Il visconte fece un sorriso aperto, con i denti neri che spuntavano in mezzo alla
barba canuta, quando il capomastro stese la mano e, agitandola appena, la allontan dal corpo, come a
mostrare la galea che navigava finalmente in acque tranquille. Qualcuno applaud. Il genovese ci aveva
visto bene: un maggiordomo del visconte consegn una piccola borsa al capomastro, prima che la
comitiva si rimettesse in marcia. Gli artigiani e gli apprendisti si aprirono per cedere il passo verso
limbarcazione, che sinnalzava alle loro spalle.
Il capomastro present i maestri pi importanti al visconte, che li salutava con un leggero cenno
della testa. Quando il nobile stava ormai conversando con qualcun altro, Hugo vide che il
maggiordomo si avvicinava a colui che aveva avuto lonore di ricevere il saluto del suo signore e lo
premiava con alcune monete. Domenico Blasio, genovese, annunci il capomastro. Vostra
eccellenza dovrebbe cercare di convincerlo a restare con noi, quando verr rimesso in libert.
Cosa che avverr presto, gli augur il visconte di Roccaberti, aprendo per la prima volta
bocca per rivolgersi a uno di loro.
Lo spero... attacc il genovese, quando un grido lo interruppe.
Bastardo! Hugo cap di chi fosse quella voce ancor prima di vedere il giovane Puig, tutto in
rosso, dai calzoni di seta alla faccia congestionata, che si faceva largo tra il seguito del visconte e gli si
scagliava addosso, assecondato dal servo. Figlio di puttana! strill un attimo prima di raggiungerlo.
Hugo, che teneva ancora la palla del genovese, reag passandola a Roger Puig, il quale,
inaspettatamente, se la ritrov in mano. La ruggine sporc le mani e la cotta rossa del nobile, che
impieg alcuni istanti a reagire e lasciar cadere a terra la palla, tempo di cui Hugo approfitt per
ripararsi alle spalle del suo maestro.
Cosa succede? indag il Roccaberti.
Mentre Roger Puig si affannava per ripulirsi la cotta dalla ruggine, il suo servo e alcuni soldati
presero Hugo e lo portarono al cospetto del visconte.
Questa canaglia ha oltraggiato mia nonna, Margarida Puig. Merita una punizione, rugg il
nobile, continuando a pulirsi le vesti.
Il visconte di Roccaberti lo ascoltava, ma senza smettere di prestare orecchio anche alle parole
che il maggiordomo gli sussurrava. Annu appena, prima di parlare. Che cosa vuoi fare con lui?
chiese.
Nelle segrete del castello di Navarcles avr modo di pentirsi delle sue offese.
Un brusio si lev tra i presenti. Hugo impallid e si dibatt per liberarsi dalla presa del servitore,
lo stesso che laveva picchiato il giorno dellesecuzione di messer Arnau e che ora lo stava
schiaffeggiando.
Juan il Navarro fece per intervenire, ma il luogotenente dei cantieri lo ferm con un cenno
energico.
Daccordo, sentenzi a quel punto il visconte. Imprigionalo per un anno, al termine del
quale lo rimetterai in libert. Lo nutrirai come si deve, perch non deve morire. Ne risponderai
personalmente.
No... implor Hugo, che sent le ginocchia cedere, e cadde a terra.
E sia, promise Roger senza nemmeno considerare il lamento di Hugo. I Puig ve ne saranno
grati, aggiunse.
Il visconte stava per voltare le spalle a Hugo, quando si lev la voce del genovese: Vi
sbagliate.
Il nobile rallent i suoi movimenti, senza voltarsi del tutto, come se aspettasse una spiegazione
che non tard ad arrivare.
Questo ragazzo ha lavorato sodo alla Santa Brgida. Nella nave ha messo anche qualcosa di s,
del suo spirito, cos come abbiamo fatto tutti noi, maestri, artigiani e apprendisti. Se oggi, il giorno in
cui vi presentiamo la galea che sar la vostra ammiraglia, non vi mostrerete n generoso n
caritatevole, il suo nume tutelare si arrabbier. Che ne  della benevolenza dei potenti?
Roger Puig agit le braccia e scoppi a ridere, mentre Hugo tentava di rialzarsi.
Di cosa stai parlando? volle sapere il visconte, che voltava ancora le spalle al genovese.
Tutte le navi hanno uno spiritello, Signoria, rispose il capomastro, indicando la grande poppa
della galea che sinnalzava sulle loro teste.
E cosa succede se si arrabbia? indag il Roccaberti, pur immaginando la risposta.
La galea non navigher bene, rispose il genovese, e poi aggiunse: Potrebbe addirittura
affondare.
Non darete credito a queste panzane...
Il visconte alz una mano e zitt Roger Puig, restando per qualche istante in silenzio, infine
disse a lui, a Hugo e al genovese: Sono sicuro che, dovendo scegliere, la tua illustre nonna, tuo zio e
tutti i tuoi parenti preferiranno assicurarsi che nulla intralci la vittoria dellArmata reale, rinunciando a
castigare una canaglia insolente, anche in considerazione del fatto che un membro della famiglia
navigher con il mio equipaggio. O vorresti forse partire sotto cattivi auspici?
Roger Puig vacill.
Il re ha gi abbastanza problemi con gli incantesimi che lo debilitano. Non ha bisogno di
venire a sapere che abbiamo anche disturbato lo spirito della nave ammiraglia per colpa di uno
sbarbatello cencioso. Lasciatelo andare! ordin il visconte ai servitori prima di proseguire, senza
neanche aspettare di vedere esaudite le sue disposizioni, come se non esistesse la possibilit che
qualcuno gli disobbedisse.
E cos si fece. Hugo fu rimesso in libert.
Lasciatelo andare! Era la seconda volta che beneficiava di quellordine, che lo rimetteva a
piede libero. Il suo sguardo incroci quello di Roger Puig, carico di rabbia. La prossima volta non sarai
cos fortunato, laveva avvertito davanti al patibolo. Hugo sorrise. Invece lo era stato. Stava per chinare
la testa di fronte allo sguardo carico dira del nobile, quando ricord il consiglio di Arnau: Non devi
inchinarti davanti a nessuno. Fece un respiro profondo, serr i pugni e sostenne quello sguardo. Alle
spalle di Puig, il corteo del visconte e del capomastro si stava allontanando, ma per Hugo non fu altro
che unombra confusa in movimento. Davanti a lui, Roger Puig fremeva, con le vene del collo e delle
tempie gonfie e unespressione collerica. Hugo aspett, senza distogliere lo sguardo, che il giovane si
decidesse a seguire il visconte.
Hugo! Hugo!
Qualcuno lo scuoteva forte per le spalle. Si gir. Era Juan il Navarro. Il ragazzo tent di abbozzare un altro sorriso, ma laria severa dellaiutante lo dissuase. Devi lasciare i cantieri, gli annunci, facendolo sobbalzare. Il visconte non ti vuole vicino alle navi. Devi andartene immediatamente. Sono i suoi ordini.
...
.
...
3.
...
.
...
Hugo and verso il Raval, dove stavano costruendo le nuove mura, senza nemmeno pensare a
dove era diretto. Nasconditi, gli aveva consigliato sottovoce il Navarro, mentre un soldato del
visconte sovrintendeva allesecuzione dellordine. Almeno finch Roger Puig non si sar imbarcato
con lArmata reale. Anche il genovese aveva cercato di dirgli qualcosa, ma la commozione glielo
aveva impedito; gli aveva dato un lungo abbraccio e, quando si erano staccati, aveva le guance bagnate
di lacrime, ma non avrebbe saputo dire chi dei due le avesse versate.
Alle spalle dei cantieri, tra la Rambla e la nuova cinta muraria ordinata da re Pietro, si apriva il
Raval, un grande quartiere che andava popolandosi a mano a mano che vi si costruivano gli edifici che
non trovavano pi posto allinterno delle vecchie mura o che era preferibile spostare fuori da
Barcellona: il monastero di Sant Pau del Camp; il lazzaretto; il grande monastero dei carmelitani che,
con i suoi due chiostri, aveva dato il nome a via del Carme; lospedale di Colom, che a sua volta il
nome laveva dato alla via del Hospital; il vicino convento delle domenicane; un altro piccolo ospizio,
quello del Vilar, il convento di Sant Antoni Abat, quelli di Montalegre e Nazaret... I conventi, le chiese
e i monasteri di Barcellona erano cos tanti che Pietro il Cerimonioso aveva proibito la costruzione di
nuovi edifici religiosi e lampliamento degli esistenti, perch altrimenti a quel ritmo, sosteneva il re,
Barcellona sarebbe rimasta senza abitanti da impiegare nella sua difesa.
Attorno ai monasteri e agli ospedali del Raval erano cresciuti dei nuclei abitativi, nella
stragrande maggioranza umili, molti addirittura miseri. Eppure, la zona abitata, quella che saliva da via
del Carme, era poca rispetto alla superficie del nuovo quartiere; il resto del terreno compreso tra le
mura nuove e il mare era adibito a campi coltivati e orti.
In quei terreni disseminati di baracche di indigenti camminava Hugo una sera di aprile del 1387.
Il sole primaverile che annunciava larrivo del caldo e della bonaccia, celebrata nei cantieri navali
perch significava linizio della stagione di navigazione, sembrava ricordargli la sua nuova, precaria
situazione. Hugo cerc di scorgere il mare, oltre quella distesa. Aveva ceduto il rumore delle onde,
lallegro trambusto dellarsenale, dei pescatori o dei marinai sulla spiaggia, e aveva avuto in cambio le
desolate distese dei campi di ortaggi che crescevano in silenzio, lentamente. Tent di sentire lodore del
mare, ma una zaffata di concime gli fece spalancare gli occhi... e la mente. Aveva perso tutto. E
pensare che per un attimo aveva creduto di essere stato fortunato... Stupido, si rimprover ad alta
voce. Non sarebbe pi diventato un maestro dascia, e neanche un calafato. Sogni e speranze infranti
dal capriccio di un nobile arrogante.
Si ferm, incerto sul da farsi, senza decidersi a nascondersi. Non credeva che Roger Puig
lavrebbe ancora perseguitato. Perch mai doveva preoccuparsi di uno sbarbatello cencioso come lui...
di una canaglia? Non ricordava lultimo insulto del visconte. Roger Puig sarebbe partito di l a breve
con lArmata reale, magari vestito doro, questa volta, e con la spada alla cintura. Che tu possa
annegare ed essere cibo per i pesci! gli augur Hugo, e scosse la testa a quellimmagine. Fa
attenzione, Roger Puig, perch l sotto c mio padre, e in mare il lignaggio non conta. Il solo
pensiero gli infuse coraggio.
Cammin verso il convento delle domenicane e lospedale di Colom. Le poche strade del Raval
erano larghe e dritte, a differenza dei vicoli intricati che si snodavano allinterno della citt. Gli edifici,
dal canto loro, non presentavano i tipici ponti o archi coperti che univano una casa allaltra per sfruttare
al massimo il poco spazio urbano e che permettevano di percorrere Barcellona da un capo allaltro,
senza mai posare piede a terra. Questi ponti sui vicoli finivano con le mura vecchie, allaltezza delle
due porte, quella di Portaferrissa e quella della Boqueria, dalle quali, attraversata la Rambla, partivano
le due vie pi importanti del Raval: via del Carme e del Hospital.
Hugo risal via Robador, dove si stavano costruendo le prime case e cominciava a crearsi un
minimo di andirivieni umano, fino a ritrovarsi in via del Hospital. A destra aveva il convento delle
domenicane e, pi vicino, lospedale di Colom, un edificio semplice con il tetto a due spioventi e una
chiesetta addossata alla torre del campanile. Allingresso si era raccolto un discreto numero di persone,
per lo pi bisognose, a giudicare dallaspetto.
Messer Arnau gli aveva parlato di quellospedale. Accoglieva una decina di malati indigenti e
altrettanti bambini abbandonati. Agli ordini dellamministratore cerano frati questuanti che ogni
giorno mendicavano in strada il pane per listituzione, conversi  uomini o donne che senza aver preso i
voti si dedicavano al servizio della comunit , serve e balie per i lattanti. Erano loro a formare il
personale dellospedale cittadino. E i medici? ricordava di aver chiesto Hugo dopo la spiegazione di
messer Arnau. Non ci sono medici, ma tutti i dottori di Barcellona hanno lobbligo di recarsi negli
ospedali gratuitamente e a turni settimanali, per curare i poveri. Cos ha ordinato molti anni fa re Pietro.
Se non lo fanno, perdono la licenza per esercitare la medicina, gli aveva risposto lanziano.
Arnau gli aveva spiegato che al Colom avevano abbondanza di mezzi e di solito avanzava
anche il pane da distribuire ai poveri. Hugo guard ancora la gente che si accalcava alle porte
dellospedale e gli venne lacquolina in bocca. La mattina non aveva mangiato nulla a causa della visita
del visconte ai cantieri navali. Si and a mettere in fondo alla fila, e poco dopo sent mormorare
qualcuno alle sue spalle. Non volle voltarsi. Probabilmente gli avrebbero dato un po di pane ma... poi?
Cosa avrebbe fatto? Avrebbe rimediato qualcosa da mettere sotto i denti la sera o il giorno dopo? Un
sudore freddo gli corse gi per la schiena e gli inumid le mani. Non sapeva che fare e come
sopravvivere.
Dimentic tali preoccupazioni non appena si aprirono le porte dellospedale e apparvero un paio
di conversi con una cesta. In quel momento uomini e donne, vecchi e giovani, cominciarono a spingere
per conquistare una postazione migliore. Hugo si ritrov stretto nella marea. I conversi si misero a
distribuire il pane, e subito partirono grida, spintoni, sgambetti e perfino qualche pugno. Dopo aver
incassato un discreto numero di gomitate, vide che gli restavano un bel po di persone davanti, prima
che riuscisse a ricevere almeno un tozzo di pane. Aveva fame e, per un attimo, temette che il pane della
cesta stesse finendo. Quando si sparse la voce, crebbe la tensione e con essa la violenza. Hugo spinse le
persone che aveva davanti senza il bench minimo riguardo. Mentre cercava di superarle, qualcuno lo
prese per una spalla. Si divincol con forza per liberarsi. Nessuno gli avrebbe soffiato il posto! Spinse,
ma senza avanzare. Niente, non ci riusciva. Unaltra mano lo prese per laltra spalla. Ebbe un brutto
presentimento: erano mani grandi e forti, non potevano essere di uno dei diseredati che lo
circondavano. Prefer non guardare; si butt a terra e riusc a liberarsi. Il frastuono aument. Sent gli
ordini del servo di Roger Puig mentre gattonava tra le gambe della gente e se la svignava. Gli
arrivarono le grida di quanti si lasciava alle spalle, convinti che il servo, che in realt rincorreva lui,
volesse solo evitare la coda e rubare loro il pane.
Vattene di qui, canaglia!
Ladro!
Fatti sfamare dal tuo padrone!
Hugo ricevette calci e scappellotti, ma continu a gattonare, strisciando e ficcando i denti nei
polpacci di chi non si spostava. Arriv in prima fila, dove cerano i conversi. Chi aspettava il proprio
turno tent dimpedirgli di passare, ma li schiv, avanz carponi e sintrufol nellospedale. Uno dei
conversi lo segu con lo sguardo, fece una smorfia, scroll le spalle e prosegu con la distribuzione.
Nessun altro gli bad.
Il ragazzo corse in preda allansia, finch non si ritrov al centro di una lunga navata. Piegato su
di s con le mani sulle ginocchia, si concesse il tempo di riprendere fiato. Controll lingresso: niente.
Il rumore che veniva da fuori sembrava attutirsi in quellambiente in cui cerano solo brandine su
entrambi i lati, alcune delle quali occupate da due pazienti. Erano quasi tutti in silenzio; qualcuno
invece levava lamenti sempre pi fiochi. Fece un respiro profondo.
Una donna parecchio in carne gli si avvicin. Non devi stare qui, lo sgrid sottovoce. Se
vuoi del pane...
Minseguono, piagnucol Hugo, proprio mentre aumentava il frastuono oltre la porta.
La donna si concesse un attimo per soppesarlo. Vieni con me, gli ordin.
Uscirono da una porta laterale che dava su un cortile nel quale giocavano alcuni bambini. Lo
attraversarono di corsa mentre la donna, portandosi un dito teso alle labbra, indicava alle nutrici che
allattavano i poppanti di fare silenzio. Sullaltro lato del cortile apr una porta con una delle chiavi del
grande mazzo che le tintinnava alla cintura e fece segno a Hugo di entrare. La cantina, dedusse, pi per
il profumo che non perch riuscisse a vedere qualcosa nella penombra. Leco della chiave che
richiudeva luscio in cortile fu quasi assordante, l dentro. Si chiese perch avesse voluto confinarlo l.
La sola luce che entrava proveniva da una finestrella sulla porta.
Hugo prese una vecchia botte, vi sal e si affacci appena in tempo per vedere che la donna
gesticolava rivolta a un uomo ben vestito. Guardarono entrambi nella direzione in cui si trovava lui ed
entrarono nellospedale.
No! grid il ragazzo.
Cerc di aprire, invano. Osserv il cortile, dove una delle balie scuoteva a sua volta la testa.
Non  possibile! si lament Hugo.
Vide l vicino una serie di giare e alcune buche nel pavimento di pietra e, pi in l, indovin
lombra di alcune botti. A quanto pareva, non cerano finestre n porte. Lo verific a tentoni, prima
brontolando e poi piagnucolando. Alla fine prese a calci gli arnesi. Era prigioniero! Guard di nuovo
dallo spioncino, nel momento in cui la donna con le chiavi, lamministratore e il servo di Roger Puig
attraversavano il cortile a passo spedito. Era in trappola! Scese dalla botte e si guard attorno in cerca
di qualcosa. Trov un bastone, robusto come un remo di prima qualit. Poteva servirgli. Lo prese e lo
infil di traverso nella maniglia di ferro interna della porta. E adesso? Il rumore della chiave nella
serratura e quello del palo che sbatteva impedendone lapertura si mescolarono alle grida e agli insulti
che il servitore di Roger Puig gli aveva rivolto il giorno che laveva picchiato, e che in quel momento
gli risuonavano nella mente. Sarebbe caduto di nuovo nelle sue grinfie.
Ragazzo, sent oltre lo spioncino. Apri. Non ti faremo alcun male.
Non era il servo. Hugo ne avrebbe riconosciuto la voce anche allinferno.
Ti ammazzo!
Questo s, che era lui! Hugo rabbrivid. Lavrebbe fatto, di sicuro. Lavrebbe ammazzato.
Nessuno lavrebbe mai saputo, e... Hugo prese un altro bastone, un po pi leggero ma ugualmente
robusto, e nel buio ne pos la punta sulla cornice della finestrella.
Pi ci metti ad arrenderti... cominci a minacciarlo il servo di Roger Puig.
Ora!, si disse Hugo.
Spinse il palo fuori dallo spioncino con tutta la forza che aveva. Il legno gli trasmise lo schiocco
di qualcosa di rotto; forse le ossa attorno allocchio, si augur, dal momento che aveva impresso al palo
un movimento ascendente. Mentre le grida si alternavano ai lamenti, lui ne approfitt per togliere la
spranga dalla porta, aprirla con forza e, schivando il corpo del servo che giaceva a terra, scappare. Fece
in tempo a vedere il sangue che scorreva copiosamente da dietro le dita delle mani con cui si copriva la
faccia. Stava per attraversare il cortile quando si ferm e si gir verso lamministratore e la donna con
le chiavi. Entrambi erano in ginocchio per soccorrere il servo e guardavano attoniti Hugo, come se
fosse stato un fantasma.
Puttana! strill con una voce che gli usc acuta come un punteruolo, come se volesse
scaricare in quellinsulto la tensione accumulata.
Poi fugg. Attravers a gambe levate il cortile e la navata che ospitava i malati e, senza fermarsi,
percorse tutta via del Hospital in direzione opposta, finch non ebbe superato il lazzaretto. Si ferm e
cambi direzione quando fu nei pressi della porta di Sant Antoni, alle mura nuove. L avrebbe trovato
le guardie.
Era di nuovo in una zona disabitata; nei dintorni non cerano neanche le baracche per i lebbrosi.
Credendosi solo, Hugo entr in un orto e inciamp in un paio di cipolle ancora verdi. Era consapevole
della condanna che avrebbero potuto infliggergli se lavessero arrestato e non avesse avuto il denaro
per pagare la multa, che poi era il suo caso. Ci nonostante, il sapore pungente e la consistenza
appiccicosa delle cipolle scacciarono dalla sua mente quel pensiero. Che sanzione potevano
comminargli per aver mangiato quella porcheria? Cammin senza una meta, masticando a fatica i pezzi
che riusciva a staccare a morsi. Pens a sua madre e a tutte le occasioni in cui avevano parlato in piazza
di Santa Maria al termine della messa. Lei sorrideva dei progetti di Hugo e lo abbracciava forte.
Piango di gioia, gli diceva. Di gioia, figlio mio. E poi lo abbracciava ancora, cos forte da
togliergli il respiro, ma lui non si lamentava; gli piaceva. Non poteva confessarle che tutti quei sogni
erano svaniti. Lavrebbe delusa. Avrebbe pianto... ma stavolta di tristezza. Per colpa sua. Sua madre
sarebbe rimasta a fare la serva in casa di un guantaio finch non fosse diventata vecchia.
Con un nodo alla gola, Hugo cerc riparo sotto quello che restava di una costruzione ormai
abbandonata che in passato doveva essere stata una capanna di legno. Si sedette per terra e alz una
mano per gettare via gli avanzi della seconda cipolla, come se con quel gesto potesse allontanare da s i
dispiaceri, ma poi cambi idea e la conserv. Pens alla sorella: pure lei ne avrebbe risentito, anche se
non avrebbe avuto conseguenze sulla dote di quella monaca odiosa di cui non ricordava mai il nome.
Arsenda avrebbe comunque sposato un bravuomo.
Imbruniva, lentamente. Comera bella, la luce rossa sul mare! Hugo cerc di trovare qualche
somiglianza negli orti e nei campi che si stendevano davanti a lui. Come poteva essere bella la luce del
tramonto su un campo di cipolle? Si concesse un sorriso che culmin in una risata. Cipolle! Adesso s
che lanci pi lontano possibile gli avanzi della seconda. Sospir; poco dopo sopraggiunse il sonno,
che mise fine a quella giornata di forte tensione.
Si svegli alle prime luci dellalba e si ritrov scalzo. Gli avevano rubato le splendide scarpe
con la suola di cuoio e lui non se nera nemmeno accorto. Si guard attorno per cercare di ricordare se
se le fosse tolte prima di mettersi a dormire. No, era sicuro di non averlo fatto. Quello che invece vide
fu una cipolla. Gli avevano preso le scarpe pagandogliele con una cipolla! Dovevano averlo spiato il
giorno prima, e averlo visto mentre la lanciava...
Maledetti! grid, uscendo da sotto il tavolato, la cipolla in mano brandita come a minacciare
luniverso.
Perch gridi, ragazzo? chiese una voce alle sue spalle. Un vecchio che lavorava in un altro
orto, constat Hugo. Coshai in mano? Lo sorprese. Il ragazzo aveva ancora il braccio mezzo alzato.
Ladro! Al ladro! tuon il vecchio non appena vide la cipolla.
Hugo si mise a correre. Non aveva fatto neanche due passi che calpest una pietra, e una fitta di
dolore lo paralizz. Cadde a terra. Il vecchio, zoppicante, si avvicin brandendo la zappa,
boccheggiando per chiedere aiuto, in cerca dellaria che non trovava. Hugo si alz. Tutto per quel
misero bottino! Guard la cipolla, la mostr alluomo che si avvicinava, e la lasci cadere in mezzo al
sentiero. Preg il cielo che lortolano si accontentasse. Gli rivolse una riverenza come quelle in cui si
prodigava quando camminava con messer Arnau e si gir per...
Cosa vuoi che ci faccia il vecchio Narcs con una cipolla sradicata e rovinata da un ladro?
Due uomini lo ghermirono con tanta forza che Hugo temette che potessero spezzargli le braccia.
Io non... riusc solo a lamentarsi mentre lo trascinavano verso lanziano che, non appena lebbe
raggiunto, gli assest un tremendo colpo alla schiena con il manico della zappa.
Non uccidetelo, Narcs. Ci far comodo perch serva desempio agli altri mocciosi che non
rispettano i nostri orti.
Hai i soldi per pagare tutte le cipolle che hai rubato? gli chiese uno degli uomini dopo averlo
strattonato forte. Aveva avvicinato cos tanto la faccia al ragazzo che sembrava volesse morderlo, e
sput le parole con una zaffata fetida.
Ne ho prese solo due... cerc di difendersi Hugo.
Stai mentendo! salt su laltro.
Dove sono i tuoi complici? Ti hanno lasciato solo?
Pagherai anche per loro.
Hai i soldi? Lo strattonarono di nuovo.
No! non si stancava di ripetere Hugo.
Il corteo part dalla Casa de la Ciutat, dove si trovava la sala dei Cento e si riunivano i
rappresentanti di Barcellona, le gir attorno e arriv in piazza Sant Jaume. Hugo non ammise i furti che
gli attribuivano ingiustamente, ma solo quello delle due cipolle che non aveva neanche finito di
mangiare, ragione per cui, processato dai probiviri, venne condannato in pochi istanti da tre consiglieri
della citt. Il ragazzo, con addosso solo i calzoni consumati, il torso nudo e le mani legate davanti,
venne fatto salire su un asino per lescobat, la pubblica ammenda.
Non esagerate con la punizione, raccomandarono in disparte i consiglieri allufficiale
giudiziario.
Hugo ricord allora il castigo che la citt aveva inflitto a uno screanzato che aveva insultato il
nome di Nostro Signore Ges Cristo nel corso di una discussione accalorata; se lavesse offeso
deliberatamente, sarebbe andato incontro alla morte senza possibilit di scampo. In quel caso, al
blasfemo avevano solo bucato la lingua con una punta di ferro, lavevano legato su un asino, forse lo
stesso che ora montava Hugo, e lavevano portato in giro per tutta Barcellona mentre, alla lettura del
bando, i cittadini lo insultavano, gli sputavano, lo prendevano a sassate e, come se non bastasse, lo
colpivano con budella di bue piene di escrementi. Hugo rivide la scena: luomo con la bocca aperta,
insanguinata, e la faccia schizzata di feci. Dopo aver girato per le strade, lo avevano incatenato alla
gogna di piazza Sant Jaume, lordo di quella sozzura. E se anche nel suo caso, invece di usare la frusta,
avessero deciso di usare le budella piene di escrementi?, si chiese Hugo. Era chino sullasino che
montava a pelo, con i testicoli schiacciati dallosso affilato del garrese dellanimale, terrorizzato dal
ricordo del reo che soffocava nel proprio sangue, con le feci che gli entravano nella bocca tenuta aperta
da un fuso di legno, quando sent un forte dolore alla spalla. Si gir. Corde di canapa! Ringrazi il cielo
di tanta clemenza nellistante stesso in cui al grido di Ladro di cipolle! ebbe inizio la sua pubblica
punizione.
Per quasi tutta la mattina lo costrinsero a girare per le strade della citt sotto il sole primaverile.
Da piazza Sant Jaume alla cattedrale. Da l a piazza del Blat e a Santa Maria del Mar. Il Born, Santa
Clara, la spiaggia, la Borsa, il Consolato del Mare, il convento di Framenors, i cantieri navali...
Un paio di soldati aprivano il corteo e chiamavano a gran voce i cittadini ad assistere alla
condanna di Hugo, come se non bastasse lesercito di ragazzini che lannunciavano scorrazzando e
strillando attorno allasino. Mentre lo frustavano con quelle corde che gli avevano gi aperto le giovani
carni, Hugo divent il bersaglio di insulti e sputi; vol anche qualche pietra, ma le guardie frenarono
subito la sassaiola.
Quando pass per le strade del quartiere della Ribera, dopo Santa Maria, dove viveva la gente
del mare, mentre la comitiva si avvicinava al Rec Comtal, le facce congestionate degli uomini e delle
donne che gli urlavano contro, lo additavano o lo deridevano si trasformarono in una massa confusa e
indefinita. Perse quasi la sensibilit al dolore dellinstancabile frusta sulla schiena e spar anche la
preoccupazione circa la possibilit di essere visto da Roger Puig o da uno dei suoi sgherri. Ormai non
gli importava pi. Chiuse gli occhi e, in mezzo a quella terribile baraonda, si mise a pregare. Preg la
Madonna e le chiese di risparmiare a sua madre lo spettacolo della sua disgrazia.
La prossima volta useremo una frusta di cuoio, lo avvert lufficiale giudiziario che lo fece
scendere dallasino quando furono tornati alla Casa de la Ciutat. Lo sciolse e gli restitu la camicia.
Va a lavarti, prima, si raccomand quando vide che il ragazzo faceva il gesto di indossarla subito.
Hugo vacill, stordito. In mare. Hai tutto il mare a disposizione.
Sub qualche altro insulto mentre percorreva le strade che separavano la Casa de la Ciutat dalla
spiaggia, ma in quelloccasione, senza le guardie, senza asino n corde, con la schiena insanguinata,
furono pi quelli che si mostrarono dalla sua parte che gli altri.
Taci! Lascia in pace il ragazzo! una donnona ne zitt unaltra che insultava Hugo in via
Regomir, allaltezza della panetteria. Ha gi pagato per la sua colpa.  la fame che li spinge a rubare.
Prendi, ragazzo, aggiunse, e gli gett un tozzo del pane appena sfornato che aveva con s.
Pane di ceci con un po di farina bianca. Hugo divor il pezzo di focaccia senza neanche
assaporarlo. Arriv alla spiaggia e, sotto gli occhi di alcuni marinai e lavoratori, pass tra le
imbarcazioni e raggiunse la riva, dove le onde sinfrangevano pigramente. Era una bella giornata,
calda, soleggiata e senza vento. Nonostante le sue condizioni, entr nellacqua fredda con diffidenza e,
senza aspettare che gli arrivasse alla cintura, si bagn la schiena e sent un bruciore terribile. Rimase
cos finch il dolore non scem appena. Sono fortunato, si era detto quando aveva schivato la prigionia
nel castello dei Puig, congratulandosi con se stesso. In seguito, nel Raval, era arrivato a dubitarne. Ma
ora... in un paio di giorni il suo mondo era crollato a pezzi. Nonostante tutto, i Puig non lavevano
scoperto; certo, sarebbe stato difficile riconoscerlo in sella a quellasino e con la testa china, di fronte al
pubblico in fila al suo passaggio. Non laveva visto neanche sua madre, ne era certo. Fece correre lo
sguardo lungo lorizzonte, immenso, imponente. Cipolle.... Bah!
Usc dal mare con la pelle doca per il freddo e si mise subito la camicia.
Prima asciugati, ragazzo, gli consigli un calafato basso e barbuto, porgendogli un telo. Poi si
avvicin per guardargli la schiena. Sei stato fortunato, aggiunse. Non si sono accaniti su di te.
Fortunato? si lasci sfuggire Hugo.
S. Sei tu quello che s ribellato allesecuzione di messer Arnau. Era una constatazione pi
che una domanda. Coraggioso. Pazzo, ma coraggioso. Avrebbero dovuto essere i consiglieri a
pretendere giustizia dai nobili, ma sono pi preoccupati di assomigliare a loro che non di difendere i
cittadini, e ora senza re Pietro... Schiocc la lingua e lasci in sospeso la frase per chiamare a
squarciagola un certo Andrs, che fece capolino tra le barche. Porta lunguento per le ferite, ordin.
La spiaggia di Barcellona era delimitata da cippi che indicavano le zone in cui si mettevano in
secca le imbarcazioni da pesca, separandole da quelle in cui si costruivano barche. Davanti allantica
porta romana del Regomir cera una di queste, la pi antica di Barcellona. Comprendeva un modesto
edificio vicino ai portici dels Fusters, in cui si conservavano vele, alberi, antenne e altra
strumentazione, ma il lavoro sulle navi veniva svolto in spiaggia, come facevano Andrs, che era poco
pi grande di Hugo, e Bernardo, suo padre: apprendista il primo, maestro calafato il secondo.
Fu Bernardo in persona a spalmargli il rimedio sulle ferite, un unguento che gli procur di
nuovo bruciore, come prima il contatto con lacqua salata. Mentre lo faceva, si avvicinarono alcuni
lavoratori del mare. Sapevano tutti dellescobat; anzi sembravano al corrente anche di quanto era
successo il giorno dellesecuzione di Arnau.
Sei il figlio di Matas Llor, vero? volle sapere un vecchio curvo, grinzoso e bruciato dal sole.
Il Fischio, lo chiamavano, perch fischiettava sempre. Emise un verso gracchiante che doveva essere
una risata. Che disgrazia. Come sta tua madre?
Bene... esit Hugo.
Bella donna, aggiunse il vecchio.
E tu? intervenne un altro. Farai anche tu il marinaio?
Il marinaio? Hugo scosse la testa come se non sazzardasse neanche a pronunciare quella parola
ad alta voce. Suo padre... diceva sempre che il mare era meraviglioso. Come una bella donna che ti
culla, diceva. Il mio piacere pi grande... dopo di te, ritrattava, se Antonina lo stava sentendo
storcendo il naso. Poi, rimasti soli, in quella che Matas interpretava come una conversazione tra
uomini, consigliava al figlio: Non c femmina pi capricciosa e che possa incollerirsi quanto il mare,
Hugo. Bada a lei. Il ragazzo non era mai riuscito a scoprire quando ci accadesse. Promettimi che
non andrai mai in mare come lui, lo aveva supplicato la madre il giorno stesso del funerale, indicando
la bara. E lui aveva promesso.
Conosci via Regomir?
La domanda, formulata da un uomo che doveva essere maestro dascia, a giudicare dallarnese
che aveva in mano, dest Hugo dai suoi ricordi. Esit, incerto.
S, dai, quella che hai fatto per scendere alla spiaggia! gli indic Andrs.
Ah!
Va l e cerca la fucina di Salvador Vinyoles, ordin il maestro dascia. Digli che ti mando
io, Joan Pujol, e che ti desse i chiodi che gli ho commissionato. Cosa aspetti, ragazzo? lo incalz.
Quei chiodi e un altro paio di commissioni che sbrig per i calafati prima della fine della
giornata gli fecero guadagnare un tozzo di pane, una scodella di stufato di gallina con le verdure e una
brocca di vino che Andrs gli port in spiaggia. Gli permisero anche di dormire al riparo di una delle
navi che stavano smantellando.
Hugo visse con la gente di mare e dorm sotto le imbarcazioni, nascondendosi ogni volta che
vedeva lo scintillio degli abiti dei nobili o gli arrivavano le voci o il fermento che precedeva sempre il
loro arrivo. Fece visita ad Arsenda. Non ebbe il coraggio di confessarle che non lavorava pi ai
cantieri. Dovendo spiegarle perch andava in giro scalzo, si giustific dicendo di aver smarrito le
scarpe. Un giorno le lasci in un posto e quando torni a prenderle non le trovi pi.... spieg. Dopo
qualche tempo il guantaio smise di preoccuparsi per le conseguenze dello scontro tra Hugo e i Puig, e
madre e figlio poterono di nuovo scambiare qualche parola furtiva la domenica, alluscita dalla chiesa
di Santa Maria del Mar. Neanche ad Antonina, Hugo parl dei cantieri. Non avrebbe saputo come
spiegarglielo. Langoscia che lo tormentava per quella bugia, per, venne smorzata dallatteggiamento
di entrambe: n luna n laltra sospettarono della sua situazione, anche se il ragazzo pag linganno
alla madre con il dolore che questa gli inflisse quando, ignara, gli accarezz la schiena e lo abbracci.
Si avvicin pi volte ai cantieri navali. Landirivieni era costante, e la palizzata di legno
costruita davanti alla facciata che dava sul mare, per difenderla dalla marea, un giorno era in piedi ma
lindomani poteva essere sparita, lasciando il posto alla spiaggia. I bastaixos scaricavano legna e
trasportavano attrezzi, mentre marinai e maestri armavano le galee. Non cera traccia del genovese.
Non riusc a vedere n lui n nessuno di quelli che si spostavano con la palla al piede. Probabilmente
Domenico era tornato nella sua citt. Chi invece vide, bench da lontano, fu Juan il Navarro. Si
scambiarono unocchiata e si sorrisero.
E il genovese? gli chiese Hugo, dopo un saluto.
 tornato libero.
Guardarono entrambi il mare, come se potessero vederlo allorizzonte.
Un giorno Andrs gli disse che nel Raval chiedevano di lui. Il servo di un nobile, rispose a
Hugo, quando questi gli chiese di chi si trattasse.  vero che lhai ferito alla testa? Risero
dellincontro, ma la minaccia non lasci indifferente il ragazzo, che da allora evit quella zona di
Barcellona. A ben poco gli serv la prudenza, in ogni caso. Mentre lui cercava di evitare il nobile e il
servo che perlustravano il Raval, altri nobili e servi si riversavano nei cantieri del Regomir. Hugo aveva
gi assistito a quelle scene; aveva persino accompagnato il padre ad arruolarsi, per cui non lo stup ci
che si verific la domenica successiva allannuncio della partenza dellArmata reale per la Morea.
Stavano uscendo dalla messa in Santa Maria del Mar quando, al suono delle trombe, arriv il
corteo proveniente dalla cattedrale: il re e il suo luogotenente in Oriente, il visconte di Roccaberti, il
vescovo e altri prevosti della curia, cavalieri e nobili, con gli stendardi benedetti come duso; i
consiglieri della citt, i probiviri, il resto del seguito e, dietro di loro, il popolo di Barcellona, cui si
unirono i fedeli usciti da Santa Maria. Mentre gli araldi chiamavano a gran voce la gente ad arruolarsi,
Hugo riconobbe Roger Puig, che camminava al fianco dello zio, il conte di Navarcles, alla testa dei
nobili. Cerc il suo servo in mezzo al seguito e non fatic a riconoscerlo, dal momento che una benda
gli copriva mezza faccia. Fece il possibile perch sua madre non notasse il brivido che lo scosse da
capo a piedi.
Ricorda la tua promessa, gli disse lei, fraintendendo linquietudine del figlio, prima di
salutarlo e tornare a casa del guantaio. Non firmare per andare in mare.
Il corteo super Santa Maria e arriv alla piazza che si apriva davanti alla Lonja, la loggia delle
contrattazioni, ai piedi della spiaggia e vicino ai cantieri navali del Regomir, dove Hugo lavorava. L, al
lungo tavolo approntato per loccasione e coperto da un panno cremisi sul quale spiccava lo scudo reale
ricamato in oro, il re in persona chiam i cittadini ad arruolarsi nella sua armata.
Migliaia di persone si accalcavano attorno ai soldati che facevano da scudo al monarca e ai
nobili. Hugo era tra loro: non aveva paura di essere riconosciuto in mezzo alla folla. Il re Giovanni
concluse la sua arringa e la gente si mosse agitata. Gli araldi inneggiarono a gran voce al monarca, al
visconte di Roccaberti, allammiraglio dellarmata e ai suoi capitani; incitarono ed esortarono i
cittadini, i balestrieri, i rematori e gli altri soldati di Barcellona affinch condividessero la gloria che li
attendeva in terre lontane. Suonarono le trombe, i tamburi e una cornamusa. La tensione cresceva
mentre il sovrano e i nobili contemplavano soddisfatti la folla. Un brusio si alz da mille gole. Lunga
vita al re Giovanni! grid qualcuno.
Hugo, in punta di piedi in mezzo alla gente, era sempre vigile, attento. Vide che re Giovanni
sorrideva a quel fiume di acclamazioni e ovazioni. Il sovrano si godeva lo spettacolo. Chiese di pi, e i
sudditi non lo delusero, acclamandolo. Alla fine, quando i soldati parevano ormai incapaci di contenere
la folla, il re tese il palmo della mano destra ai ministri che lo accompagnavano e uno di loro la riemp
di monete. A Hugo parve di sentire che la gente trattenesse il fiato, nellattimo di silenzio in cui sulla
testa dei barcellonesi piovvero monete scintillanti; un silenzio che termin con unesplosione di chiasso
e disordine, quando tutti corsero a impossessarsi dei denari che il re, il visconte di Roccaberti e
lammiraglio lanciavano a manciate. Hugo si gett a terra e, seguendo lesempio di tutti, cerc
dimpossessarsene anche lui, ora esaltato dallinvidia che gli montava dentro ogni volta che sentiva
gridare di gioia i fortunati, ora abbagliato dal sole mentre tentava dindovinare dove sarebbero cadute le
monete che non riusciva ad afferrare.
Gli parve di scorgerne una. Corse a quattro zampe e pass sopra una donna grassa. Stava per
allungare la mano quando un ragazzo dalla testa rasata, robusto e agile, gliela soffi da sotto il naso...
Da dove era spuntato? Hugo esit. Laltro non si gir neppure a guardarlo e, con la moneta in mano, si
allontan gattonando in cerca di un altro tesoro. Hugo lo osserv, deluso: sembrava un cane rognoso,
fiutava e annusava tuttattorno eccitato, senza badare alla gente. Andava a caccia. Cercava monete
come se inseguisse una preda, spingeva senza riguardi, schivava i pi forti, puntava i piedi per terra... I
piedi? Ma quelle erano le sue scarpe! Lo insegu, senza pi pensare alle monete che continuavano a
piovere dal cielo generando liti e discussioni; senza sapere come avrebbe potuto affrontarlo. Era pi
grande di lui, e le sue scarpe gli stavano chiaramente strette. Un attimo dopo, con il re e la corte ormai
sulla via del ritorno a palazzo, quello che per Hugo era ormai il Cane Rognoso si un a un gruppo di
ragazzini di diverse et. Hugo vide che mollava uno scapaccione a un bambino che, dopo aver fatto
segno di no con la testa, gli aveva mostrato le mani vuote. Si appart senza farsi vedere.
Tutte le persone che si erano radunate per il passaggio del corteo stavano ormai tornando a casa,
in gran parte contente. Cera chi, strillando e gesticolando, riferiva come si fosse impossessato delle
monete che esibiva con orgoglio. Al tavolo di arruolamento restavano solo i funzionari e una fila di
uomini che intendevano entrare nella flotta reale, per riscuotere subito la prima paga. Dovevano tutti
presentare un garante e giurare sul Vangelo, poi sarebbero corsi a spendere i loro soldi. Alcuni se ne
sarebbero pentiti, ma ormai limpegno era firmato.
Tenendosi a prudente distanza, Hugo segu il gruppo. Non si stup di vedere che andavano verso
il Raval. Sent crescere in s la rabbia immaginandoli, come ora, a sghignazzare e a strillare,
interrompendosi a vicenda, per ridere di lui, di come si era fatto soffiare le scarpe nel sonno. E la
cipolla...! avrebbe aggiunto di certo qualcuno, forse proprio il Cane Rognoso. Lhanno punito e
messo alla gogna per le strade di Barcellona, avrebbe ricordato un altro, scatenando un fiume di risate
irritante, come quello che lo fer profondamente allaltezza della porta della Boqueria, quando di nuovo
risero e si salutarono con pacche sulla schiena prima di separarsi. Il Cane Rognoso risal la Rambla
insieme a due ragazzi, tra i quali quello a cui aveva propinato lo scapaccione. Entrarono in una casa di
via de Tallers. Era una zona periferica di Barcellona, vicino alle nuove mura, in cui si concentravano le
fornaci della terracotta e vivevano i tagliatori di carne.
Il giorno dopo, luned, Hugo approfitt di una commissione che gli avevano affidato nei cantieri
del Regomir per fare una deviazione. Trov il Cane Rognoso che lavorava con un omaccione nelle
macellerie fuori dalla porta della Boqueria, dove, su semplici tavoli, si vendevano carni di montone,
maialino e pecora, prodotti che non si potevano commerciare dentro la citt. Lo preoccup il fatto che
il sangue che gocciolava dal grembiule del ragazzo potesse macchiare le sue scarpe... Rise a denti
stretti, senza sapere cosa fare. Laltro era pi alto di lui di una spanna abbondante ed era forte e
insolente, probabilmente crudele... Ma quelle erano le sue scarpe! Stringendo i denti, volt le spalle alla
macelleria, dopo aver scrutato ancora una volta il nemico, e si giustific dicendosi che lo aspettavano
sulla spiaggia.
Per giorni lo segu e lo spi. La rigida ripetitivit del lavoro alle bancarelle della porta della
Boqueria sinterrompeva solo quando il Cane Rognoso e il padre si recavano nella chiesa di Santa
Maria del Pi, la parrocchia del quartiere. Nello spiazzo che si apriva tra il cimitero e la chiesa, il
beccaio saliva sui trampoli e camminava tra il figlio e i suoi amici, rincorrendoli e strillando. La folla
che si radunava attorno a quellomone che correva sui trampoli permise a Hugo di avvicinarsi senza
temere di essere riconosciuto. Venne cos a sapere che il padre del Cane Rognoso faceva il gigante
nella festa del Corpus Domini e si teneva sempre allenato per quella parte. Nella processione indossa
una veste lunga fino a terra, spieg una donna. Alla fine, come per gioco, il Cane Rognoso e i suoi
amici salivano sui trampoli e cercavano dimitare il beccaio, che rideva insieme agli altri vedendo
inciampare e cadere i ragazzi. Santa Maria del Pi e un campanile costruito a met, addossato alla chiesa
in cui si custodivano i trampoli, sembravano essere il rifugio del Cane Rognoso e dei suoi compari che,
nei giorni di festa, dopo aver scorrazzato per Barcellona, si ritrovavano nella torre abbandonata. Hugo
li spiava, nascosto in un camposanto.
Il Cane Rognoso si chiamava Juan Amat, era figlio di un beccaio che tagliava presso la porta
della Boqueria. E s, era pericoloso. Cos gli disse Andrs quando Hugo, che non sapeva come
riprendersi le scarpe, smise di pedinarlo e decise di raccontare tutto allapprendista del calafato. Non
c angolo di Barcellona in cui non lo conoscano. Meglio che lasci perdere, aggiunse Andrs, dando a
intendere che neanche lui, seppur pi grande, avrebbe avuto il coraggio di farlo.
Una volta qualcuno mi ha detto che non mi devo chinare mai davanti a nessuno.
Andrs sorrise apertamente prima di ribattere: Un consiglio audace. Ti ha detto anche come si
fa?
No, si vide costretto ad ammettere Hugo, con un filo di voce.
Andrs percep lo sconforto in quello sguardo che, per evitare i suoi occhi, and a posarsi sulle
navi. Perch  questa la cosa fondamentale. Le umiliazioni e le angherie non piacciono a nessuno; il
problema  capire come evitarle. Fa attenzione, con Juan Amat, gli raccomand.
Mentre guardava il mare, nelle notti di calma primaverile, con la schiena appoggiata a una delle
imbarcazioni in secca sulla spiaggia, Hugo si chiedeva come avrebbe risolto quel problema messer
Arnau. In mancanza di una risposta, si proponeva di dimenticare la questione; in fin dei conti erano
solo scarpe... Ma erano le sue! Quella frase gli tuonava puntualmente in testa per scacciare ogni ipotesi
di resa. E poi cera la questione dellasino e delle cipolle: le ferite sulla schiena gli bruciavano ancora.
Quegli animali avevano riso di lui!
Eppure non osava avvicinarsi al Cane Rognoso.
Allinizio di maggio, pi di un mese dopo che era stato adibito il banco di arruolamento nei
pressi della loggia dei mercanti, in mezzo alla gente di Barcellona nuovamente accalcata sulla spiaggia,
Hugo assistette compiaciuto alla partenza dellArmata reale per la Morea. Sapeva che con quella,
scintillante nei suoi orpelli argentati, si allontanava anche uno dei suoi maggiori problemi. La notte
precedente, tutti i marinai avevano salutato le galee cantando e sparando a salve, e ora, mentre le navi a
colpi di remi imboccavano le tasques, le pericolose secche che circondavano il porto di Barcellona, i
cittadini gridavano e acclamavano. Hugo non fu da meno. Vide Roger Puig passare fiero sul ponte di
legno che lui stesso aveva contribuito a costruire, per permettere ai nobili dimbarcarsi sulle scialuppe
che li avrebbero portati alle galee senza rischiare di rovinare le vesti lussuose. Insieme a Roger Puig, a
vigilare sul suo bagaglio, riconobbe il servo con locchio destro bendato.
Non avevano ancora smesso di aleggiare gli evviva, e i vessilli del re e del visconte, insieme
agli stendardi dei capitani e a quello di Sant Jordi, coloravano lorizzonte, quando una piccola galea di
sedici ordini di rematori battente bandiera maiorchina giunse in porto. Barcaioli e bastaixos
dimenticarono la flotta e si prepararono ad accogliere una delle tante navi che, da quel momento in poi,
avrebbero attraccato a Barcellona per i commerci che tanto arricchivano la citt e i suoi mercanti.
Hugo si avvicin ai bastaixos; sapeva di essere il benvenuto: quando li aiutava, lo
ricompensavano sempre, in un modo o nellaltro. Non poteva scaricare le merci perch la confraternita
non glielo permetteva, ma solo correre e recare da una parte allaltra i messaggi di probiviri e
commercianti. In ogni modo, gli piaceva gironzolare attorno ai capannelli dei personaggi che, dalla
spiaggia, controllavano le operazioni di scarico delle navi. Santa Felipa, li sent chiamare la piccola
galea, e aggiungere, eccitati, di aver subito lattacco di corsari algerini.
Molto pi grande, naturalmente, afferm uno dei mercanti, riferendosi alla nave corsara.
Hugo si avvicin pi che pot, con gli occhi spalancati che tradivano tutta la sua curiosit. Come
siamo sfuggiti? Grazie allagilit e allottimo armamento. Alla velocit di reazione e manovra che
vantiamo grazie ai sedici ordini di rematori, con cui ovviamente le navi grandi non possono competere.
Li abbiamo liquidati con una pioggia mirata di frecce e un paio di colpi di bombarda che hanno
raggiunto la coperta della nave corsara. Agilit, rapidit e armamento sono le qualit che permettono a
una piccola imbarcazione di combattere e vincerne una pi grande, concluse il commerciante.
Hugo si chiese come avrebbe potuto essere pi agile e rapido del Cane Rognoso. Ci rimugin
per tutta la giornata, mentre ricordava Juan Amat che fiutava le monete e schivava la gente. Era
velocissimo, e agile! Doveva anche essere bene armato, aveva detto il commerciante. Ben armato...
Quella stessa notte, quando stava per fischiare nei pressi del muro dei cantieri che confinava
con il grande cortile, sent dallaltro lato lansimare sordo dei cani che accorrevano. Lavevano sentito.
Fischi ugualmente e si arrampic per scalare il muro e saltare gi nel cortile. Giocherell con gli
animali che non vedeva da tempo. I cani percepirono la sua tristezza e gli si lanciarono addosso a
riempirlo di leccate, che lui accett felice; quindi lo seguirono fino al deposito in cui venivano
custodite le armi.
Hugo aspett che gli occhi si abituassero al buio, interrotto solo dai bagliori di una fiaccola
accesa sul muro del cortile. Ricordava che la stanza di solito era molto pi piena: evidentemente
lArmata reale aveva potuto saccheggiare gran parte dellarsenale. Ci nonostante, la luce tremolante
della torcia si riflett sulle lame affilate delle asce da battaglia. Era l per quelle, e ce nerano un
mucchio, su un tavolo. Si avvicin e ci fece scivolare sopra le dita. Uno dei cani gua, come per
ammonirlo.
Zitto, lo sgrid Hugo. Tu non capisci. Mi serve per riprendermi le scarpe.
Prese unaccetta, quella che gli sembrava la pi piccola. Non ricordava che pesassero tanto,
forse perch quando entrava nel magazzino si limitava a sognare fantastiche battaglie navali mentre
ora... si accingeva a usarla.
I cani erano ancora nervosi e Hugo li zitt con un ordine. Obbedirono entrambi e lui brand
laccetta con destrezza. La lama fendette laria e fischi in uno scontro immaginario.
Hugo sapeva che Juan Amat si alzava allalba e si recava al banco di carne della porta della
Boqueria, dove puliva e affilava i coltelli e gli altri utensili mentre aspettava il padre. Sapeva anche che
lui avrebbe potuto tendergli un agguato e riprendersi le scarpe nel solitario tragitto che il Cane Rognoso
percorreva da via de Tallers alla porta della Boqueria, dunque fu l che si rec. Tremava, nella
penombra che annunciava lalba. Bench non riuscisse a sentire nemmeno il rumore leggero dei propri
passi, percep che laltro stava arrivando.
Ridammi le scarpe, brutto figlio di puttana! gli grid, chiudendogli il passaggio.
Lordine gli usc di botto, come se avesse provato la scena per tutta la notte. Non controll,
invece, il timbro della voce, che suon acuta, spaventata.
Quello delle cipolle! Il Cane Rognoso scoppi a ridere non appena si fu ripreso dallo
spavento. Vuoi fare un altro giro sullasino? lo canzon. E come pensi di togliermele le scarpe,
nano?
Juan Amat alz un braccio per schiaffeggiare Hugo. Non arriv a farlo, perch laccetta scintill
minacciosa nella mano destra del ragazzo. Il figlio del beccaio fece un passo indietro e valut la
situazione, ma Hugo laveva previsto: sapeva che si sarebbe allontanato... e se lavesse fatto... Si
scagli tra le sue gambe. Non poteva permettergli di immobilizzargli il braccio: se lavesse fatto, lui
avrebbe resistito solo pochi istanti. Il Cane Rognoso cadde a terra e prov a girarsi, ma quando cerc di
rialzarsi Hugo gli stava gi premendo il filo della lama contro i testicoli.
Te li taglio, gli url.
Juan Amat rest immobile. E io ti ammazzo, lo minacci nonostante tutto. Quando non
avrai pi...
Hugo spinse larma, e laltro tacque.
Metti le mani dietro la testa. Subito! gli intim e spinse ancora, stavolta con la punta del filo.
Il Cane Rognoso emise un gemito e obbed.
Adesso piega il ginocchio sinistro.
Premette ancora di pi larma, mentre con una sola mano cercava faticosamente di sciogliere i
lacci di cuoio, prima di una scarpa e poi dellaltra. Restava la cosa pi difficile, ma non ci pens su due
volte: con la punta del manico di legno dellaccetta colp Juan Amat sulle dita del piede sinistro e si
alz con un balzo, mettendosi a correre mentre laltro ululava di dolore.
Tanto ti ritrovo! lo sent gridare alle sue spalle, in lontananza. Ti ritrovo e ti ammazzo!
Ti...
...
.
...
4.
...
.
...
Me le avevano nascoste i cani che fanno la guardia ai cantieri... Te lo immagini? Per
giocare... fu la giustificazione improvvisata che Hugo diede alla sorella, quando lei gli indic le
scarpe. Si erano avvolti nella coperta sul tetto della casa del convento di Jonqueres, sotto un cielo
limpido e stellato.
Arsenda pieg di lato la testa e abbozz un sorriso. Non rideva pi come prima. Sembrava...
cresciuta. Maturava di giorno in giorno. Hugo la sentiva seria e distante.
Preferisci che non venga pi a trovarti?
Il sorrisetto sulle labbra di Arsenda non si spense. Non dire sciocchezze, rispose affettuosa.
Tu e la mamma...! Tu sarai sempre la persona che pi amo a questo mondo.
A questo mondo? chiese lui dopo lultima precisazione.
Non puoi certo competere con Dio, Hugo.
Non poteva neanche competere con un bottaio di Sitges che gli voleva portare via sua madre.
Cerca di capire, Hugo, tent di spiegargli Antonina la domenica successiva, preoccupata per
il pallore che era calato sul volto del figlio quando gli aveva dato la notizia delle sue nozze imminenti.
Voi due avete la vostra vita, Arsenda in convento, tu ai cantieri, e un futuro davanti. Io sono ancora
giovane... Antonina parlava con voce strozzata.  merito del parroco di Santa Maria. Lui sapeva...
conosceva... Insomma... Mi ha procurato una dote! Una di quelle che i ricchi lasciano nel testamento
perch le disgraziate come me possano sposarsi. Non dovrai pi preoccuparti per me. Ascoltami, si
chiama Ferran, sai? Ed  un bravuomo.  rimasto vedovo e vive a Sitges con due figli piccoli che...
Antonina tacque, vedendo che Hugo barcollava. Riusc a stringerlo prima che cadesse. Lo sent freddo
e lo fece stendere a terra. Figlio mio! esclam, mentre gli pizzicava le guance.
Molti dei fedeli che uscivano da messa si radunarono attorno a loro, ma non appena videro che
Hugo rispondeva e si rialzava se ne andarono per la loro strada.
Hugo! Antonina tir un sospiro di sollievo. Non...
Sitges? la interruppe lui.
Non aveva mai sentito nominare quel posto.
 un paese sulla costa che...
Non potremo pi vederci.
Faremo in modo di riuscirci, te lo prometto.
Come? Quanto  lontano da qui?
Sei leghe.
Hugo gemette.
Ti prometto che ci vedremo.
No...
Il ragazzo tacque. Non fate promesse, madre, stava per dirle. Pensate forse di abbandonare quei
due bambini per percorrere a piedi quella distanza? Il vostro nuovo marito non ve lo permetter.
Te lo prometto, figlio mio, balbett Antonina, piangendo.
Dio si prende mia sorella e un bottaio di Sitges mia madre, pens il ragazzo, quando si fu
liberato dagli abbracci e dalle lacrime di Antonina ed ebbe lasciato la piazza di Santa Maria. La donna
non fece nulla per trattenerlo e lo guard mentre si allontanava, sapendo che probabilmente non si
sarebbero mai pi rivisti. Laddio le strozzava la gola e alz timida una mano, che lui non vide
nemmeno.
Se le avessi confessato che non lavoro pi ai cantieri, che non ho pi un futuro davanti... si
rimprover Hugo quando ebbe superato la chiesa di Santa Maria, mentre gironzolava tra le
imbarcazioni. Forse lei sarebbe rimasta a fare la serva in casa del guantaio, ma almeno non lavrebbe
barattato con i bambini del bottaio.
E lui avrebbe avuto qualcuno da amare senza essere costretto a competere con Dio, perch
persino Andrs diffidava di lui e gli stava alla larga, da quando lo aveva visto arrivare con le scarpe di
cuoio ai piedi. Non gli aveva dato modo di spiegare come le avesse ritrovate: smanacciando e
scuotendo la testa, come se lavesse gi condannato, aveva allontanato da s Hugo, che era corso da lui,
fiero, per raccontargli della sua impresa.
Il silenzioso presagio di Andrs prese forma nella quotidianit di Hugo, che si convinse di
essere seguito e spiato. Il Cane Rognoso non si sarebbe dimenticato di lui. Un giorno gli parve di
vedere il ragazzino a cui Juan Amat aveva dato uno scapaccione. Hugo affrett il passo; gir langolo
di via del Mar, entr in piazza del Blat e cerc di mescolarsi ai compratori di grano. Scrut attorno a s;
non era sicuro che fosse proprio quel bambino, ma gli assomigliava. Il Cane Rognoso laveva avvertito:
Tanto ti ritrovo... Hugo cominci a sudare freddo e usc in strada. Torn ai cantieri del Regomir senza
aver fatto la commissione che gli era stata affidata e balbett una goffa scusa.
Tanto ti ritrovo... la minaccia gli martellava il cervello e trasformava i suoi sogni in incubi.
Dormiva dentro unimbarcazione che stavano smantellando per recuperare il legname; l, la sera,
ritrovava laccetta che teneva nascosta tra un paio di tavole e si coricava stringendola in pugno. Stanco,
distratto e preoccupato, faceva un sacco di errori nei compiti che gli venivano assegnati. Per poco non
rovin una partita di catrame perch non aveva rimestato con la dovuta forza nel paiolo in cui cuoceva
con il grasso. Tardava pi del previsto quando doveva fare una commissione, immaginando che
qualcuno gli stesse arrivando di corsa alle spalle, attento a ombre, passi e sguardi in tralice. Fu
rimproverato, a ragione. La guerra laveva liberato da Roger Puig e dal suo servitore, ma il Cane
Rognoso non sarebbe partito con lArmata reale; inoltre disponeva di un esercito personale: quella
banda di ragazzini che gli ubbidivano e che, Hugo non aveva il minimo dubbio al riguardo, aveva
sguinzagliato per le strade di Barcellona sulle sue tracce.
Ges, Ges, Ges, Ges!
Forse fu cos che inizi, con le grida furiose di un maestro dascia che cercava di esorcizzare la
sciagura quando Hugo, mentre lo aiutava, si lasci cadere di mano qualche chiodo, che fin sulla
sabbia. Il ragazzo fece per ripulirli, ma il maestro glielo imped.
Gettali via! Ges, Ges! Si fece il segno della croce freneticamente, pi volte di fila. Non
posso mettere quei chiodi sulla mia nave. Sono maledetti!
Si trattava di un uomo difficile da trattare, burbero e stravagante, ma nessuno avrebbe mai
contraddetto il presagio di un maestro. La maggior parte della gente che lavorava l attorno e assistette
alla scena prefer guardare altrove. A che pro discutere con lui? Persino i re e i religiosi credevano nel
soprannaturale, nelle stelle, negli incantesimi, nei demoni, nelle streghe e nella magia! Certo,
pensavano in molti, la nave poteva naufragare; non sarebbe stata n la prima n lultima, e, se cos
fosse stato, chi avrebbe mai osato dire che non era stata colpa di quei chiodi? Hugo rimase a
guardarseli nella mano, mentre il maestro ne chiedeva a gran voce di nuovi al suo artigiano, che mand
via il ragazzo con unenigmatica scrollata di spalle.
Hugo non seppe mai se la nave fosse naufragata o no. Quella che sicuramente naufrag fu la sua
reputazione, dal momento che, poco tempo dopo, un carpentiere gli attribu la colpa di certe muffe
apparse su una delle costole dello scafo. Lo fece di getto, probabilmente senza intenzione, come un
commento qualunque, ma qualcuno lo sent. Sar il ragazzo? si chiese ad alta voce. Cos
cominciarono a impedirgli di avvicinarsi alle navi in costruzione. Qualcuno, come Andrs e Bernardo,
lo faceva con un minimo di compassione, altri in modo spietato. Sta lontano, demonio! arriv a
gridargli un rematore.
Hugo pot continuare a dormire nella barca che stavano smantellando; nessuno voleva pi quel
legname. La nave in disarmo divent il suo rifugio: non aveva neanche il coraggio di andare in giro per
Barcellona, per non rischiare dimbattersi nel Cane Rognoso o nella sua banda. Presso i portici del Vi
sgorgava una fonte da cui poteva attingere lacqua e qualcuno, che lui credeva fosse Andrs, ogni tanto
gli lasciava qualcosa da mangiare vicino alla barca.
La domenica non vedeva pi sua madre, nella chiesa di Santa Maria; il bottaio doveva averla
gi portata a casa sua. Inginocchiato sul pavimento di pietra, sentendosi piccolissimo in quel tempio
maestoso, preg la Madonna e le chiese di intercedere. Cosa aveva fatto di male, quale peccato aveva
commesso perch lo trattassero come un demonio? Perch gli toglievano sua madre? Contrariamente a
quanto diceva messer Arnau, la Madonna rest seria per Hugo, inaccessibile, al di sopra della testa dei
fedeli.
Fu Arsenda a chiarirgli le idee, quando si mise a parlare delle meraviglie del divino e delle cose
spirituali e a interrogarlo sulla bont della sua condotta. Lui taceva i suoi segreti mentre la sorella lo
istruiva come le monache in convento facevano con lei, spingendolo a comportarsi da bravo cristiano.
Pecchi dorgoglio? gli chiedeva la bambina. Di arroganza o altri vizi? E lui negava, ma... Con che
diritto silludeva che una canaglia come lui, uno sbarbatello cencioso, come laveva chiamato il
visconte, potesse non inchinarsi davanti a nessuno?
Pensava a queste cose una mattina allalba, mentre era appostato nei pressi di via de Tallers, di
nuovo scalzo, con le scarpe in mano, quando vide il Cane Rognoso che si avvicinava. Era sfuggito alle
segrete del castello di Navarcles, ma la sua fortuna era cambiata per colpa di quelle benedette scarpe;
gliele avevano rubate, poi lo avevano denunciato e punito e adesso lo perseguitavano e non lo
lasciavano dormire. Lo trattavano come un demonio e persino sua madre lo abbandonava.
Gett le scarpe al Cane Rognoso.
Nella penombra, Juan Amat si ferm stupito, sulle prime cercando di capire cosa gli avessero
gettato tra i piedi e poi sforzandosi dimmaginare il motivo di un simile gesto e il possibile autore.
Pace, disse Hugo.
Non era stato nemmeno costretto ad alzare la voce. Quella parola risuon nel silenzio. Era
fermo a un crocevia, pronto a fuggire, se il figlio del beccaio lavesse aggredito.
Passarono alcuni istanti.
Non credo proprio, rispose laltro, che prese le scarpe e le lanci di nuovo al proprietario.
Non minteressano le scarpe, voglio laccetta, invece.
Hugo riflett. Se te la porto, poi facciamo pace? disse alla fine.
S.
Giura.
Lo giuro, afferm solenne Juan Amat.
Te la porter.
Hugo si chiese se raccogliere le scarpe. Il Cane Rognoso non si muoveva. Fece un respiro
profondo e si chin a prenderle. Laltro era rimasto immobile. Hugo non volle attardarsi e gli volt le
spalle, scalzo, sforzandosi di non mettersi a correre.
Non tard molto a consegnargli laccetta. Per qualche ragione volle avvicinarlo, consegnarla
nelle sue stesse mani. Avevano un patto. Il Cane Rognoso accarezz la lama.
Dove lhai presa?
Era di mio padre, ment Hugo.
Era?  morto?
S.
Era di tuo padre e tu ci rinunci?
Un giorno me la restituirai. Fu il primo a stupirsi della risposta, non capendo il senso di
quella provocazione.
Conficcata nel petto! grid Juan Amat alzando laccetta.
Hugo ebbe appena il tempo di chinarsi e proteggersi la testa con le braccia. La risata di quel
bastardo gli diede il coraggio di riaprire gli occhi: non lo stava minacciando.
Adesso ho scherzato, gli disse, tornando improvvisamente serio. Ma non cercare di
approfittare del mio giuramento. Puoi scordarti la pace, se mi offenderai ancora.
Hugo guardava il mare. Nelle notti destate, con la luna splendente, diventava un immenso
manto sinuoso che scintillava al dolce tramestio delle onde. Erano passati quasi due mesi da quando si
era riappacificato con il Cane Rognoso. Girava senza problemi per Barcellona e dormiva sonni
tranquilli, anche se meno protetti, da quando un sacerdote si era presentato sulla spiaggia e aveva
invocato la Santissima Trinit.
Il religioso aveva pregato per liberare da impurit, pericoli, demoni e spiriti pestilenziali
qualsiasi cosa su cui fosse caduta lacqua benedetta che aspergeva. Tra le altre bagn anche
limbarcazione sotto la quale Hugo si riparava. I proprietari infatti non intendevano permettere che quel
legname andasse perduto.
Benedite me, padre! lo supplic lui quando cap di cosa si trattava.
Il sacerdote interrog con lo sguardo i maestri che lavevano chiamato l ed esorcizz anche il
ragazzo.
Era riuscito a liberarsi da Roger Puig, dal Cane Rognoso e persino dalla nomea di indemoniato,
eppure i cantieri navali gli restavano preclusi.
Meglio per te, gli disse Andrs, che si riconcili con lui dopo che Hugo gli ebbe raccontato di
aver fatto pace con Juan Amat. Ti attribuirebbero qualsiasi disgrazia e verresti di nuovo additato come
un demonio. E certe cose si sa come cominciano ma non come finiscono.
Anche tu pensavi che fossi un demonio? chiese Hugo inaspettatamente.
Andrs esit. No, rispose alla fine, senza troppa convinzione. Ascolta! disse poi,
anticipando la protesta che stava per formulare Hugo. Ho una proposta...
Quella notte, seduto sulla riva, di fronte a un mare rassicurante, quasi seducente, il ragazzo fece
uno sforzo per non grattarsi i graffi che lo ricoprivano da capo a piedi. Riusc a lenire il prurito dopo
aver fatto un bagno nellacqua salata per curare le ferite che cominciavano a cicatrizzare. A quel punto
valut la proposta di Andrs: lavorare con un conoscente del padre, un uomo di nome Anselm che si
guadagnava qualche soldo rifornendo di gatti i palazzi, le case, le cappelle, le chiese e i conventi
infestati dai ratti.
Anselm era esattamente come Hugo lo aveva immaginato prima di conoscerlo: un uomo secco,
diffidente, enigmatico e inafferrabile come i felini con cui lavorava. Il cacciaratti gli dava da mangiare
e lui in cambio lo aiutava a catturare i gatti, che affamava e addestrava con piccoli animaletti, per poi
sguinzagliarli contro i topi che talvolta erano grandi quanto i loro stessi cacciatori. Alla fine del lavoro
recuperava i gatti o li finiva, se uscivano malconci dalla lotta con i roditori, veri e propri combattimenti
di cui Hugo spesso non capiva landamento, essendo un garbuglio di pelo, artigli e denti che correvano,
sazzuffavano e rotolavano a una velocit vertiginosa. Armato di un bastone per difendersi, assisteva
inorridito a quegli scontri, con la pelle doca quando sentiva squittire gli uni e soffiare gli altri, versi
ancor pi terrificanti delle grida e dei lamenti infernali dei sacerdoti, che tanto lo spaventavano.
Hugo?
Il ragazzo si gir e, quando alz gli occhi, vide accanto a s un giovane snello che alla luce
della luna non seppe riconoscere.
Coshai fatto alla faccia? chiese il nuovo arrivato, ancor prima di presentarsi.
Non ho fortuna con i gatti.
Laltro si sedette sulla riva, accanto a lui. Hugo osserv i suoi abiti: sembravano di buona
qualit.
Dove sono i gatti?
Non sono miei, ci lavoro.
E hai intenzione di continuare cos?
A meno che tu non abbia un altro lavoro da offrirmi...
Mi spiace, non ce lho. Se lavessi sarebbe tuo, credimi. Non ho neanche denaro. Se
lavessi... Prima che proseguisse, Hugo lo interrog con lo sguardo. Mi chiamo Bernat Estanyol,
sono il figlio di Arnau. I due si sorrisero, come se avessero aspettato a lungo quel momento. Mia
madre mi ha raccontato come hai difeso...
Hugo lo interruppe gesticolando. Come sta madonna Mar?
Vorrebbe morire.
Mi dispiace tanto.
Sar sempre in debito con te.
Lui mi ha regalato...
Perch sentiva quel nodo alla gola? Ormai erano passati parecchi mesi dalla morte di messer
Arnau. Indic le scarpe sulla sabbia, l vicino.
Non vorrai paragonare un paio di scarpe al pericolo che hai corso per difendere un uomo!
Tuo padre mi voleva bene. Mi ha trattato con affetto.
Lo so.
Bernat aveva saputo dellesecuzione del padre durante lo scalo effettuato a Messina, dopo aver
toccato i porti di Rodi e Siracusa, durante il viaggio di ritorno da Alessandria. Il console catalano di
stanza a Messina aveva informato della situazione il signore della nave, il capitano e i commercianti
che tornavano a Barcellona con un buon carico di spezie  pepe, zenzero, incenso e cannella  oltre a
monete e sete damascate. Ancora a bordo, Bernat non aveva potuto stringere in mano nemmeno uno dei
dispacci trasmessi a tutti i consolati catalani doltremare affinch eseguissero lordine del re di
sequestrare tutti i beni di Arnau Estanyol.
Traditore? aveva chiesto pi volte con voce tremante.
Il console si era limitato ad annuire. Sapeva poco di pi.
E lhanno giustiziato? Ne siete sicuro?
Cos mi ha detto il procuratore del tesoro che  arrivato con i dispacci. Gli hanno tagliato...
Dov questuomo?
 ripartito da tempo.
Bernat aveva osservato il console che si accingeva a prendere possesso, a nome del re, tanto
delle mercanzie di suo padre quanto della quota della nave di cui era titolare. Avevano discusso, non
dei beni di Arnau, ma dei denari che Bernat aveva con s. Il giovane li considerava propri; il console
adduceva che, dal momento che aveva solo sedici anni, tutti i suoi soldi appartenevano al padre. Seppur
prostrato e frastornato, Bernat aveva lottato per salvarli, dal momento che gli sarebbero serviti per
viaggiare a bordo di navi pi rapide; quella che il re aveva appena sequestrato doveva ancora fare scalo
a Palermo, Cagliari e Maiorca, prima di arrivare a Barcellona. Aveva vinto Bernat, non tanto perch
fosse riuscito a convincere il console, quanto per la pressione esercitata su questultimo dagli altri
mercanti, che poi avevano aiutato il giovane a pianificare il viaggio: avevano affittato un peschereccio
che aveva navigato di cabotaggio fino a Palermo, dove gli era stato garantito che avrebbe trovato una
nave diretta a Barcellona.
Tuttavia le rimostranze e le offerte di solidariet e sostegno erano sfumate non appena Bernat
aveva chiesto loro una lettera di presentazione per i comandanti delle navi che doveva cercare a
Palermo. Nessuno avrebbe firmato per raccomandare il figlio di un traditore. Aveva sperimentato la
stessa reazione un mese e mezzo dopo, a Barcellona, dove dietro le poche porte che gli si erano aperte
aveva trovato solo persone che pregavano e supplicavano che non le coinvolgesse, che non chiedesse
loro di mettersi contro i potenti in memoria del padre, che pure tanto avevano stimato.
A sedici anni, Bernat era un ragazzo preparato: sapeva leggere e scrivere, padroneggiava il
latino e ad Alessandria aveva imparato a cavarsela con larabo. Aveva studiato matematica e contabilit
e conosceva perfettamente le leggi, gli usi e i costumi del commercio. Eppure nessuno sembrava avere
unoccupazione per lui. Lavoro? Ho gi dato abbastanza soldi a tua madre, aveva replicato Francesc
Boixads, lultimo socio del padre. Chi credi che labbia mantenuta sino a oggi, i bastaixos con cui
vive? E, da quel che vedo, dovr continuare a farlo, aveva aggiunto, con unocchiata cupa a Bernat.
Il ragazzo lo aveva ringraziato dellaiuto dato alla madre e aveva promesso di rendergli tutto.
Mar glielo aveva confermato. Non abbiamo pi niente, Bernat. Niente di niente. Agitava le
mani in aria, come se cos potesse spiegare la situazione disperata in cui versavano. Se non fosse stato
per Francesc, non so come avrei fatto.
Bernat laveva abbracciata e aveva pianto con lei, sostenendola mentre lei invocava la morte. Si
era pentito di aver speso tutto quello che aveva nel viaggio di ritorno; aveva pagato senza badare al
prezzo, con il solo scopo di arrivare al pi presto. Era vero: a Barcellona non gli restava pi niente, non
possedevano nulla. Il re aveva confiscato agli Estanyol tutti i loro beni. Prima che Mar potesse fare una
mossa qualsiasi, un esercito di soldati e notai aveva preso dassalto la casa e i possedimenti di Arnau.
Avevano requisito i mobili, i gioielli e il denaro, avevano sequestrato gli immobili e indagato nei libri
della contabilit per scovare fino allultimo soldo che possedeva, a Barcellona come in uno qualsiasi
dei mercati del Mediterraneo.
Potremo sempre rivolgerci a Jucef...
Bernat aveva cercato dincoraggiare la madre ricordandole lebreo che, da bambino, era stato
salvato da Arnau durante lassalto alla Judera di Barcellona, il quartiere degli ebrei, ai tempi della
grande peste.
Jucef, lui s che mi ha cercato, aveva spiegato Mar, tirando su ripetutamente con il naso,
ancora abbracciata al figlio. E mi ha mandato la sua offerta daiuto.  un bravuomo, Jucef. Lho
rifiutata. Sai bene che tuo padre non voleva che potessero di nuovo collegarci agli ebrei e dare motivo
allInquisizione di perseguitare ancora noi e loro. Ci rimetteremmo tutti. Dimentica gli ebrei, ragazzo.
Bernat aveva obbedito, ma non poteva dimenticare Elisenda. Aveva lasciato passare alcuni
giorni prima di affrontare la paura e scoprire se la fanciulla bionda e sorridente che aveva giurato di
aspettarlo al ritorno dal suo viaggio lo avrebbe a quel punto respinto. Sapeva di essere tornato da
Alessandria come un paria, un ripudiato, povero e in miseria. Eppure era andato da lei: doveva tentare.
Era stata una schiava musulmana ad aprirgli la porta e, per aggiungere al danno la beffa, lei stessa
aveva provveduto a cacciarlo in malo modo. Le risate provenienti dallinterno della casa lo avevano
torturato per giorni.
Non aveva avuto migliore fortuna con quanti credeva suoi amici. S, ne aveva incontrato
qualcuno che, pi coraggiosamente, lo aveva rincorso, fermandolo per strada: Pedro, per esempio.
Voglio restare tuo amico, gli aveva assicurato. Ma...
Bernat non aveva insistito.
Stava spiegando tutto questo a Hugo quando lapprendista del cacciaratti, per rompere il
silenzio che annunciava la fine del racconto, ironizz: Be, se ti va di venire con me a caccia di
gatti...
Bench fosse estate, la notte era fresca in riva al mare. Mentre Bernat parlava, la luna aveva
descritto la sua traiettoria in cielo.
Ti hanno mai detto che sei un insolente? lo rimprover Bernat, tra il serio e il faceto. Quanti
anni hai? Tredici?
Dodici... credo.
Appunto.
Allora, cosa intendi fare?
Come, cosa? Intendo uccidere il conte di Navarcles. E pure il re, se sintromette. Vendicher
mio padre!
La marea parve prendere forza, dopo che Bernat ebbe espresso la propria minaccia.
Hugo dubitava che quel giovane minuto che aveva davanti potesse ammazzare il capitano
generale della Catalogna, con tutti i suoi soldati e le sue armi... E come pensi di fare?
Sono un ottimo balestriere. Mio padre... mi ha insegnato a tirare con la balestra. Nellultimo
torneo, quello per San Giovanni, ho avuto un ottimo risultato. Aveva anche promesso di insegnarmi a
usare il coltello. Ne aveva uno che aveva vinto in un... Gli si spezz la voce.
Non puoi andartene in giro per Barcellona armato di balestra, lo ammon Hugo.
Devo solo aspettare che quel bastardo esca dal palazzo per andare a messa la domenica, o per
qualsiasi altro motivo, borbott Bernat, ignorando lavvertimento di Hugo.
Non devi girare armato per la citt, ribad il ragazzo.
 lultimo dei miei problemi. Prima dovr procurarmi una balestra e qualche freccia. E sperare
che chi me le procurer non sospetti a cosa mi serviranno e non mi denunci.
Hugo aspett qualche istante, poi scrut sfacciatamente Bernat: gli parve ancora pi
mingherlino. Un uomo di lettere come lui sicuramente non sapeva maneggiare una balestra.
Cosa guardi? reag infastidito Bernat.
Hugo spost lo sguardo sul mare e lo lasci correre sullacqua, ormai scura. Se dice che 
capace... gli concesse. Ricord messer Arnau, il suo affetto... Aveva aiutato la sua famiglia.
Limmagine di Roger Puig e dellumiliazione che gli aveva inflitto davanti al patibolo scacciarono tutti
i suoi dubbi. Messer Arnau meritava vendetta.
Posso dirti dove trovare la migliore balestra di Barcellona, si offr. E buone frecce. E
manterr il segreto sulle tue intenzioni, aggiunse.
Davvero?
Ti ho detto di s.
Quando?
Hugo scrut il cielo. Mancavano ancora alcune ore allalba.
Anche subito.
Perch aspettare?
Fu questa la risposta di Bernat alla domanda che gli fece Hugo, non appena gli ebbe messo tra
le mani una delle magnifiche balestre destinate ai soldati delle armate, di cui si era impossessato
intrufolandosi di nuovo nei depositi dei cantieri navali. Aveva scelto quella che gli era parsa migliore:
forse non la pi grande, ma sicuramente la pi robusta. Con le frecce la scelta era stata pi difficile; ce
nera di sottili e di pi grosse, smontate o montate, con la punta di ferro a cono o a piramide, con tre o
quattro angoli... I cani avevano mugolato di fronte allindecisione di Hugo. Ne prendo un po per
tipo, li aveva rassicurati lui, mentre cercava un sacco. Possibile che sia pi difficile trovare un sacco
che tutte queste armi?
Alla risposta di Bernat, Hugo si stup. Dovrai preparare lattacco, no? disse, ricordando il
tempo che aveva impiegato lui per studiare le abitudini del Cane Rognoso.
Ho gi un piano: mi nascondo in un angolo nei dintorni del Palazzo Minore, dove il conte vive
con il re, e appena esce, carico la freccia e lo colpisco al cuore.... O al collo. Bernat simul il colpo e
gli occhi gli brillarono, immaginando la freccia che andava a segno ai danni del conte di Navarcles.
Semplice, no? Ho avuto a disposizione parecchie settimane per studiare la mia vendetta. Mi mancava
solo la balestra, e ora grazie a te... Hugo, voglio che tu sappia...
Carico la freccia e lo colpisco al cuore? Era impazzito? E poi, cosa fai? Come pensi di
scappare? lo interruppe Hugo, spaventato.
Proprio di questo stavo per parlarti: non so cosa succeder. Se vuoi smettere di lavorare con i
gatti, va al ghetto e chiedi di Jucef Crescas. Digli che ti mando io.  un buon amico...
Un ebreo?
Una brava persona.
Hugo scosse la testa, come se non volesse neanche pensarci. Ma tu come farai a scappare?
Non sar facile.
Il mio unico scopo  vendicare mio padre.
Di questo passo, poi qualcuno dovr vendicare te...
Ti ho gi detto che sei un insolente?
S. Un attimo dopo che mi hai conosciuto.
Si guardarono. Erano ancora davanti al mare, non lontano dai cantieri navali. Il sole inondava
ormai di luce la citt e la spiaggia.
Mio padre  stato generoso con i Puig, disse Bernat rompendo il silenzio. Se li avesse
eliminati dal primo allultimo niente di tutto questo sarebbe mai successo.
Cosa centra con il fatto che tu ti farai arrestare?
Non ho intenzione di farmi arrestare, ma non sono neanche disposto a rinunciare a
unoccasione, pur di agire con prudenza. Bernat fece per andarsene, con la balestra e le frecce
nascoste nel sacco di canapa che portava sulla schiena. Ma ci ripens e si volt. Grazie, Hugo. A
nome mio e di mia madre... E di mio padre.
Ti aspetter qui, ment il ragazzo.
Dammi retta, va dallebreo.
Il Palazzo Minore era poco distante dalla spiaggia, a ridosso delle vecchie mura romane della
citt. Era anche conosciuto come Palazzo della Regina, dal momento che Pietro Terzo laveva regalato alla
sua terza moglie, Eleonora di Sicilia, madre di re Giovanni. Era un insieme irregolare di grandi edifici
che comprendevano una chiesa, un grande parco e un giardino di animali esotici curato dagli ebrei, con
una torre circolare a uno degli angoli. Era l che si era trasferita la famiglia reale, quando aveva lasciato
il Palazzo Maggiore, con la sua imponente sala del Tinell usata per le grandi cerimonie.
Se per Bernat era difficile nascondersi nelle strade strette e anguste dellinterno delle mura
romane, per Hugo era altrettanto arduo cercare di seguirlo: il primo non poteva fermarsi in nessun
posto senza destare i sospetti di qualsiasi soldato o guardia, mentre il secondo, tra la gente che si
accalcava nelle strade, continuava a perdere le tracce del figlio di Arnau. Se le strade di Barcellona
impedivano spesso il passaggio dei cittadini, a causa dei numerosi opifici e laboratori che si aprivano
sullesterno, in quel luglio del 1387 la ressa era ancora maggiore, non solo perch la corte di re
Giovanni vi si era stabilita, ma anche perch il re aveva convocato un concilio per decidere a quale
papa si dovesse obbedienza: se a quello di Avignone, Clemente Settimo, o a quello di Roma, Urbano VI.
Nei nove anni che erano trascorsi da quando era avvenuto lo scisma della Chiesa dOccidente, il solo
monarca della cristianit che non si era schierato con luno o con laltro papa era stato Pietro il
Cerimonioso, il quale si era dichiarato ora a favore delluno o dellaltro, ora contro entrambi, a seconda
dei propri interessi. Nonostante quella dimostrazione di astuzia, nelle sue ultime volont, maledicendo
il figlio nel caso non le avesse rispettate, aveva disposto che fossero convocati prelati e uomini di
lettere per decidere chi fosse il papa legittimo.
Per questo, oltre ai cittadini di Barcellona e ai cortigiani, un esercito di sacerdoti e uomini colti
con relativi servitori e schiavi, convenuti da tutto il regno per il concilio, sinterponevano tra Hugo e
Bernat. Con Hugo che, a mano a mano che il trambusto, il contatto e lodore della folla lo avvolgevano
e che si allontanava ormai lipnotico rumore delle onde e leco della conversazione con Bernat delle ore
precedenti, considerava sempre pi folle il suo piano. Come avrebbe fatto a caricare la balestra in
mezzo a tanta gente? Se fosse riuscito a tirarla fuori dal sacco, avrebbe dovuto posarla per terra per
estrarre una freccia. E montarla, puntare e sparare. Era una follia!
Lo perse nuovamente di vista nella discesa de los Lleons, dove, davanti allingresso del Palazzo
Minore, si radunava la folla. Lo tranquillizz il fatto che tra i presenti non si vedesse il conte di
Navarcles e nello stesso tempo si chiese perch la cosa lo rasserenasse. Non volevano forse vendetta,
lui e Bernat? Riconobbe il giovane Estanyol mentre percorreva la discesa dellEcce Homo: ancora si
faceva largo tra i passanti con il sacco in spalla, di porta in porta, e girava attento attorno al palazzo,
sperando di veder uscire il capitano generale di re Giovanni, con la confusione che ne sarebbe nata.
Sapevano che il conte era dentro con il re, di nuovo malato, ma quel giorno non usc dal Palazzo
Minore.
Al tramonto Bernat desistette e ognuno si ritir a casa propria. Lui and a nascondere la balestra
in quel che restava dellimbarcazione smantellata di Hugo. Se la vedesse mia madre, mimpedirebbe
di vendicarmi, disse, a mo di scusa.
Saranno i soldati a impedirtelo, replic Hugo, scettico. Ormai persino le pietre della facciata
conoscono te e il tuo sacco, tante sono le volte che ci sei passato davanti!
In tal caso saranno anche stanche di vedere che c un moccioso insolente che mi segue,
aggiunse laltro con mala grazia.
No, non sono insolente. Sono curioso, semmai. Voglio vedere come riuscirai a estrarre la
balestra dal sacco, caricare la freccia...
Vuoi vederlo?
... senza che i soldati ti si buttino addosso...
Guarda.
... e ti diano una bella lezione...
Hugo tacque di colpo. Bernat aveva appoggiato il sacco sulla sabbia e, senza estrarne larma e
stringendone una estremit tra i denti, stava gi caricando la balestra. Sempre senza estrarla, spar
contro una delle imbarcazioni tirate in secca sulla spiaggia. La freccia trapass la canapa del sacco
lasciando appena un forellino, e sibil in aria conficcandosi con forza sul fianco della barca alla quale
aveva mirato. E pensa che l sar anche pi vicino. Non mancher il bersaglio.
Ce la pu fare, si vide costretto ad ammettere Hugo. Ci riuscir. Complimenti.
Fammeli quando avr ammazzato quel figlio di puttana.
Il giorno dopo si present simile al precedente: un bel sole e temperatura mite, molti cittadini
per le strade, molti nobili e cavalieri e ancor pi religiosi con le loro truppe di servitori. Per Hugo
cambiava solo una circostanza: aveva rinunciato al lavoro con i gatti, e ignor il messaggio che
Anselm, il cacciaratti, gli fece recapitare per richiamarlo ai suoi doveri. Sentiva che la sua vita sarebbe
cambiata. La sua attenzione fu catturata dalla figura di Bernat, con il sacco in spalla. Era intelligente e
aveva labilit e la risolutezza necessarie. Bisognava solo capire se avrebbe avuto abbastanza fegato.
La giornata trascorse come la precedente: la gente entrava e usciva dal palazzo, ma nulla
lasciava presagire cosavrebbe fatto il conte di Navarcles. Era met mattina, poco prima che il sole
arrivasse allo zenit, quando a Hugo, che annoiato e dimentico di ogni prudenza si perdeva a guardare i
passanti e le loro vesti, ora semplici ora lussuose, e cercava di coglierne le conversazioni standosene
appoggiato a un muro oppure muovendosi tra la gente, parve di vedere il Cane Rognoso che veniva
dalla spiaggia dalla discesa de los Lleons. Non diede importanza alla cosa finch i loro sguardi non
sincrociarono e, anche da lontano, percep un lampo dira nei suoi occhi. Juan Amat sincammin
verso di lui con decisione, sempre pi rosso in faccia a ogni passo. Qualsiasi cosa lavesse fatto
arrabbiare, non gli interessava, concluse Hugo, che gir sui tacchi e allung il passo per allontanarsi.
Voleva arrivare alla discesa dellEcce Homo e da l... Poi per vide i suoi compari. Venivano da Lleons
e lavevano notato. Si guard alle spalle per capire se era unimboscata. Lo era di sicuro. Il Cane
Rognoso era con due suoi seguaci. Aveva avuto tutto il tempo di individuarlo e sorprenderlo e... Razza
di cretino che sono!, si disse.
Dove credi di andare? sbott Juan Amat quando lo raggiunse con i suoi compari,
complicando ulteriormente il passaggio alla gente.
Non avevamo un patto?
Laltro fece una risata falsa. Lavremmo ancora se laccetta fosse stata davvero di tuo padre.
Cosa?
Apparteneva al re!
Non lo sapevo, cerc di difendersi Hugo. Mio padre...
Aveva la croce di Sant Jordi incisa sullimpugnatura. Come facevi a non saperlo?
Io credevo...
Hugo non aveva previsto che Juan Amat sarebbe andato in giro a esibire a destra e a manca la
sua accetta. La voce si era diffusa e qualcuno, probabilmente un maestro o un artigiano di quelli che
lavoravano nei cantieri navali e avevano sentito le grida di Juan il Navarro il giorno in cui non era
tornato il conto, laveva denunciato. Laiutante del luogotenente si era rifiutato di accettare le scuse del
ragazzo che, abbandonata liniziale superbia, aveva deciso di accusare qualcun altro, piccolo e
stranamente provvisto di scarpe buone, dicendo di aver ricevuto larma da lui. E perch quel
ragazzino ti avrebbe dato un oggetto di tanto valore? A quanto pareva, Juan Amat aveva balbettato
scuse incomprensibili, mentre il Navarro ripeteva tra s le parole: Scarpe buone. Chi altri poteva
essere, se non Hugo? Aveva cercato dinsabbiare la faccenda, come poco tempo dopo si era visto
costretto a fare di nuovo, quando era stato un balestriere a lamentare la sparizione di unarma. Ci
nonostante, si era ripromesso che non gli avrebbe concesso una terza occasione. Il furto si era risolto
con la restituzione dellaccetta e una multa, pagata dal padre del Cane Rognoso, che poi si era rifatto
abbondantemente sul figlio a suon di botte e ceffoni.
Una lezione che bruciava ancora nel ricordo di Juan Amat, ora di fronte al responsabile,
accerchiato e spaventato.
Io... tent di giustificarsi Hugo.
Uno schiaffone lo zitt. Un attimo dopo, i compari del Cane Rognoso formarono un capannello
intorno ai due, in modo che i passanti non vedessero che il loro capo stava picchiando Hugo e che
questi si difendeva come faceva con gli altri ragazzi dei cantieri, salvo poi, al terzo pugno, optare per
proteggersi la faccia e la testa con le braccia e con le mani.
Bambini! si lament una donna.
Andate a giocare altrove! li esort uno scrivano che, come la donna di poco prima, li schiv
per proseguire lungo la sua strada.
Un altro passante stava per sgridarli quando Bernat piomb loro addosso, rompendo il
capannello a manate. Cosa fate? Lasciatelo in pace! grid.
Gli amici del Cane Rognoso, superata la sorpresa, diressero i loro colpi verso Bernat. Il
capannello si allarg, con la gente che si faceva da parte. Alcuni gridarono, altri cercarono di contenere
il tafferuglio, creando solo maggiore confusione. Il sacco sulla spalla di Bernat si strapp; la balestra e
le frecce caddero per terra nel momento esatto in cui alcuni soldati accorrevano per riportare lordine.
Curiosi e contendenti si appartarono alla vista della balestra e delle frecce, come se fossero state
indemoniate. Il Cane Rognoso e i suoi compari scapparono a gambe levate ancora prima che le armi
toccassero terra, spingendo e sgomitando tra la folla. Rimasero solo Bernat, incredulo alla vista
dellarma con cui avrebbe dovuto compiere la sua vendetta, e Hugo, con la schiena incollata alla parete,
senza fiato, il labbro e un sopracciglio insanguinati, tremante.
Di chi  questa balestra? chiese uno dei soldati.
Bernat non rispose, ma qualcun altro lo fece per lui: Di quello l, indic, e molti dei presenti
annuirono. La portava nel sacco.
Arrestatelo, ordin il soldato ai compagni. E quello? aggiunse indicando Hugo con il
mento.
Lui non centra niente, lo difese una donna. Lo stavano picchiando certi... La donna si gir,
guardandosi attorno, ma non si vedevano pi n Juan Amat n i suoi compari.
Sono scappati, disse qualcuno.
 vero, hanno spinto anche me, conferm un religioso.
Cos come laccusa a Bernat, anche le parole della donna sul conto di Hugo vennero avallate,
bench lei avesse solo intuito cosa stava succedendo allinterno del capannello.
Daccordo, disse il soldato annuendo. Portate questo nelle segrete del palazzo, indic ai
suoi compagni, poi guard Hugo: E tu, non restartene l impalato.
...
.
...
5.
...
.
...
Mar lo teneva per mano e lo tirava come se fosse un bambino piccolo. Hugo non si azzard a
liberarsi da quella mano scarna ma decisa. Ci aveva provato nel tragitto da piazza del Blat al ghetto, ma
la donna laveva sgridato e aveva stretto ancora di pi, con la forza che ci si poteva ragionevolmente
aspettare da una donna molto pi giovane di messer Arnau, che aveva ventanni pi di lei.
Camminando in quel modo arrivarono in piazza Sant Jaume.
Si erano incontrati appena oltre il ghetto, superata la discesa di Pres, in piazza del Blat. Hugo
aspettava Mar davanti allingresso della prigione del governatore di Barcellona, dove la donna era
andata a portare cibo al figlio, temendo che morisse di fame. Aveva pianto alla vista dei lividi che lui
cercava inutilmente di nascondere, risultato della tortura cui lavevano sottoposto, e alla fine aveva dato
un paio di monete alla guardia, supplicandola di trattare bene Bernat. Sapeva che non avrebbe potuto
dargli altri soldi, perch Boixads, il socio di Arnau, era sbottato quando gli avevano annunciato la
visita della vedova.
Il mercante non laveva neanche fatta entrare nella sala da pranzo.
Tuo figlio ha ammesso che voleva uccidere il conte di Navarcles...
Lhanno torturato! Lui non avrebbe mai...
Boixads non le aveva dato retta. Stava per attentare alla vita di nientemeno che il capitano
generale di re Giovanni, era esploso, biascicando tra i denti, teso, sulla porta dingresso, preoccupato
che qualcuno potesse vederli insieme.
No!
 impazzito?
Francesc...
Non voglio vederti mai pi! N te n tuo figlio... se mai dovesse uscire di prigione.
Francesc, ti prego...
Vuoi rovinarmi?
Quelle due misere monete e un po di cibo erano stati tutto ci che Mar aveva ottenuto da
Francesc Boixads dopo avergli promesso che non lavrebbe mai pi cercato.
Ho fatto quanto era in mio potere, si era giustificato lui, e aveva chiuso la porta prima che la
vedova del suo vecchio socio gli girasse le spalle.
Mar non era mai entrata nel ghetto, non conosceva le persone che Arnau stimava tanto. Dalla
morte del marito aveva seguito il suo consiglio: doveva evitare di avere contatti con loro. Data la
situazione, per... Bernat aveva bisogno di aiuto, anche a costo di chiederlo agli ebrei, e lo stesso
valeva per quel moccioso che continuava a cacciarsi nei guai e a farsi coinvolgere nelle risse. In
prigione, Bernat le aveva chiesto di Hugo, come se fosse preoccupato pi per il futuro del ragazzo che
per il proprio. Lhanno cacciato dai cantieri per colpa nostra, aveva spiegato alla madre, che gi lo
aveva saputo per bocca di Juan il Navarro. Gli ho detto di cercare Jucef Crescas. E aveva aggiunto,
ridendo: Nessuno muover mai pi un dito per quel... Per quellinsolente.
Mar si aggrapp alla scusa del ragazzo. Se avesse accompagnato Hugo, avrebbe conosciuto
Jucef. E se questi le avesse offerto di nuovo il suo aiuto, lei non avrebbe esitato ad accettarlo, ebreo o
non ebreo... Bernat ne aveva bisogno.
Mar e Hugo si fermarono allimboccatura della piazzetta, nei pressi della chiesa di Sant Jaume,
con il suo atrio gotico formato da cinque archi a ogiva sul davanti e altri due laterali. Hugo si sent
osservato dagli uomini e dalle donne che discorrevano allombra del portico. Superarono la chiesa e la
facciata posteriore della Casa de la Ciutat, addentrandosi in uno spazio irregolare occupato da un
grande olmo che faceva le veci della colonna a cui si legavano i condannati alla pubblica gogna; un
altro spazio destinato alla vendita allincanto, dove si mettevano allasta i beni di chi aveva subito un
pignoramento o era deceduto; e, soprattutto, un buon numero di edicole, simili a casette addossate ai
muri perimetrali della piazza, dove gli scrivani copiavano o redigevano i documenti e le lettere
commissionati dai clienti.
Passarono tra la gente raggiungendo una delle due porte del ghetto, dove sgorgava una fonte e
sinnalzava una torre.
Conosci Jucef Crescas? chiese Mar al custode del ghetto. Siamo qui per vederlo.
Certo che lo conosco.
Il custode ordin a un bambino che scorrazzava nei paraggi di fare loro da scorta. Jucef abitava
in quella che era stata la casa di suo padre, un edificio di due piani con un piccolo giardino sul retro,
nella via che per i cristiani era via Call  per gli ebrei era invece semplicemente quella che andava da
piazza Sant Jaume alle nuove mura  poco prima dellincrocio con Banys Nous. Jucef non aveva
mantenuto solo la casa di Hasdai Crescas, ma anche la sua professione: faceva il prestatore.
Lebreo li ricevette con una tunica ricamata e un sorriso aperto e sincero. Non appena furono
entrati in casa, ordin a una serva di portare Hugo in cucina e di farlo mangiare. Il ragazzo non pot
sentire, quindi, di cosa parlarono lui e Mar in giardino: dei soldi necessari per lavvocato che avrebbe
difeso Bernat, di quelli da pagare per comprare la sua libert...
I Puig non lo permetteranno mai, lo interruppe Mar.
Jucef non le diede retta: dovevano lottare. Cosa ti serve?
Pace, rispose Mar. Sapere che mio figlio sta bene per poter raggiungere Arnau con lanimo
sereno.
Farti raggiungere Arnau non  in mio potere. Quanto a tuo figlio, ci proveremo, ma nessuno
deve sapere che c un ebreo dietro, promise Jucef.
Grazie.
Arnau ha salvato la vita a me, a mia sorella e a Sal. Sfortunatamente Raquel  morta, mentre
Sal vive ancora, qui, a Barcellona. Deve avere una cinquantina danni, cinque pi di me.  un medico,
e lo  anche una delle sue figlie.
Hai gi pagato il tuo debito, ricord Mar. Arnau ha sempre detto che tuo padre...
La vita non ha prezzo, la interruppe Jucef. Un debito del genere non si ripaga mai.
Decisero di cercare un modo per aiutare Bernat senza che si sapesse degli ebrei.
Non preoccuparti, disse Jucef. Siamo abituati a operare in modo discreto, se non addirittura
clandestino. Ne abbiamo i mezzi. Fintantoch non avrai raggiunto Arnau, cosa posso fare per aiutare
te? aggiunse con un sorriso, protendendosi sulla sedia per prenderle affettuosamente le mani.
Jucef non aveva la possibilit di dare un lavoro a Hugo, dal momento che il ragazzo non sapeva
n leggere n scrivere, per cui mandarono a chiamare Sal, che si present con uno dei suoi figli. I
nuovi arrivati fecero le condoglianze a Mar.
Non avrei mai immaginato che un uomo come Arnau potesse morire in quel modo... Mi
dispiace tanto, ripet Sal.
Cos che sai fare, ragazzo? chiese il figlio di questi, un uomo sulla trentina, quando Hugo
entr nella stanza.
Il ragazzo scroll le spalle. So qualcosa di falegnameria navale, si azzard a dire. I tre ebrei
scossero la testa contemporaneamente. So fare il catrame per calafatare... La scossero di nuovo.
Fare commissioni e consegne. Silenzio. Hugo si sentiva esaminato. Mar gli sorrideva,
incoraggiandolo a dire qualcosa di appropriato. Il ragazzo prefer non parlare dei gatti. Sono anche
capace di portare in giro una palla di ferro per parecchio tempo, aggiunse invece, mimando il gesto di
raccogliere la palla di ferro del genovese. Si stup di vedere che il giovane ebreo sobbalzava,
mostrandosi interessato.
Per quanto tempo?
Tutto quello che serve, afferm Hugo.
Senza muoverti?
Certo... esit.
Il figlio di Sal and a prendere alcuni grossi tomi che stavano su un mobile, si avvicin a Hugo
e glieli mise tra le braccia.
Fermo! ordin.
Hugo era impassibile su una pedana a uno degli angoli di piazza Sant Jaume, accanto alla chiesa
e al suo atrio ogivale, con in mano un codice, un libro grande e pesante ricoperto di cuoio rosso. Jacob,
il figlio di Sal, gli rivolse unocchiata gentile e lo incoraggi a girare tra i compratori. Hugo restava
immobile accanto a ciascuno di loro con lo sguardo perso in lontananza, per non disturbarli mentre
quelli esaminavano attentamente il codice battuto allasta.
De animalibus, scritto dal vescovo e insigne dottore della Chiesa Alberto Magno,
declamavano Jacob e i suoi due figli. Non troverete una sola copia come questa.
Non era il primo libro che Hugo mostrava, con i capelli tagliati per loccasione, camicia pulita e
mani e unghie curate. Ne avevano gi venduti parecchi di simili. Per un buon manoscritto erano arrivati
a pagare quarantatr libbre: pi del doppio di quello che avrebbe guadagnato Arsenda in dieci anni al
servizio di quella monaca di cui non ricordava mai il nome, pens Hugo. Alcune copie potevano
costare pi di una casa di Barcellona. Jacob, il banditore, era esultante. Si trattava del patrimonio di un
ricco mercante della citt che era morto. La scarsezza di denaro contante, come succedeva spesso con
la maggior parte delle eredit, comportava la messa allasta dei beni del defunto per far fronte al
pagamento dei debiti e alla successiva ripartizione del resto tra gli eredi.
La vendita allincanto dei beni del mercante, che era stata annunciata pi di un mese prima,
coincise con il soggiorno a Barcellona della corte del re e la celebrazione del concilio sullo scisma della
Chiesa dOccidente. Molti personaggi altolocati si trovavano in citt e numerosi furono coloro che
richiamarono lattenzione di Hugo affinch si avvicinasse e mostrasse loro il libro: vescovi e nobili,
letterati, cittadini illustri e mercanti. Alcuni, pochissimi, lo sfogliavano; altri si limitavano ad
ammirarlo, quasi tutti facevano speculazioni sul prezzo che avrebbe raggiunto e sullidentit del
compratore. Non muovere neanche un muscolo, gli aveva ordinato Jacob prima dellasta. E Hugo
non laveva fatto, anche se a un certo punto il conte di Navarcles in persona, Gens Puig, si era
avvicinato al palco per sfogliare un trattato di cavalleria, scherzando con un paio di nobili che lo
accompagnavano. Il capitano generale non riconobbe Hugo, anzi gli diede un affettuoso buffetto sulla
guancia prima di passare a esaminare una serie di gioielli e oggetti dargento, destinati anchessi
allasta, commentando con il notaio il costo e le caratteristiche di ogni pezzo. Chi invece riconobbe
Hugo fu il Cane Rognoso, che spuntava ovunque ci fossero pi di due persone riunite, come in quelle
aste caotiche, in cui fioccavano le occasioni per impossessarsi di un oggetto lasciato incustodito. Le
guardie intensificarono la vigilanza allarrivo della banda, e i due figli di Jacob, due ragazzi robusti
leggermente pi grandi di Hugo, si piantarono davanti a Juan Amat, che gi conoscevano. Non ci fu
bisogno di dire niente.
Lasta dur tre giorni, durante i quali i ricchi di Barcellona lottarono, a volte per vero interesse,
altre per pura e semplice vanit, per mettere le mani sui beni del mercante morto. Jacob e i suoi figli
persero la voce, a furia di declamare a squarciagola gli oggetti in vendita, il loro valore e la base dasta,
cos come il pregio di alcuni bicchieri dargento o di un certo anello con smeraldo o di una serie di
stoffe ricamate. Se questo gi costava fatica, maggiore fu quella che dovettero fare quando
presentarono al pubblico gli abiti, le suppellettili e i mobili usati, alcuni logori e molti in pessimo stato,
rimasti dopo che nobili e prevosti si furono dati per soddisfatti. Lasta prosegu con le sporte e le corde,
i piatti e le scodelle, gli orinali, le padelle, i giacigli, i candelabri di terracotta sbeccati, un tavolo con
una gamba zoppa... Persino dalloggetto pi vecchio, danneggiato o assurdo dovevano ricavare soldi,
per pochi che fossero; gli abitanti della citt lo sapevano e si accalcavano attorno alla pedana per
procurarsi una camicia vecchia o un paiolo di rame a buon mercato.
Hugo non doveva pi n stare fermo n esibire oggetti di valore. Prendeva parte a quel caos
seguendo le istruzioni di Jacob e dei suoi figli, che non si fermavano e non tacevano un attimo. E cos
consegnava i beni a chi se li aggiudicava, mentre il banditore assegnava gli oggetti, a volte senza dare il
tempo di rilanciare con unofferta superiore, dal momento che la roba da vendere era tanta. Non
preoccuparti, spieg Jacob a Hugo, agitato per tutta quella fretta. Alla prossima offerta staranno pi
attenti e compreranno qualsiasi cosa. Chi sar il fortunato che si aggiudicher questa magnifica
candela? grid un attimo dopo alla gente, mostrando una candela mezza consumata come se si
trattasse di un tesoro inestimabile.
Hugo fu tentato di alzare la mano per quel mozzicone di candela che avrebbe rischiarato le sue
notti. Avrebbe anche rilanciato lofferta per una corda, se solo avesse avuto qualche moneta. E per
alcune scodelle di porcellana decorate con un motivo verde e viola, che sarebbero piaciute molto a sua
madre. Invidi luomo che se le aggiudic con unofferta minima, che Jacob non prov nemmeno a far
aumentare. E le camicie... Quanto sarebbero piaciute, ad Arsenda!
Alla fine liquidarono tutti i beni del mercante: nulla rimase invenduto. Al tramonto del terzo
giorno, il notaio chiuse i suoi libri e Jacob intasc la commissione delluno per cento che spettava agli
esecutori testamentari: una percentuale rilevante, che aumentava nel caso delle vendite speciali, come
quelle dei libri o dei gioielli. Jacob, i suoi due figli e Hugo si allontanarono poco prima dellimbrunire,
come facevano ogni giorno, ma in quelloccasione lebreo lo premi con tre monete di scarso valore.
Nellaccordo concluso tra Mar, Jucef e Sal, che comprendeva i pasti, un giaciglio e un cambio di
vestiti una volta allanno, non rientrava una paga fissa. Ci nonostante, Jacob volle premiarlo per non
essersi mosso, mentre, senza malizia, rimproverava con lo sguardo il figlio che Hugo aveva
rimpiazzato.
Grazie, riusc a dire il ragazzo.
Sbrigati, o la campana suoner il seny del lladre e ti ritroverai chiuso qui dentro. Ci vediamo
domani al deposito, lo esort Jacob.
Hugo non ci pens due volte e infil la porta de los Orbs per uscire da Barcellona, prima che la
campana del palazzo del governatore, in cui era ancora rinchiuso Bernat, suonasse il coprifuoco
invitando la gente a tornare nelle proprie case, mentre venivano chiusi gli accessi alla citt. David, il
figlio minore di Jacob, che non riusciva a stare fermo mentre gli acquirenti guardavano i libri e gli altri
oggetti, laveva accompagnato il primo giorno, quando Mar aveva deciso di presentarsi al ghetto.
Possiamo offrirti un lavoro, gli aveva detto, mentre giravano per Barcellona.
Hugo si era sentito un po a disagio, dal momento che era insieme a un ebreo con la
caratteristica tunica con il cappuccio e la rotella gialla allaltezza del petto. Aveva avuto limpressione
che la gente li guardasse.
Notando le occhiate furtive di Hugo, laltro aveva cambiato discorso. Non preoccuparti. Di
solito non mangiamo nessuno. Ti aiuteremo.
Hugo aveva balbettato quelle che avrebbero dovuto suonare come scuse.
Ti ci abituerai, lo aveva rassicurato David. Senti, possiamo camminare insieme e
chiacchierare... possiamo persino ridere, se ci va, ma non potremo mai vivere insieme. Nessun cristiano
pu vivere sotto lo stesso tetto con un ebreo, hai capito? Ecco perch usciamo dalla citt, ed ecco
perch ti toccher andare avanti e indietro tutti i giorni.
Lhort i vinyet, lorto e il vigneto di Barcellona. Cos veniva chiamata la grande pianura
coltivata che si estendeva appena fuori dalle mura. Si trattava di una zona molto fertile e protetta con
particolare zelo dalle autorit cittadine, dove si trovavano piccoli nuclei abitativi come Sant Vincen de
Sarri, Sant Mart de Provenals, Vallvidrera, Santa Maria dels Sants e Sant Gervasi de Cassoles, per
fare qualche nome, e un paio di monasteri  quello di Valldonzella e quello delle clarisse di Pedralbes 
ma si trattava in particolare di una zona su cui si erano lanciati i mercanti e i probiviri di Barcellona,
avidi di terre per emulare lo status dei nobili e dei cavalieri. Castelli, baronie, interi paesi con o senza
giurisdizione, censi: i potenti della citt erano disposti a comprare qualsiasi cosa sul territorio catalano.
Ci determinava un cambiamento sostanziale delleconomia del principato, dal momento che il denaro
finiva in terreni e rendite invece di sostenere la spinta commerciale, il rischio mercantile che tanto
aveva arricchito Barcellona. Compravano anche nella zona dellhort i vinyet, per cui non era cos strano
trovare masserie dai muri spessi, isolate e fortificate, di propriet dei ricchi probiviri della citt. Il resto
lo investivano in orti, frutteti e soprattutto vigneti. Agricoltori salariati e schiavi, questi erano i
personaggi che transitavano per le immense vigne nei dintorni della capitale, grazie ai quali i magnati
sfruttavano le tenute.
Sal possedeva uno di questi vigneti fuori dalle mura, a met della strada per Sant Vincen de
Sarri.
Allora anche tuo nonno  ricco... aveva indagato Hugo dopo che David gli aveva parlato
dellacquisto delle terre da parte dei probiviri di Barcellona.
No! Il ragazzo era scoppiato a ridere.  un medico. E non  ricco. La mia famiglia, come
altre di origini ebraiche, possiede vigneti fuori dalle mura della citt da molti anni, e ora, con le nuove
mura, anche dentro, nel Raval. Voi cristiani potete comprare qualsiasi vino, ma noi possiamo
consumare solo vino ritualmente puro.
Hugo aveva guardato David e continuato a camminare, aspettando spiegazioni che non erano
tardate ad arrivare.
Luva pu anche essere cristiana, ma i processi di vinificazione, lavorazione, pigiatura,
pressatura, travaso, chiarificazione, conservazione e via dicendo devono essere svolti per forza da
ebrei, senza lintervento dei cristiani.
Se luva pu essere cristiana, perch avete bisogno di avere i vostri vigneti, come mi hai
raccontato? Basterebbe comprare luva...
E a quale prezzo ce la venderebbero i cristiani? Risulterebbe pi cara delloro.  gi successo
altre volte, nelle annate cattive, quelle che ci danneggiano tutti... siamo uguali, in questo...
A quel commento, Hugo si era girato, trovandosi davanti il sorriso di David. Non era sicuro che
agli occhi della gente fossero uguali, ma aveva preferito non discuterne.
Voi cristiani potete comprare il vino in altri posti, con il permesso delle autorit. Noi no.
Spesso non ci permettono di comprare vino puro da altre comunit ebraiche, anche nel caso che ne
abbiano di pi da vendere, e se dobbiamo comprare luva dai cristiani...
Avevano camminato tra vigneti e orti; Barcellona e il mare alle spalle e le montagne di
Collserola, davanti e sopra di loro. Quello che David bad bene di tacere, consapevole della diffidenza
di Hugo nei confronti della sua gente, era che la maggior parte delluva cristiana che entrava nel ghetto
della citt era una sorta di pagamento a fronte di prestiti concessi dai banchieri ebrei, che, prima di
concederli, avevano fissato il prezzo delluva e deciso che fungesse da moneta di scambio. In quel
modo il viticoltore rispettava la legge e la comunit aveva garantita la quantit di uva per coprire le sue
necessit.
Se luva non potesse essere cristiana, tu, da cristiano che sei, non potresti lavorare nelle vigne
di mio nonno, aveva concluso David.
Hugo alternava infatti le due occupazioni: assistente del banditore daste Jacob e aiutante
dellaltro figlio di Sal, Mahir, che non solo faceva il viticultore e il sensale, ma preparava anche quei
rimedi per i medici ebrei che richiedevano come ingrediente il vino o il suo distillato, laqua vitae.
Magro e tonico, Mahir aveva un carattere perfettamente armonizzato al ritmo delle piante cui dedicava
la vita; sembrava che solo la siccit, le inondazioni o le piaghe potessero alterare il suo umore.
Con lapprovazione di Jucef e Mar, Sal aveva disposto che Hugo dormisse nel palmento,
ledificio che ospitava le installazioni necessarie alla produzione del vino e dove si custodivano gli
attrezzi e gli utensili per la coltivazione delle viti. Aggiunse che non ci viveva nessuno: non era una
casa ebrea, e, oltretutto, agli ebrei era permesso assumere cristiani per i lavori agricoli.
Ma la notte in cui termin lasta dei beni del mercante e Hugo arriv al palmento con le sue tre
monete strette nella mano destra trov invece qualcuno. Sal laveva avvertito al riguardo: A volte io
o mia figlia curiamo i malati, nella vigna. Mar se nera stupita. S, aveva continuato a spiegare Sal.
Astruga, mia figlia, fa la levatrice, ma  anche medico. Re Pietro le ha concesso questo titolo, come
aveva fatto prima con sua madre e come spero che re Giovanni faccia con mia nipote. Le donne si
lasciano curare solo da altre donne, e spesso non possiamo trattare in casa i loro disturbi, davanti ai loro
mariti, e neanche nel ghetto. Solo in poche si rivolgerebbero a noi. Pertanto non ci resta che farlo di
nascosto, nelle vigne. Se alcuni di quegli uomini scoprissero le intenzioni della moglie o la sua
condizione...
Quel giorno Hugo aveva faticato a immaginare quali fossero i problemi di cui parlava, tolti i
rapporti sessuali. Suo padre e sua madre lo facevano spesso. Gemevano e gridavano, ma lindomani
tranquillizzavano lui e Arsenda, che alla fine ci si erano abituati.
Giura che non racconterai mai niente di quello che potresti vedere l dentro! La voce seria e
decisa di Sal laveva riportato alla realt, anche se si era stupito che un ebreo gli chiedesse di giurare.
Giuralo! laveva incalzato Mar, prima che potesse commettere un errore. E lui aveva giurato.
Dola, la nipote di Sal, figlia di Astruga, si premur di andargli incontro mentre lui rientrava
dalla vendita allincanto, prima che potesse raggiungere il palmento e aprire la porta. Doveva avere la
sua et, calcol Hugo alla luce del tramonto. La ragazza aveva i capelli castani, sciolti e folti, occhi
sagaci in una faccia dai lineamenti affilati, e un corpo che sembrava volersi affrancare dallinnocenza
per mostrarsi sensuale e voluttuoso.
Hugo? gli chiese. Si present dopo che lui ebbe annuito. Dovrai aspettare fuori finch non
avremo terminato.
E quanto ci vorr?
Non si pu mai sapere, per puoi approfittarne per controllare che non si avvicini nessuno.
Dola stava per mettere fine alla conversazione, quando si ferm a studiare il ragazzo,
scrutandolo dalla testa ai piedi. Hugo fin per innervosirsi, sotto quello sguardo inquisitore. Era sul
punto di dire qualcosa, ma lei lo anticip.
E pensare che il cugino David mi aveva assicurato che sapevi stare zitto, lo canzon.
Hugo balbett. E Dola lo prese in giro perch era arrossito.
Dola! chiam qualcuno dal palmento.
Devo andare. Hai capito, allora? Fa la guardia. E soprattutto, non spiare quello che stiamo
facendo dentro e non...
No, lanticip Hugo.
Non ti venga in mente di spiare dalla fessura grande della parete del capanno. Siamo intesi?
Lui rimase paralizzato. Lei pieg di lato la testa, con civetteria. Non verr nessuno, cerc di
rassicurarlo. Ma soprattutto... Stavolta la ragazza avanz di un paio di passi e Hugo pot sentirne il
respiro, caldo, avvolgente, e fece segno di no con la testa, senza neanche sapere perch.  importante
che chi  dentro non ti veda quando esce. Non devono sapere che in questa casa abita qualcuno.
Dola!
La voce adesso proveniva dallesterno del palmento. Era unaltra ragazzina, pi o meno della
stessa et della nipote di Sal.
Lei  Regina, la mia amica, disse Dola. Mia madre ci insegna...
Vieni! insistette Regina e scalci per terra, indicando con urgenza il capanno.
Le due ragazze sparirono in un batter docchi. Mentre guardava le centinaia di vitigni che si
estendevano davanti a lui come un esercito, Hugo si chiese se dovesse o meno spiarle. Gli ordini di
Dola lo avevano confuso. Perch gli aveva detto di quella grande fessura sulla parete? Dun tratto la
vide, laveva trovata senza fatica. Cerc di convincersi che non doveva farlo. Dentro dovevano esserci
Astruga, madre di Dola e figlia di Sal, e le donne di cui la ragazza gli aveva parlato. Non devo, si
ripet. Al terzo no, tuttavia, Hugo aveva gi un occhio incollato alla fessura.
Cerano cinque donne: Dola e Regina, che eseguivano leste le istruzioni di una terza,
probabilmente Astruga, la dottoressa, oltre a unaltra che non doveva avere pi di ventanni e unaltra
ancora che doveva essere la madre. Hugo osserv le ragazze che si avvicendavano a un pentolone
posato a terra, sulle braci: una mescolava, laltra ci versava il contenuto dei vasetti che le passava
Astruga. Non cos tanto. Un altro po. S. Ci siamo... ancora un po. Perfetto, gli parve di capire, pi
dai movimenti di Astruga che da quello che riusciva davvero a sentire. Tra una indicazione e laltra,
Dola guardava verso il punto in cui si trovava Hugo, e lui temette che lo potesse vedere. Non ebbe il
tempo di capirlo, perch non appena sua madre si rivolse alla ventenne, Dola gli sorrise. Regina si
volt verso la fessura e scosse la testa, con fare malizioso. Sapevano che le stava guardando, che era l.
Stava per spostarsi, quando Astruga chiam la figlia. Regina rimase a occuparsi del contenuto
del pentolone e le altre due si avvicinarono alla donna bisognosa di cure, mentre Astruga faceva segno
alla madre di questultima di allontanarsi. Hugo vide che la donna chinava la testa e obbediva, come se
il futuro non fosse pi nelle sue mani. Si chiese cosa stessero facendo. La denudavano! Distinto, pi
che incollare locchio alla parete, vi ader con tutto il corpo, come se cos facendo potesse vedere di
pi. Non prest alcuna attenzione alle occhiate di sguincio che Dola gli lanciava; trem mentre
Astruga e la figlia scoprivano i segreti di quel corpo ventenne, il seno grande e sodo, i fianchi larghi e
un pube coperto da una peluria corta e riccia, castana come quella che incorniciava il volto della
ragazza che le lasciava fare con unaria pi rispettosa che sottomessa.
Quando la ragazza fu nuda, Astruga la fece avvicinare al pentolone e le fece vedere come
mettersi: a cavalcioni, un piede per lato, le gambe ben divaricate perch non si bruciasse con le braci.
Regina continu a mescolare il liquido in ebollizione e Dola porse alla giovane una specie di bastone
ricurvo, affinch ci posasse le natiche e potesse resistere in piedi per tutto il tempo necessario. Poi,
mentre i vapori salivano tra le gambe della ragazza, Astruga le disse di cercare di aprirsi pi che
poteva.
Deve penetrare fino alle tue viscere! grid. Altrimenti non abortirai il bastardo che porti in
grembo.
Hugo rimase assorto, come incantato. Osservava la giovane, che si premeva la vulva e il
clitoride, ora con dolcezza ora con violenza, graffiandosi, sudando, il corpo impregnato dei suffumigi,
ansimante, con il seno che si sollevava e si abbassava al ritmo del ventre, che si contraeva
spasmodicamente come se volesse assorbire il fumo capace di ridarle la libert, lonore... o magari un
fidanzato o un marito.
Ti avevo detto che soprattutto...
Hugo balz indietro, con il cuore in gola. Non si era accorto che Dola era uscita dal capanno.
Chiss se laveva fatto anche Regina. Non os guardare di nuovo dalla fessura e neanche girarsi verso
Dola. Sent di essere bagnato in mezzo alle gambe. Si tast... Anche la camicia! Oddio! Rimase
rivolto verso la parete, immobile.
Allora? chiese lei prima di capire, e scoppiare a ridere. Laggi c una cisterna, disse
beffarda, indicandogliela. E non tornare. Ormai manca poco e usciranno.
Hugo non disse nulla. Gir sui tacchi e corse verso la cisterna.
Pace a te! riusc a sentire che gli diceva Dola.
Nei giorni seguenti Hugo lavor agli ordini di Mahir.
Sai qualcosa sulle viti? gli chiese questi. E sugli alberi, sullorto, sulla terra? Perch ti hanno
mandato da me, allora?
Hugo scroll le spalle. Di sicuro avrebbe preferito stare con Jacob, il battitore dasta, Mahir
per gli aveva detto che al momento non aveva bisogno di lui.
Il punto  se ne avr io, si chiese alla fine Mahir.
Era linizio di luglio. Si diressero a unestremit della vigna, dove le piante avevano solo un
anno.
Il sole e il caldo di questo periodo sono molto dannosi per le viti giovani, gli spieg Mahir
prima di insegnargli a smuovere la terra ai piedi della pianta e a ricompattarla per bene, affinch il sole
non filtrasse seccando le radici.
Lavorarono al sole fino allo sfinimento, per diversi giorni. Hugo crollava stremato dopo aver
consumato il pasto quotidiano che Mahir gli offriva non appena rientrava al palmento. Chi sorvegliava
tutti questi attrezzi prima che io venissi a dormire qui? gli chiese.
Abbiamo guardiani che sorvegliano gli orti e i vigneti.
Dopo le vigne nuove passarono alle vecchie e diserbarono tutto il terreno, Mahir con una
piccola zappa e Hugo a mano. Lebreo sembrava non patire il caldo, la fatica e neanche la stanchezza,
secco comera, mentre Hugo non riusciva quasi a reggersi in piedi dal male tremendo alla schiena che
gli venne a forza di lavorare chino.
Mahir non faceva caso alle sue lamentele. Sei giovane, argomentava. Passer.
Hugo non si lament delle ferite che si era procurato, pensando che non ne valesse la pena,
invece Mahir ne tenne conto: alcune piaghe che gli vide sulle mani mentre pranzavano allombra di un
fico nei pressi del palmento avevano davvero un brutto aspetto.
Siamo molto avanti... Nonostante la tua inesperienza.
Hugo alz uno sguardo torvo dal formaggio che stava tagliando.
Mahir sorrise. Devo ammettere che hai lavorato sodo. Dopo mangiato andremo a trovare mio
padre perch veda le tue mani.
Sal non era in casa, ma cerano Astruga e Dola, che vivevano con lui da quando la prima era
rimasta vedova. Mentre la serva cercava la moglie, Mahir accompagn Hugo in una stanza dove
cerano una sedia, un tavolo e una branda; il resto della stanza era pieno di strumenti medici che il
ragazzo non aveva mai visto, poi moltissimi libri e uninfinit di contenitori e flaconi. Hugo si stava
sforzando di abituarsi agli odori indefinibili che si mescolavano, predominando gli uni sugli altri, e alla
nausea che gli procuravano, quando entrarono Dola e laltra apprendista levatrice, Regina. Hugo
arross. Il calore e il sangue gli montarono a fiotti alla faccia mentre le due amiche, fingendo di
rispondere al saluto di Mahir, guardavano sfacciatamente il suo inguine. Il ragazzo si drizz e cerc di
ricomporsi, sicuro che non si potesse pi distinguere niente, visto che da giorni si trascinava nella
vigna. Poi apparve Astruga.
Vi lascio qui, disse Mahir a mo di commiato. Poi si rivolse a Hugo. Ho la sensazione che
per alcuni giorni non potrai lavorare... nelle vigne, gli disse prima di dargli una pacca sulla spalla.
Mia sorella ti curer bene.
Per qualche strana ragione, Hugo si sent abbandonato, come se Mahir lo avesse lasciato in
balia di persone prepotenti.
Eri tu il protetto di Arnau? esord Astruga, prendendogli le mani per esaminarle. Hugo stava
per rispondere, ma la donna lo anticip. Era un bravuomo. N tu n io saremmo vivi se non ci fosse
stato Arnau Estanyol, aggiunse, rivolgendosi poi alla figlia. Portatelo al pozzo e lavategliele bene, in
modo da togliere tutta la terra che c nelle ferite.
Varcarono una porta che dalla stanza conduceva nellorto, e il profumo dei fiori, la frescura
serale e la luce che giocava con mille colori finalmente placarono il suo spirito. Hugo mise le mani
sulla bocca del pozzo e le ragazze gliele fregarono delicatamente con lacqua del secchio.
 vero, disse Dola.
Cosa? chiesero quasi allunisono gli altri due.
Che non potrai lavorare per qualche giorno.
Hugo trov il coraggio di guardarla. Sembrava provocarlo.
Regina, va a chiedere a mia madre se vuole altro dal pozzo, disse lei, senza distogliere gli
occhi da Hugo, le mani posate sui palmi di lui. Ti prego, aggiunse, prevedendo le proteste
dellamica.
Restarono soli. Hugo voleva... be, gli sarebbe piaciuto sapere perch gli avesse rivelato di
quella fessura nel muro. Arross al ricordo della ragazza con le gambe aperte... E subito dopo ricord la
vergogna, quando Dola era uscita. Immagin il giovane e piccolo seno di Dola che saliva e scendeva
come...
Eh! grid lei, e si scost con violenza.
Scusami, non volevo... cerc di scusarsi.
Scusami, non volevo... ripet Dola beffarda. Vizioso! E poi, hai forse dimenticato che sono
ebrea?
Hugo non sapeva cosa dire. Era vero: lui era cristiano e lei ebrea. Qualsiasi pensiero di tale
natura era proibito. Non abbiamo fatto... niente, balbett. Nessun sacerdote ne terrebbe conto,
afferm senza troppa convinzione, lo sguardo fisso sulle proprie mani ferite.
Ai tuoi sacerdoti poco importa che un cristiano giaccia con unebrea, perch la considerano
una delle tante forme del potere che hanno su di noi.  lopposto a preoccuparli, semmai: le vostre
leggi infatti sono rigide nello stabilire che nel caso si sorprenda un ebreo a giacere con una cristiana,
entrambi saranno mandati immediatamente al rogo, sentenzi Dola. Hugo sospir.  la reazione
della mia comunit, quella che mi preoccupa. Credi forse che a loro piaccia che una donna ebrea stia
con un cristiano? Se  una bambina, la sfigurano tagliandole il naso perch smetta di piacere al
cristiano che la corteggiava.
Scusami, ripet lui, nervoso, senza sapere dove voltarsi.
Negli occhi, precis lei, intuendo il suo disagio. Guardami negli occhi.
Cos fece Hugo, e trov dolcezza in quegli occhi belli e marroni in cui colse anche un lampo di
gelo.
Astruga dice di entrare non appena avr le mani pulite! grid Regina dalla porta.
Perch hai voluto che guardassi quella ragazza? chiese Hugo mentre tornavano nella stanza
delle visite.
Era solo una cristiana, gli disse Dola, sorprendendolo. Una prostituta che era stata con chi
non doveva e stava pagando quello che neanche aveva per abortire il bastardo. Ti  piaciuto?
Hugo non rispose. Nella sua testa, gli occhi castani di Dola serano fatti di ghiaccio.
Mi  schizzato addosso il catrame bollente dei calafati, ment Hugo con Arsenda, quando la
sorella gli chiese delle ferite fasciate con bende pulite.
Aveva faticato a scalare il muro del convento di Jonqueres. Quando era giunto in cima, si era
guardato di nuovo le mani. Lunguento che Dola gli aveva spalmato bruciava ancora. Un bruciore che
inizialmente era stato insopportabile.
Fa male!
Taci! gli aveva ordinato la ragazza mentre Regina gli teneva ferma la mano.
E lui aveva taciuto. Adesso sperava solo che sorgesse un nuovo giorno e che Dola tornasse a
medicarlo, per quanto potesse bruciare. Curatelo per alcuni giorni, aveva disposto Astruga prima di
affidarlo alle cure di Dola e Regina.
Promosse medico da Astruga, le due ragazze si erano votate alla sua guarigione: commentavano
ed esaminavano la ferita da tutte le angolature, davano consigli che si rimangiavano un attimo dopo e
discutevano tra loro. In quellinferno di odori acri e penetranti, Hugo si ritemprava con la freschezza
delle due ragazze; una ventata di giovent, di aria pulita, lavvolgeva ogni volta che una di loro si
muoveva, lo sfiorava o gli prendeva la mano.
Poi, dopo che era stato medicato ed era di nuovo fuori, nellorto, le ragazze lo tempestavano di
domande sulla sua vita. Hugo era rapito da quei volti che lo interrogavano. Aveva raccontato loro del
padre, della sua morte e delle seconde nozze di Antonina. Dola aveva chinato la testa e spiegato che
anche lei aveva perso il padre.
Non lo conosco, aveva risposto Hugo a Regina, quando lei gli aveva domandato chi fosse il
suo patrigno.
Dunque non vedi pi tua madre? aveva chiesto la ragazza, ingenuamente. Non lhai pi
vista e lei non  pi tornata a trovarti?
No, non era tornata, e anche se lavesse fatto non avrebbe pi saputo dove cercarlo. Un dubbio
lo assal: e se fosse andata ai cantieri navali? No, Juan il Navarro lavrebbe avvisato, si disse. Quanto a
lui, aveva cercato di andare a far visita alla madre, una volta, un sabato in cui Mahir gli aveva dato la
giornata libera. Cerano solo sei leghe di strada per arrivare a Sitges, nove ore a passo spedito. Ma non
era andato molto oltre Castell de Fels, a tre leghe da Barcellona. Aveva cominciato a preoccuparsi non
appena aveva varcato le porte della citt ed era stato sommerso da uninfinit di domande sulla nuova
famiglia della madre. E se non lo amava pi? Era stato in grado di scacciare quel sospetto solo grazie al
ricordo del sorriso di Antonina, ma non era riuscito a reprimere la paura che lo aveva assalito vedendo
la strada deserta che gli si apriva davanti alluscita da Sant Boi. Lui non era mai uscito da Barcellona.
Le storie di violenza che gli erano arrivate alle orecchie gli erano tornate in mente tutte in una volta:
scorrerie di nobili che rapivano o ammazzavano i viandanti; briganti, schiavi in fuga, corsari, streghe,
demoni...
A mano a mano che si era avvicinato al massiccio del Garraf, gli orti e i campi coltivati
sparivano, cedendo il passo a distese di pascoli solitari. Hugo aveva ascoltato il silenzio. Il rumore di
un ramo che si spezzava lo aveva di colpo spaventato. Si era fermato in mezzo alla strada, attento a
cogliere i suoni che gli parevano terrificanti. Cera chi assicurava che le streghe si nascondessero in
boschi come quelli, che facessero sparire il membro degli uomini e lo infilassero in una scatola dove
quello continuava a muoversi, animato di vita propria. Si sapeva di uomini ai quali lavevano rubato;
altri testimoniavano che le streghe ne facevano collezione. Durante una pausa ai cantieri navali del
Regomir, Hugo aveva sentito un uomo giurare di aver visto quelle collezioni.
A met del tragitto, Hugo aveva avvertito un brivido freddo ai genitali. Aveva davanti il
massiccio del Garraf: doveva superare quella montagna e quei boschi. Cera qualcuno, sulla strada, che
gli andava incontro... o no? Il polverone indicava che qualcuno stava correndo. Si era nascosto nel
sottobosco. Passato un po di tempo, non era arrivato nessuno. Hugo si era girato, una, due, pi volte, i
sensi allertati, temendo che gli sconosciuti lo avessero gi circondato. Tremava e sudava. Era tornato
sulla strada, dove di nuovo regnava il silenzio. Una brezza marina, umida e carica di sale, gli aveva
portato una carezza appiccicosa. Cos aveva girato sui tacchi e, tirando un sospiro di sollievo, aveva
ripreso la strada verso Barcellona.
Non aveva nessuna intenzione di raccontare quella storia a Dola e a Regina. No, non sono
mai andato da lei, si era giustificato infine, in risposta alla domanda di Regina sulla madre. Non so
neanche dov questa Sitges... Non sono mai uscito da Barcellona, aveva addotto come scusa.
Potresti chiederlo a Mahir, gli aveva fatto notare Dola e, vedendo la sua espressione
interrogativa, si era spiegata meglio. Mio zio ha molti rapporti con i vinai di Sitges e dintorni. Dice
che fanno un vino greco dolce molto apprezzato, che chiamano malvasia. Mi sembra di capire che ci va
spesso.
E mi porterebbe con s?
Dola aveva sorriso dellingenuit e della speranza con cui il ragazzo le aveva posto quella
domanda.
Zio Mahir  un bravuomo. Sono sicura di s.
Dopo unaltra medicazione, Hugo aveva parlato a Dola di Arsenda e dei cantieri navali.
Regina quel giorno non cera: era tornata a casa sua, nel ghetto. Il lavoro di apprendista non prevedeva
che Astruga le fornisse vitto e alloggio.
Mentre Dola ascoltava attenta, Hugo aveva ricordato con nostalgia il proprio sogno di
diventare maestro dascia. Le aveva parlato di Arnau e della sua esecuzione ingiusta e crudele, per poi
maledire i Puig e il servitore che gli aveva dato la caccia.
Gli hai cavato un occhio? aveva chiesto Dola, con la fronte aggrottata e il collo dritto, pi
sconcertata che spaventata, incapace dimmaginare Hugo che combatteva con un uomo forte come quel
servo di cui parlava con timore.
Era lunico modo per...
S certo... lo aveva interrotto, come a perdonare quel gesto. Poi aveva scrollato le spalle e la
testa mentre un brivido violento la scuoteva da capo a piedi al pensiero di quellocchio sanguinolento.
Catturato dalla ragazza, Hugo aveva raccontato anche del furto dellaccetta e del Cane
Rognoso, e quando stava per confessarle della balestra e menzionare Bernat, si era ricordato di essersi
ripromesso di andare in prigione a chiedere di lui. Scendeva la notte.
Come hai fatto a parlargli? gli chiese Arsenda dopo che Hugo le ebbe detto di Bernat, la stessa notte in cui gli aveva fatto visita in carcere.
Dalla griglia della finestra che d sulla scala del palazzo. Se il carceriere lo permette, i familiari si avvicinano e da l parlano con i prigionieri.
Un avvocato era andato da lui. Secondo Bernat, lo pagava un mercante napoletano con cui suo
padre era stato in buoni rapporti.  chiaro che dietro non c che Jucef, aveva sussurrato a Hugo da
dietro le sbarre. Sei andato a trovarlo, vero? Ho parlato con mia madre.
Lui gli aveva detto di s e che gli pagavano i pasti e un pagliericcio.
Ma voleva uccidere una persona, un nobile del principato, il capitano generale del re! si indign Arsenda, dopo aver ascoltato tutta la storia dalla bocca del fratello, che aveva sorvolato sul proprio ruolo.
Non  vero! replic Hugo, senza troppa convinzione. Lhanno torturato, Arsenda! Ho visto i
lividi che aveva addosso. Appena hanno saputo che era figlio di Arnau Estanyol...
Fratello, la tortura  uno strumento prezioso, lo interruppe lei. La verit deve sempre
trionfare, e la tortura  un procedimento ammesso dalla Chiesa e dal re. Il tuo amico era in possesso di
unarma nei pressi del Palazzo Minore. Deve confessare quale ragione lo spingeva. Non ti preoccupare,
perch se ha confessato per evitare il dolore della tortura, Dio sapr giudicarlo, ma ora, qui, merita
indubbiamente il castigo del re, figlio di Arnau o no.
 una brava persona, arriv quasi a singhiozzare Hugo, impressionato dal ragionamento della sorella minore, che aveva parlato come una donna fatta.
Lo sapr Dio. Per il mondo, quel giovane merita il castigo. Gli uomini non devono giudicare le intenzioni.
Quale castigo? Non era stato ancora fissato un processo. Laccusa era inconfutabile: sotto
tortura o no, Bernat aveva confessato la propria colpa.
La vecchia imbarcazione sotto la quale aveva dormito non esisteva pi. Quando era stato
esorcizzato, i carpentieri si erano affrettati a smantellarla. Hugo si sedette sulla riva, come aveva fatto
tante altre volte, dopo aver visto Arsenda. Il vigilante notturno non disse niente, e cos lui si distese di
nuovo sulla sabbia, protetto dalla rugiada dal fianco di unaltra barca, una nuova che profumava di
legno levigato, non ancora calafatato. Fatic a prendere sonno. I suoi pensieri volavano da Dola a
Bernat e da questi ad Arsenda, sempre pi rigida, pi devota, pi donna. Dopo aver condannato il
giovane Estanyol per aver attentato alla vita del capitano generale, la sorella si era rifiutata di parlare
ancora di lui e si era lanciata in una predica. Sembrava che lamore per Dio di cui gli aveva parlato in
unaltra occasione fosse diventato unossessione. Tuttavia, quando giungeva lora di salutarla, Hugo
sentiva un groppo in gola, che lo opprimeva. E lei, che seppur severa in fondo era ancora una bambina,
lasciava sempre che una lacrima le rigasse le guance, convinta che nel buio lui non la vedesse.
Ho bisogno di lei, ammise tra s Hugo. Aveva bisogno della sua compagnia, di sentire la sua
voce, di avvertire la sua presenza. Arsenda era... come lanello della catena che lo teneva unito al
passato, alla sua storia, alla famiglia e alla sua infanzia felice.
Con un sorriso, allontan la sorella dai suoi pensieri. Fece pi fatica a rimuovere il ricordo di
Bernat e della sua reclusione. In pochi giorni aveva perso anche quel po di carne che aveva addosso.
Gli era sembrato un fantasma, dietro la grata della finestra rivolta sulla scalinata del palazzo del
governatore, con quella voce fioca e i movimenti lenti. Come avrebbe resistito, l dentro? Perdonami,
Bernat, lo supplic quella notte, e poi si abbandon alle braccia di Dola. Non gli importava che fosse
ebrea. Nessuno al mondo poteva sapere che la sognava. Quanto allaldil... Probabilmente Dio  troppo
occupato ad amoreggiare con mia sorella per preoccuparsi di una ebrea, pens il ragazzo sorridendo.
Naturalmente, riusc a dire Mahir dopo aver strappato a Hugo la richiesta che il ragazzino
non osava formulare. Non sapeva che la madre del ragazzo avesse contratto seconde nozze. Avevo
pensato di andare a Sitges dopo la vendemmia, ma possiamo anticipare. Cos vedrai tua madre, disse.
Non incrociarono nobili a cavallo e neanche corsari o streghe a caccia di genitali maschili.
Partirono a piedi ancora prima dellalba, e il viaggio fu piacevole, con Mahir che gli parlava dei paesi
che attraversavano e delle diverse coltivazioni che si estendevano ai due lati della strada o gli insegnava
qualcosa sulla produzione del vino, come faceva ossessivamente da quando si era affezionato a lui.
Sembrava che non sapesse parlare daltro. La pianura del fiume Llobregat presentava una caratteristica
che stup Hugo, che non se nera accorto nel viaggio tentato verso Sitges: le viti erano coltivate a
pergola. Si addentrarono in una di quelle vigne e restarono impigliati nella tettoia che si estendeva sulle
loro teste. Migliaia di tralci, che si poggiavano o che avvolgevano i rami di uno degli alberi piantati a
distanza regolare, si intrecciavano in aria, a formare un rigoglioso mantello vegetale da cui pendevano
rami, foglie verdi e migliaia di grappoli duva. Hugo ne raccolse uno e addent i chicchi.
Maturano dopo le nostre, lo avvert Mahir.
 come un immenso... Hugo non sapeva in che modo definirlo.
Io ho sempre pensato che fosse il Paradiso.
Hugo cerc di avere una visione dinsieme di quel posto dove la luce filtrava capricciosa tra i
rami. Qua e l luccicavano grappoli e foglie, che altrove restavano nellombra. In lontananza si
vedevano fasci di luce che piovevano sul terreno a mo di frecce sottili e luminose.
Come ci riescono? chiese assorto.
Mahir indic il tronco di uno degli alberi. Piantata l accanto, cera una vite. Hugo non ebbe
bisogno di sapere altro. Segu con lo sguardo quella vite che si inerpicava sul tronco dellalbero fino a
raggiungerne i rami, li seguiva e li superava per poi intrecciarsi allalbero che cresceva accanto, e cos via.
Che vino producono?
Vino greco. Dolce. Ma ne ricavano poco. La maggior parte del raccolto  destinata alluva da
tavola. Malvasia. Molto apprezzato a Barcellona.
Approfittando della presenza di una fonte, fecero una sosta al riparo del pergolato. Pranzarono
con il pane e il formaggio che aveva portato lebreo il quale, per non mostrare la sua preoccupazione,
continu a dare spiegazioni e lezioni sul mondo e sul commercio dei vini.
Mahir era convinto che la madre del ragazzino che Jucef e il suo stesso padre, Sal, gli avevano
raccomandato facesse la serva in casa di un guantaio; cos gli avevano detto. Per questo motivo, si era
stupito quando Hugo gli aveva detto che si era sposata con un bottaio di Sitges. Doveva essere successo
qualcosa, si disse, se una vedova si era decisa a contrarre un nuovo matrimonio. I cristiani
consideravano la vedovanza unoccasione per dedicare la vita al servizio di Dio. La donna che perdeva
il marito si liberava dal vincolo coniugale e dalla potest maschile, e recuperava la condizione
verginale. Le vedove erano chiamate alla castit e alla preghiera, alla penitenza e al digiuno, allumilt
e alla contemplazione. Poco importava agli eruditi cristiani della situazione economica e familiare della
donna, quelli tenevano conto solo della sua condotta, della sua moralit.
Ormai conosciuto il contatto carnale, le seconde nozze non esprimevano solo una forma di
bigamia, ma anche lincontinenza della donna: lincarnazione del diavolo. Se la Chiesa accettava la
prostituzione con lintento di impedire ladulterio e le relazioni contro natura, tollerava anche le
seconde nozze, specie per le vedove giovani, preferendole al rischio di una caduta nel peccato. Forse
era per questo che avevano lasciato che la madre di Hugo si risposasse. Mahir si era informato,
scoprendo che si trattava di una donna ancora attraente, di una bellezza voluttuosa. Aveva chiesto del
guantaio, e i suoi sospetti erano stati confermati. Si era rivolto a Mar, che in un batter docchi aveva
strappato al parroco di Santa Maria, lo stesso che aveva mediato nella questione della dote di Antonina,
il motivo di quelle seconde nozze: il guantaio costringeva la giovane vedova a giacere con lui. Le
vedove erano protette dalla legge di Dio e da quella delluomo, ma a poco era valsa la minaccia di
scomunica. Bench lei gli opponesse sempre resistenza, aveva confessato Antonina al prete, il guantaio
continuava a peccare. Una possibile soluzione era quella di cercarle un altro lavoro prima che qualcuno
potesse accusarla di aver ceduto ai piaceri carnali pur essendo vedova, ma sarebbe servito a poco
trovarle un lavoro lontano dal guantaio. Il bottaio di Sitges sembrava la soluzione migliore.
Per questo Mahir parl ininterrottamente per tutte le nove ore di viaggio a passo spedito
impiegate per arrivare a Sitges, lungo una strada pericolosa, intransitabile per i carri e che, seguendo la
costa, a volte si alzava maestosa sul mare, costretta dallimponente massiccio del Garraf accanto al
quale passava. Era la stessa strada che Hugo non aveva affrontato nel terrore delle streghe che
rubavano il membro ai viaggiatori. Ora, mentre ascoltava Mahir, si congratul con se stesso per la
decisione presa, dal momento che, se avesse proseguito, avrebbe scoperto di non poter pagare il
pedaggio richiesto per passare lungo il Garraf, pedaggio intascato da un pigro funzionario dallaria
losca. Un danaro per ogni cavallo, un altro per chi li montava e un menut barcellonese di rame per ogni
persona a piedi: queste erano le tariffe, che non prevedevano costi per i carri.
Pagati i danari, Mahir imprec sullimposta e, per un attimo, cambi argomento. Come spieg a
Hugo, re Giovanni aveva permesso ai signori della zona dintascare il pedaggio, a condizione di
destinare gli introiti al mantenimento della strada. Tuttavia, quella era rimasta una via solitaria e
pericolosa, con i castelli che dovevano difenderla, come quello del Garraf, in totale rovina. E cos, il
vino comprato a Sitges era trasportato via mare, cosa che ne aumentava oltremodo i costi.
Camminarono per quei paraggi tanto belli quanto solitari, con il mare ai loro piedi, fino ad
arrivare a Sitges, un borgo costiero che apparteneva a Violante, la moglie di re Giovanni, inerpicato su
uno sperone di roccia che si addentrava nel mare, dominando la costa. Dalle vecchie mura, con due
portali di accesso, proprio in quellepoca erano iniziati i lavori per una nuova cinta che accogliesse le
circa seicento anime che vivevano ai piedi del castello. La chiesa e lospedale di Sant Joan, con una
cappella e quattro giacigli per malati, poveri, orfani e pellegrini, si stagliavano tra il castello e il
precipizio sul mare.
Mahir sincammin verso la casa di un usuraio ebreo, Vital, che si trovava in una piazzetta alle
spalle del castello. Aveva gi fatto parecchi affari con lui. A volte, a seconda di come formalizzavano i
prestiti sulle vendemmie, poteva accadere che lagricoltore che aveva chiesto i soldi perdesse la
propriet della vigna finch lusuraio non si fosse considerato rimborsato con il raccolto. In quel caso
serviva manovalanza, ma Vital sintendeva solo di soldi. Allora Mahir provvedeva a trovargli contadini
esperti, a controllare le piantagioni affinch rendessero come sperato, e spesso anche a vendergli luva.
Hugo passeggi per la piazzetta mentre i due uomini discorrevano in casa; gli avevano detto di
aspettare fuori. Era una splendida giornata e i bambini giocavano in strada. Pens che tra loro forse
cera il figlio di Ferran il bottaio, anche se era improbabile: Mahir gli aveva detto che i bottai di solito
vivono in periferia; l, invece, se alzava la testa vedeva stagliarsi sopra di s il castello, con le due torri
circolari al centro. Il lavoro di Ferran consisteva nel costruire tini per il vino o lolio, e per farlo doveva
accendere un fuoco allinterno della botte stessa per scaldare il legno precedentemente manipolato e
renderlo flessibile, mentre venivano preparati gli anelli che fasciavano le doghe. Accendere un fuoco
allinterno di un centro abitato, i cui edifici si ergevano su strutture di legno, comportava un rischio
paventato da autorit e cittadini, gli aveva spiegato Mahir, ragione per cui le ordinanze o gli stessi
governatori spedivano i bottai il pi lontano possibile dai paesi.
Tra i bambinetti e le donne che giravano nella piazzetta e tra le botteghe degli artigiani, Hugo
tent dimmaginare il bottaio che gli aveva rubato la madre; doveva essere un uomo rude e
probabilmente goffo, di bassa statura... S, doveva essere piccolo. Secondo Mahir, i bottai erano come i
maestri dascia; il loro lavoro era simile, solo pi umile. Gli aveva anche detto che molti erano stati
apprendisti da maestri dascia ma non avevano dimostrato di avere le doti necessarie per lavorare alle
navi. E come poteva non essere rude, goffo e piccolo un uomo che non aveva abbastanza talento per
diventare maestro dascia?, concluse.
Mahir gli indic la strada in cui, stando alle informazioni che gli avevano dato, viveva e
lavorava il bottaio, alla periferia di Sitges, al confine con orti e vigneti.
Mi aspettano per andare a vedere certe vigne che circondano leremo di Santa Maria del
Vinyet qui vicino, a un quarto di lega, gli spieg. Mi troverai l, se avrai bisogno. In caso contrario ci
troviamo al crepuscolo davanti allingresso dellospedale.
Non venite con me? chiese il ragazzo guardando la strada, come se aspettasse che Mahir
gliela aprisse.
Meglio che non ti vedano con un ebreo, Hugo. Non so come sar quelluomo, ma qui ce ne
sono pochi della mia razza, e lostilit si respira.
Mahir aspett per qualche istante. Poi, vedendo che il ragazzo esitava, lo spinse da dietro la
schiena. Va a trovare tua madre, corri! lo incoraggi.
Hugo non dovette neanche chiedere. Un paio di botti esposte allesterno di una bottega gli
indicarono la casa in cui lavrebbe trovata. Si trattava di una costruzione a due piani, distaccata dalle
altre; in quello inferiore si trovavano la bottega e il negozio, mentre di sopra cerano le stanze in cui
viveva la famiglia.
Rude lo era senza dubbio, e se Hugo non ebbe modo di verificare se fosse anche goffo, pot
scartare lidea che il bottaio fosse piccolo non appena alz gli occhi e si ritrov davanti un omaccione
con la barba fitta, nera come i capelli, e sopracciglia cos folte che si congiungevano sul naso. Accanto
a lui, un ragazzino gracile.
Tua madre, hai detto? chiese il bottaio a gran voce, facendosi avanti e sovrastandolo. Perch
sei venuto? Cosa vuoi?
Vederla, se non  troppo disturbo, riusc a rispondere lui, dopo aver fatto un inevitabile passo
indietro.
S che lo .
Luomo gli diede le spalle e, come se il ragazzo nemmeno ci fosse, si mise a curvare una delle
doghe che avrebbe usato per una botte, con entrambe le mani e un coltello piatto.
Che disturbo pu mai essere?  mia madre!, si chiese Hugo, posando per un attimo gli occhi su
un apprendista minuto che reggeva un piallone, larnese per pulire il legno che lui aveva imparato a
conoscere ai cantieri.
Sentite...
Non ebbe il tempo di notare la smorfia con cui il ragazzino gracile che stava al fianco del
bottaio tent di avvertirlo. Uno schiaffone delluomo, dato con il braccio disteso e con il dorso della
mano, scagli Hugo allestremit opposta della bottega.
Non permetto a nessuno di disturbarmi mentre lavoro, gli disse il bottaio, che non si gir
quasi, come se tirare schiaffi rientrasse nella normalit del suo mestiere.
Hugo si port la mano alla guancia e se la sfreg, in un vano tentativo di calmare il dolore, ma
ottenne solo che bruciasse di pi. La schiena delluomo sembrava immensa; le spalle si muovevano al
ritmo con cui lavorava la doga. Solo allora not lapprendista. Non insistere, gli diceva con lo sguardo.
Hugo si allontan di qualche passo. Voglio solo vedere mia madre, maestro, aggiunse.
Indietreggi fino in strada quando il bottaio, sbuffando, interruppe il proprio lavoro.
Non  pi tua madre, capito? Adesso  mia moglie e la madre dei miei figli, e deve dedicarsi
solo a loro. Non ha bisogno di te. Non venire a disturbare. Vattene e non ti far del male.
Non me ne andr finch non lavr vista. Si stup del proprio coraggio.
Il bottaio era davanti a lui, enorme, spaventoso; lapprendista, da dietro, faceva energicamente
segno di no con la testa e cercava di fargli capire di andarsene.
Vuoi vederla? E sia. Antonia! Il grido risuon allinterno della bottega, e anche nella testa di
Hugo che intu il proprio errore. Antonia! insistette luomo.
Hugo cerc lapprendista. Vedendo che teneva gli occhi bassi, con unespressione seria e
addolorata, sent un nodo allo stomaco.
Sentite, io non... cerc di ritrattare, proprio nellistante in cui Antonina entrava nella bottega
con un bambino nudo in braccio e un altro pi grandicello attaccato alla sottana.
Lei non lo vide. Lui, invece, dalla strada, soffr vedendola cos provata e trascurata. Aveva i
capelli arruffati, era sporca, scalza e con un vestito cencioso, e aveva un braccio coperto di lividi. Hugo
immagin cosa sarebbe successo: il bottaio lavrebbe picchiata. Fuggire era lunica possibilit, per
evitare le botte alla madre. Vide che il ragazzo gracile andava a prendere i bambini, come se sapesse
gi cosa fare. Antonina glieli affid e, abbassando gli occhi, si guard le mani, ora giunte sul ventre,
sottomessa, in un silenzio che anche i bambini sembravano rispettare. Hugo non riusciva a muoversi,
gli tremavano le ginocchia.
Volevi vederla? grid di nuovo il bottaio.
Uno schiaffo forte come quello che Hugo aveva appena ricevuto scagli Antonina a terra, tra il
legno e gli anelli delle botti, nellistante in cui lei incrociava lo sguardo del figlio.
Hugo sobbalz. Lapprendista gli faceva ancora segno di no. Sua madre grid. I bambini si
misero a piangere e il bottaio si liber del ragazzo con una manata.
Hugo! mugol Antonina. Torna ai cantieri, in nome di Dio!
Volevi vederla? ripet il bottaio accompagnando la domanda con un calcio al ventre di
Antonina.
La donna si raggomitol. Hugo non sentiva, non vedeva, non ascoltava pi. Si scagli di nuovo
contro il bottaio.
Non picchiarlo! gemette Antonina.
Lascialo! tuon una voce dalla strada.
Il bottaio si ferm.
Lascialo, Ferran, ripet luomo che accompagnava Mahir. I due erano corsi a casa del bottaio
non appena lebreo aveva parlato allamico di Hugo e di sua madre, spiegandogli che il ragazzo voleva
vederla.
 venuto a disturbare. Cosa cerca? Il bottaio stratton Hugo per un braccio. Vivere qui?
Vuole forse che io gli dia da mangiare?
 qui solo per vedere la madre, intervenne Mahir.
Taci, eretico!
Ma  vero:  qui solo per questo, ripet luomo.
Non  pi sua madre,  mia moglie, e lui non  il benvenuto in questa casa.
Lascialo andare, per favore.
Quando fu libero, Hugo fece per chinarsi accanto ad Antonina, che era ancora a terra e si teneva
la testa tra le braccia, temendo di essere picchiata ancora.
Il bottaio per lo spinse via a forza. Vattene, e non tornare pi, perch, se ti vedo ancora,
lammazzo a legnate, ordin. E per dimostrargli che faceva sul serio, diede un altro calcio ad
Antonina, stavolta nella schiena.
Bastardo! grid il ragazzo e cerc nuovamente di avvicinarsi alla madre, che ora giaceva
immobile, come morta.
Non fu il bottaio a fermarlo, ma Mahir, che lo trattenne da dietro. Pi insisti, peggio sar per
lei, Hugo. Andiamocene.
Quella notte, sul bastione di Sitges, mentre il paese era avvolto nel silenzio, Hugo conobbe quel
mare tiranno e capriccioso di cui gli aveva parlato il padre. Piangeva per la madre, e le onde sbattevano
contro gli scogli, senza sosta.  suo marito, gli disse Mahir, quasi in un grido, tornato dopo aver
comprato il vino. A patto che non lammazzi, pu picchiarla e punirla.
Pu picchiarla, pu picchiarla, pu picchiarla... riecheggiava nella mente di Hugo, e il ritmico
frangersi delle onde lo incoraggiava a mettere fine alle sue pene lanciandosi dalle rocce. Le lacrime si
fecero ancora pi salate quando una nuvola copr la luna e il buio confuse ogni cosa. Pu picchiarla.
...
.
...
6.
...
.
...
Barcellona, 1389.
...
Si parlava di circa diciottomila uomini a cavallo, che avevano invaso la Catalogna e ora si
dedicavano al furto e al saccheggio nellAmpurdn, nella zona settentrionale del principato, dove
avevano occupato Bscara e altre citt. Erano grandi compagnie militari di diversa provenienza,
principalmente francesi e inglesi, reclutate e comandate da Bernardo di Armagnac, fratello del conte di
Armagnac. Il re Giovanni, che da poco a Saragozza aveva giurato fedelt ai fueros di Aragona e aveva
convocato le Corti Generali a Monzn, torn a Barcellona per preparare la difesa. Il popolo era
inquieto, molti dubitavano della tempra e delle capacit di un re che, dopo la guarigione dallultimo
periodo di malattia, si dedicava solo alle feste e allo svago.
Come il monarca, anche i nobili e le citt iniziarono a prepararsi alla guerra. Barcellona fece rientrare la Santa Maria y Santa Juana, una galea armata lanno precedente per difendere la costa e il mare dai corsari saraceni. Non appena seppe dellarrivo della nave, Hugo si precipit alla spiaggia: a bordo, infatti, cera Bernat.
Era quella, la soluzione comprata con il denaro di Jucef. N il re n il capitano generale
avrebbero mai liberato Bernat, ma Barcellona s. Tutti i condannati, esclusi i sodomiti, gli eretici, gli
assassini, i cambiavalute falliti, i traditori, i disertori e i colpevoli di altri reati simili, potevano ottenere
la grazia se simbarcavano come galeotti senza paga sulle galee reali o in quelle armate dalle citt.
Jucef aveva chiesto allavvocato di Bernat di avvicinare i consiglieri e di distribuire denaro con
generosit. Se a suo tempo, contro lingiusta esecuzione di Arnau, si era levata la voce di un solo
consigliere, un tintore vecchio e panciuto, questa volta avevano tutti preteso dal re che al figlio si
applicasse la legge valida per tutti gli altri condannati. Il conte di Navarcles aveva gi avuto la sua
vendetta, sostenevano, che bisogno cera di continuare a torturare un ragazzo di diciassette anni?
Ma Bernat non torn con la Santa Maria y Santa Juana. Dicono che si sono fermati a rifornirsi
dacqua vicino a Tortosa, spieg Juan il Navarro a Hugo, sulla stessa spiaggia dove lavevano atteso,
di spalle al cantiere navale. E Bernat  scomparso.
 fuggito?
Voglio credere che sia cos.
Ma non sono sempre incatenati e sorvegliati? insistette Hugo.
Bernat no. Sembra che, dopo aver scoperto la vastit delle sue conoscenze, avessero deciso
che era meglio affidargli compiti diversi dal remo.
Non era molto in forze, disse Hugo, ricordando la magrezza dellamico.
No, ma lo era abbastanza per scappare.
Non era certo a una fuga che aveva pensato Hugo, quando si era accomiatato da Bernat.
Prendi, gli aveva detto, offrendogli un paio di croats dargento che era riuscito a mettere da parte.
Disponeva di un po di denaro: quello che gli aveva dato Jacob per la sua prima vendita allincanto e
quello con cui lo premiavano quando faceva qualche commissione per la famiglia di Sal, oltre alle
monete che guadagnava dando una mano nelle tenute vicine, quando non cera da fare in quella di Sal.
Mahir glielo permetteva perch il loro accordo non contemplava alcun salario, solo il giaciglio nel
palmento, un cambio di indumenti ogni anno e il cibo, come se fosse un apprendista, che  ci che
sei, diceva lebreo.
Bernat aveva rifiutato il denaro: Non posso portare via niente, mi hanno gi perquisito e...
Hugo laveva osservato con espressione attonita. Perquisito? Cosa pensavano che potesse nascondere
un ragazzo morto di fame, vestito di una semplice camicia strappata?
Inghiottile! gli aveva ordinato lui. Sono solo due monete. Ti serviranno di sicuro. Bernat si
era opposto, ma alla fine Hugo era riuscito a convincerlo: Io posso guadagnare altri soldi. Sono
libero, gli aveva detto.
Ora, sulla spiaggia, immagin lamico in fuga attraverso i campi: lo vide che inciampava e si
rialzava, forse inseguito dai soldati. No, Bernat era intelligente. Non lo avrebbero preso. E forse i due
croats lo avrebbero in parte aiutato a correggere lerrore del suo arresto. Dove andr? chiese al
Navarro.
Fossi in lui, il pi lontano possibile dai domini di re Giovanni e del capitano generale.
Suppongo che scapper in Castiglia.
Hugo sorrise, con lo sguardo allorizzonte. Buona fortuna, gli augur, senza preoccuparsi che
potessero sentirlo mentre incoraggiava un evaso.
Juan il Navarro osserv Hugo, con il mare e le grida degli uomini che disalberavano la Santa
Maria y Santa Juana a fare da sottofondo: il ragazzo fissava la linea dellorizzonte come aspettandosi
di veder veleggiare Bernat. Ormai non era pi il bambino di dodici anni curioso e distratto che si
caricava il peso della palla del genovese. In due anni era cambiato: ora aveva spesso unespressione
seria, era cresciuto, le spalle e il petto apparivano pi sviluppati. Gli ebrei lo nutrono bene, si disse
rallegrandosi il luogotenente dei cantieri navali. Arnau Estanyol era stato un grande amico, ma il
Navarro aveva finito per affezionarsi al suo protetto in un modo speciale, che non sapeva definire.
Se la merita tutta, disse.
Cosa? chiese Hugo
La fortuna che gli auguri. Bernat se la merita tutta.
Hugo lavorava nella vigna di Sal, il medico, in particolare nel palmento, ledificio di servizio
che conteneva il vascone in cui si raccoglieva il mosto nei primi giorni della fermentazione. Ma la
mente era sempre alle navi.
La breve conversazione con il Navarro lo aveva riportato, con nostalgia, allepoca in cui viveva
nella speranza di divenire un maestro dascia. Ricord il genovese... Sapeva che lo avevano liberato e
che era tornato nella sua terra con gli altri prigionieri. Hugo stava ripulendo il palmento; la vendemmia
sarebbe iniziata presto. Un bravuomo, il genovese, si disse. Si era mostrato disponibile ad aiutarlo a
diventare maestro dascia, ma le illusioni erano svanite al passaggio di quel bastardo di Roger Puig...
Cerc di allontanare quel ricordo, e pens invece alla sorella. Arsenda non sapeva nulla della loro
madre, Hugo non aveva voluto darle quel dolore, e credeva ancora che lui fosse ai cantieri navali,
anche se in realt non sembrava che le importasse molto dove lavorava, purch in primo luogo fosse
ligio ai doveri verso Dio. Ho parlato con il monsignore del convento, gli aveva detto Arsenda una
notte in cui si erano incontrati. Gli ho detto di chiedere al parroco di Santa Maria: se non vai a messa,
lo verr a sapere, aveva concluso, minacciandolo.
Certo che andava a messa! Non mancava mai la domenica e a tutte le feste comandate. Glielo
aveva ordinato Mahir. Devi apparire pio e devoto pi di chiunque altro. Altrimenti potremmo avere
problemi, tutti noi, gli aveva detto. Hugo sapeva che i sacerdoti solevano visitare i propri parrocchiani
chiedendo loro di parlare e di denunciare i peccati altrui: atti di adulterio e stregoneria, case di
malaffare o in cui si giocava dazzardo, ebrei che non rispettavano gli obblighi... Nessuno deve
trovare motivi per fare il tuo nome, diceva Mahir.
Hugo aveva obbedito anche pi del dovuto e, oltre ad assistere alla messa, aveva finito per
offrirsi di aiutare a coltivare una delle vigne che la Chiesa possedeva nellhort y vinyet di Barcellona.
Quando si trovava nella chiesa di Santa Maria del Mar provava sentimenti contraddittori. Ricordava le
parole di messer Arnau: nella Madonna il vecchio aveva trovato una madre, ma allora Hugo era felice
perch la madre ce laveva, adesso invece... Non intendeva sostituire sua madre con la Madonna del
Mare, come messer Arnau, tuttavia rivolgeva a lei le sue preghiere e ne implorava lintercessione. Fa
che il bottaio non la picchi, le chiedeva. E questo gli bastava.
Nei due anni trascorsi da quando aveva vissuto quella drammatica esperienza aveva avuto
notizie di Antonina grazie a Mahir e ai suoi conoscenti di Sitges. Un giorno lebreo gli aveva fatto
sapere che sua madre era incinta, e Hugo aveva fatto una smorfia. Forse ora il tuo patrigno non la
picchier pi, aveva ragionato Mahir. Il ragazzo ci aveva pensato un po su e aveva fatto un cenno
dassenso. Laltro era rimasto zitto: non aveva nessuna intenzione di raccontargli ci che davvero gli
avevano riferito. E Hugo non aveva chiesto altro.
Ci che davvero lo preoccupava, quando era in chiesa ad ascoltare i sacerdoti durante la messa,
era la sua stessa situazione. E di questo con la Vergine non parlava. Dio tutto sa e tutto vede,
ripetevano i preti sino alla nausea, affinch il gregge loro affidato non potesse scrollarsi di dosso
neppure i peccati rimasti occulti.
Daccordo, pensava Hugo, Dio sa tutto, ma non  detto che racconti alla Madonna quello che
sa dei suoi fedeli. O s? Dola aveva saputo ci che era successo a Sitges tra Antonina e il bottaio.
Probabilmente erano venuti a saperlo persino gli schiavi tartari delle vigne accanto a quella di Sal, si
disse Hugo. Eppure, nessuno gli aveva prodigato tanto affetto e appoggio quanto Dola. Lei gli era
stata vicino in silenzio nei giorni in cui lui piangeva la disgrazia che gli era capitata. La visione di
Antonina, raggomitolata tra le doghe della bottega, gli era rimasta impressa nella memoria. Pi avanti,
quando il tempo si era alleato alloblio, la ragazza gli aveva fatto dono della sua amicizia... Sempre che
potesse chiamarsi amicizia ci che offriva una creatura capace di passare dalla verbosit al mutismo in
un solo istante e senza causa apparente. Dola lo piantava in asso, a volte in modo brusco, altre con
indifferenza, ma ogni volta che lo umiliava tornava; anche se, a onor del vero, non era lei a tornare: si
limitava a fargli cenno affinch fosse lui ad avvicinarsi. E Hugo la cercava, sempre. In quei due anni
erano cresciuti insieme, avevano giocato a essere amici e nemici: lei imparava nozioni sulla medicina,
sui parti e sui rimedi per le donne; lui si istruiva sulle vigne, sulla coltivazione e sul vino. Entrambi
avevano maestri tenaci ed esigenti. Ed era di quei due anni che Hugo non voleva far sapere nulla alla
Vergine. Del solletico che gli agitava lo stomaco ogni volta che Dola si avvicinava, e dello scompiglio
che gli procurava ogni semplice e innocente sfioramento. E dellinquietudine che gli si scatenava
dentro quando lei gridava gesticolando, oppure lo insultava e se ne andava. Non voleva che la Vergine
sapesse dellodore di Dola, un odore di cui lui simpregnava nella solitudine della notte, fantasticando
su di lei, sognando di baciarla e accarezzarla e... Come poteva raccontare alla Madonna queste cose su
unebrea?
Hugo strofinava con foga il palmento. Rise al pensiero di quella sua pretesa di nascondere alla
Vergine lamore per lebrea. Lei lo sapeva. Come poteva non saperlo? Una cosa cos si sapeva.
Sicuramente Dio glielo aveva raccontato. Forse non la informava dei peccatucci di questo o quel
bastaix, delladulterio di un barcaiolo o dei pesi truccati di un beccaio, ma lamore di un cristiano per
unebrea... Come poteva non raccontarglielo? Eppure, almeno per il momento, nessuno aveva detto
niente, e la Madonna non dava segno di contrariet. Continu a grattare allegramente il palmento, dove
di l a poco avrebbero depositato il mosto per la prima fermentazione. Dopo un anno di abbandono era
indispensabile pulire bene. Per oltre unora si ud allinterno delledificio il grattare di Hugo e il suo
respiro agitato. Non avrebbe potuto pigiare luva n portarla al palmento, quelle erano cose che
dovevano fare gli ebrei affinch il vino fosse considerato ritualmente puro.
Hugo sorrise di nuovo osservando i disperati tentativi di Dola che cercava di allontanare le
mosche che le si attaccavano al viso. La vide dare manate furiose allaria tentando dimpedire che le
ronzassero intorno al capo, e la sent imprecare cos forte che sua madre la rimprover. Dola stessa
laveva avvertito, alla prima vendemmia di Hugo: Stai attento: ti verranno addosso migliaia di mosche
e ti si appiccicheranno alla faccia.
E cos era stato, sempre peggio a mano a mano che lo zucchero delluva impregnava abiti,
mani, braccia, gambe e volti dei vendemmiatori. Quel primo anno Hugo e Dola avevano riso
spensierati, mentre lei gli insegnava come usare il coltello dalla lama ricurva, simile a una piccola
falce, che serviva per tagliare i grappoli facendo attenzione a non danneggiare i tralci, classificandoli
poi secondo la qualit e dividendoli nei diversi cesti da portare al palmento. Gli aveva insegnato anche
a riconoscere e separare gli acini marci o ammuffiti, e lo aveva spronato, come se fosse un gioco, a
eliminare ragni, lumache, foglie e ogni altro resto di sporcizia dai grappoli, facendo soprattutto
attenzione a scartare quelli acerbi che avrebbero conferito al vino un sapore troppo agro. Lo zio Mahir
dice che ci sono posti dove pigiano il vino con tutta questa porcheria, ma in quel modo viene cattivo,
gli aveva spiegato la bambina. Allora avevano solo dodici anni. Passati due anni, Dola aveva gi i
modi di una donna ribelle, il cui carattere era rivelato dai tratti affilati del volto.
Il mio mestiere  la medicina, si era lagnata lei prima diniziare la giornata di lavoro.
Luva  chiara e ben matura, le aveva risposto affettuosamente lo zio Mahir.  anche dolce,
assaggiala, aveva aggiunto, lanciandole al volo un piccolo grappolo. Dobbiamo sbrigarci, un
temporale potrebbe rovinare tutto.
Un tempo, nella stagione della vendemmia, gli agricoltori erano esonerati dallandare in
guerra, aveva commentato il nonno Sal. Dovrebbero adeguarsi anche i medici... come te e me, non
credi? aveva concluso, concedendole la sua stessa categoria.
Dola aveva abbozzato un sorriso che le aveva illuminato il volto, ma che Hugo aveva visto
spegnersi a poco a poco mentre Mahir cominciava a dare ordini e a distribuire gli incarichi. Dola non
era certamente un medico, come non lo era Regina. I medici dovevano avere almeno venticinque anni,
secondo quanto stabilivano le norme dellUniversit di Medicina di Montpellier, e sembrava quindi
logico che se per gli uomini valeva questa et minima, per le donne, cui il titolo era concesso solo per
graziosa concessione reale, non potesse essere diverso.
Tra una manata e laltra alle mosche, Hugo tent di consegnare a Dola un paio dei grappoli
piccoli che lei raccoglieva in una cesta separata. Metticeli tu! le disse lei con impertinenza. Hugo non
esit un istante: si allontan dalla linea dei tralci, le pass vicino e deposit i grappoli nella cesta. Lei lo
guard con le labbra strette e la fronte aggrottata. Tornando indietro, Hugo allung le braccia verso
Dola, con i pugni serrati.
Scegline uno, le propose.
Smettila...
Avanti!
Dola indic il sinistro con il mento, di malagrazia, come se lavessero obbligata. Hugo apr il
pugno e le mostr due acini piccoli. Ne port uno alla bocca e le offr laltro. Lei non lo prese.
Mangialo, si ostin lui.
Lei cedette e mangi luva. Il ragazzo fece per tornare al lavoro, ma Dola lo trattenne. Cosa
c nellaltra mano?
Lui fece cenno di no con la testa. Avresti dovuto scegliere quella.
Dola ammutol. Hugo sapeva che lo avrebbe fatto, e che neppure gli avrebbe chiesto scusa per
la scortesia. Non chiedeva mai scusa. A volte Hugo credeva che quel caratteraccio fosse conseguenza
di tutte le infelicit con cui entrava in contatto lavorando con sua madre, per se la comparava con
Regina, che era aperta, allegra e spiritosa, doveva concludere che non poteva essere quello il motivo.
Regina era attraente; Dola no, ma diventava bella nei rari istanti in cui riusciva a far pace con
luniverso... o forse con se stessa. In quei momenti i tratti le si ammorbidivano e sembrava pi dolce.
Una volta Hugo le aveva proposto di andare a vedere il mare.
 una perdita di tempo, gli aveva risposto lei.
Il ragazzo aveva insistito, come doveva sempre fare quando le proponeva qualcosa. Erano
andati. Si erano seduti sulla riva e lui laveva esortata a farsi cullare dal suono delle onde.
 unimmensit che non pensa, aveva puntualizzato Dola. Si muove e basta. Una volta,
unaltra e unaltra. E ancora. Anno dopo anno, secolo dopo secolo.  maestoso, s, ma muore sempre
qui, ai piedi di quelli che vengono ad ammirarlo. Domani sar uguale. E nei giorni di burrasca, quando
porta via tutto, e uccide e semina distruzione, non sa perch lo fa. Quanto ai suoni, preferisco mille
volte la risata di un bambino o il rantolo di un vecchio.
Forse hai ragione, aveva ammesso Hugo dopo un po.
Dola non aveva neppure distolto lo sguardo. La brezza le muoveva i capelli: fronte, naso,
labbra e mento si stagliavano nettamente sul mare.
Andiamo a cercare un bambino che ride! aveva proposto lui.
Le labbra della ragazza si erano curvate in un abbozzo di sorriso e i lineamenti, che di solito
sembravano in guerra con linfinito, si erano confusi con lacqua del mare su cui si stagliavano,
infondendo al viso unaria serena, docile. Oggi preferisco ascoltare te, aveva mormorato.
Hugo aveva assentito e si era messo a giocherellare con la sabbia bagnata. Sai che mio padre
sta sul fondo di questo mare? aveva sospirato. Forse  lui che agita le onde...
Finita la vendemmia, tutta la famiglia di Sal si prepar alla pigiatura delluva gi
immagazzinata nel palmento. Su un tavolato posto sopra il vascone che Hugo aveva lavato fu
ammassata la frutta divisa per qualit. Hugo, da una certa distanza, osserv quel gruppo di persone,
formato dallo stesso Sal con la moglie, i loro figli con i rispettivi coniugi, i nipoti, e alcuni amici e
invitati. I pigiatori salivano sul tavolato a coppie, scalzi e con i polpacci a nudo, e schiacciavano con
forza luva affinch il mosto filtrasse tra le assi colando nel palmento. Per non scivolare, afferravano
delle funi che pendevano dal tetto. Per primi pigiarono i grappoli piccoli, poi luva peggiore, e infine la
migliore. Le prime due qualit avrebbero fermentato in botti di legno o in giare di terracotta ottenute da
argilla mescolata a sabbia e cotta affinch non traspirasse, diversamente da quanto si otteneva con
largilla porosa, utilizzata per le brocche dellacqua. Hugo aveva lavato e preparato le botti e le giare
seguendo gli ordini di Mahir, che lo sorvegliava con attenzione. Aveva strofinato linterno in legno
delle botti e saggiato la resistenza dei cerchi gi controllati da Mahir. Poi, aveva acceso un fuoco e si
era messo a scaldare le botti a una a una sulla fiamma. Quando sentiva il legno ormai caldo anche
allesterno, vi versava dentro pece fusa e un po daceto. Infine, dava una sciacquata di acqua fredda ed
erano pronte alluso. Con le giare si seguiva un procedimento simile: fuoco e pece. In questi recipienti
il mosto doveva iniziare a fermentare con le bucce duva, che poi sarebbero state tolte. Il mosto
delluva di miglior qualit era lasciato a fermentare nel palmento stesso, ben coperto e chiuso, con le
sue bucce, per cinque o sei giorni, o anche di pi, in base al giudizio di Mahir. Poi lo avrebbero filtrato
e travasato in botti e giare per la seconda fermentazione, quella pi lunga. I resti delle bucce invece
sarebbero stati lasciati a macerare nellacqua per ottenere un vino sciapo e scolorito chiamato aguapi,
destinato agli schiavi.
Tutti bevvero vino, mangiarono e respirarono laroma dolciastro del mosto. Chiacchierarono,
cantarono e ballarono sulluva, a mano a mano sostituendosi gli uni agli altri con unallegria che
divenne baraonda e confusione quanto pi sintensificavano gli effluvi del mosto. Persino Sal, con il
passare delle ore, abbandon la sua abituale compostezza. Alcuni, persa la presa sulle funi del tetto a
cui si aggrappavano, caddero sulluva mezza pigiata, suscitando gli applausi e i lazzi dei presenti. Solo
Mahir sembrava avere il controllo di una situazione nella quale parenti e amici si divertivano. Tutti
ridevano e scherzavano, e anche Hugo partecipava; certo, non gli era permesso di pigiare luva,
travasare il mosto o trasportare le botti, per poteva aiutare in tutto ci che non era direttamente
relazionato con il vino.
A differenza di quanto era successo durante la vendemmia, Dola si un alla festa senza
protestare. Sembrava inconsapevole del suo corpo, che di giorno in giorno si faceva pi voluttuoso. La
ragazza pigiava luva con le braccia alte sopra la testa, afferrandosi con forza alla fune, quasi volesse
appendervisi, e ballava sopra i grappoli esibendo senza sfacciataggine, ma con noncuranza, i giovani
seni che si alzavano e si abbassavano al ritmo frenetico del battimani di amici e familiari i cui applausi,
in alcuni casi, erano innocenti, ma in altri meno. Bevanda divina. Nettare degli dei, sicuramente, si
diceva Hugo, pensando al succo prodotto dai piedi di Dola.
In pi di unoccasione Hugo aveva osservato, attraverso una fessura nella parete di quello stesso
luogo, le fumigazioni praticate alle cristiane che volevano abortire o sottoporsi ad altri trattamenti,
come sapere se erano vergini o no, o sterili. Per farlo, sintroduceva loro nella vagina un tubo attraverso
cui sincanalava il fumo prodotto dalla cottura di un pinolo resinoso; a seconda che il fumo
raggiungesse o no la bocca, e con quale sapore, si poteva determinare se la donna era vergine o sterile.
La vagina, il naso e la bocca sono collegati, gli aveva spiegato Dola a proposito di quello strano
procedimento. In ogni caso, con il passare del tempo Hugo aveva cominciato a spostare lo sguardo
dalle donne di cui si occupava Astruga, a Dola, sulla quale non poteva fare a meno di fantasticare. A
differenza di Regina, che accortasi della spia nascosta dietro la parete, e forse eccitata proprio per
questo, si muoveva quasi con sensualit, e sembrava offrirsi lanciando sguardi audaci alla fessura,
Dola non si accorgeva della presenza di Hugo e restava concentrata sul lavoro, sui bisogni della
paziente e sugli ordini della madre.
Da sopra il palmento, invece, contenta e disinibita, era Dola che di quando in quando guardava
Hugo. Cosa volevano dirgli quegli occhi sagaci che gli si puntavano addosso? Gli si mozzava il respiro,
e cominci a temere che la sua eccitazione diventasse troppo evidente davanti a una Dola sensuale,
voluttuosa, inzuppata di mosto, che ballava aggrappata alla corda. Hugo era stregato, ma il ballo della
ragazza fu interrotto di colpo. Astruga la tir per il braccio facendola quasi cadere. Lebrea cerc di
evitare che limprovviso silenzio ponesse in risalto ancora maggiore la figlia, e mentre la trascinava via
incoraggi gli altri a continuare, come se non fosse accaduto niente.
Avanti! A chi tocca ora? disse tra le risa, cercando di dissimulare la veemenza della sua
prima reazione. I fratelli capirono, suo padre anche, e tutti fecero a gara per occupare il posto di Dola.
Hugo prov vergogna. Come aveva potuto contemplare Dola in quel modo? Era certo di avere
scritto in faccia il desiderio, come un marchio a fuoco. Erano tutti ebrei... e lo aiutavano e... Abbass lo
sguardo, desiderando di non essere l. Pens di sgattaiolare verso la porta. Mentre stava per farlo, si
guard intorno e si accorse che nessuno gli prestava attenzione. Astruga e altre donne sgridavano
David, il figlio di Jacob, e un amico di questi. Hugo tir un sospiro di sollievo. Dola gi non cera pi.
Se anche qualcuno si accorse che Hugo lasciava il palmento, nessuno gli fece il minimo caso. Il
sole scintillava ancora sulle viti e laria ferma sembrava impregnata di zucchero; aleggiava un odore
dolciastro che avvolgeva ogni cosa. Cerc Dola. Si diresse alla cisterna e la trov seduta sul bordo,
scalza, con i polpacci tinti dal mosto e gli abiti macchiati. I capelli raccolti incorniciavano un viso
talmente sporco da essere grazioso. La ragazza sfiorava lacqua con la punta delle dita.
Hugo si chiese se turbare quel silenzio. Dola gli sembrava bellissima. Per qualche istante si
godette limmagine, poi si schiar la gola. Non gli sembr strano che lei neppure si voltasse, n che non
mostrasse alcuna sorpresa quando lui le si sedette accanto: Dola non faceva mai quello che ci si
sarebbe aspettati.
Sta arrivando mia madre, lo avvert continuando a giocherellare con lacqua.
 nel palmento a sgridare tuo cugino e il suo amico.
Chiss perch, ment Dola che, dimenticando lacqua, volse infine lo sguardo verso Hugo.
Il ragazzo represse un sorriso. Il sole li illuminava, erano immersi in unatmosfera particolare.
Io lo so, afferm lui, poi avvicin un dito al volto di Dola. Non osava toccarla. Hai un...
Lei si sfreg le guance con le mani.
No, insistette Hugo. ... Le tocc con delicatezza il dorso del naso.  qui. Ecco fatto,
aggiunse, mostrandole una buccia duva che sciacqu via dal dito nellacqua della cisterna.
Quando torn a guardarla, Dola teneva gli occhi, ora impregnati di dolcezza come laria
intorno a loro, fissi su di lui, come se il tempo si fosse fermato, come se fosse in attesa di qualcosa.
Solo il respiro era appena pi veloce. Hugo not che anche il suo si adeguava a quello di Dola, mentre
un tremore magico e leggero gli faceva fremere le mani, le spalle... tutto il corpo. Non ci pens. Non
riusc a trattenersi. Avvicin le labbra a quelle di Dola e la baci. Lei lo accett e dischiuse la bocca
per accoglierlo con tenerezza. Un solo istante...
No! protest dun tratto.
Hugo si stacc. Perch...? cominci a chiedersi, ma Dola gli strinse le guance e lo attir
nuovamente a s.
Sta arrivando mia madre, ripet dopo pochi istanti, allontanandosi definitivamente dal volto
di Hugo.
Il ragazzo la guard. Ansimava. Non sapeva cosa fare, come risponderle, cosa dire. Voleva
parlarle, ma stava ancora tremando per il fresco sapore delle sue labbra e della sua saliva che gli
turbava i sensi.
Vai via, gli intim lei.
Lui tent di accarezzarle il dorso della mano.
Vattene!
Hugo fugg, stordito, poco prima che Astruga uscisse dalla porta del palmento.
Dopo aver chiesto invano laiuto del re di Francia, e aver affrontato alcune battaglie nei luoghi
occupati dagli invasori, il re Giovanni chiam alla guerra le genti di Catalogna secondo lusatge
Princeps namque, usanza grazie alla quale poteva arruolare nellesercito gli uomini di tutto il
principato, sia che fossero cittadini liberi sia che fossero vassalli del re, della Chiesa o di altri membri
dellaristocrazia. Sino a non molti anni prima, la chiamata alle armi era personalmente rivolta a un
gruppo ristretto, che poteva essere di qualsiasi condizione, ma a poco a poco si era giunti alla
conclusione che la maggioranza di loro non era affatto preparata al combattimento, non disponeva
dellarmamento richiesto dalla legge e, quando lo possedeva, non era in grado di mantenerlo in buono
stato. In generale, ben pochi erano addestrati alluso delle armi, e molti non possedevano le
caratteristiche necessarie alla battaglia. Cos, con il passare del tempo, il Princeps namque si era
trasformato nellobbligo per signori, paesi e citt di pagare soldati gi addestrati in ragione del numero
di famiglie presenti sul territorio: balestrieri e lancieri erano pagati due soldi al giorno. I primi
dovevano possedere balestra, quarantotto frecce, elmo e cotta; i secondi, scudo, cotta, elmo, lancia,
spada e coltello. Rispetto a questi soldati appiedati, i cavalieri equipaggiati guadagnavano tra i quattro e
i sette soldi giornalieri a seconda che la cavalcatura disponesse di una bardatura in metallo o solo in
cuoio, o fosse del tutto priva di protezione, come accadeva per la quasi totalit delle mule. In questo
modo, e con laiuto di aragonesi e valenzani, il re Giovanni nel marzo del 1390 pot mettersi alla testa
di un esercito composto da quattromila cavalieri e altrettanti fanti, con i quali si diresse verso la
Francia, a Girona, a tre giorni di cammino a nord di Barcellona.
Nelle retrovie dellimponente esercito, insieme a venditori di ogni tipo, straccivendoli,
prostitute, ladri, opportunisti e malviventi, tutti intenzionati ad approfittare delle devastazioni provocate
dalla guerra e delle facili ricchezze ottenibili da un auspicato bottino, Hugo tirava per la cavezza il bue
e la carretta presi a nolo nei quali trasportava il vino giovane dellultima vendemmia, forte e agro, per i
soldati, oltre ad alcune fiaschette sigillate di ceramica invetriata contenenti aqua vitae, e a un
rudimentale alambicco per distillare altro vino in caso di necessit.
Si usa come ingrediente in molti rimedi, gli aveva spiegato Mahir parlando dellaqua vitae
mentre nel palmento sottoponeva il vino al processo di distillazione attraverso lalambicco che tanta
curiosit aveva risvegliato nel ragazzo. E in guerra, c bisogno di molte medicine, aveva aggiunto.
Spesso bisogna fabbricarle sul posto perch i medici vogliono ottenere laqua vitae composta, cio il
vino distillato insieme a radici e altre erbe. La chiamano anche aqua ardens, o acqua ardente, per il
bruciore che provoca sulle ferite o nel berla.
Ed  curativa? si era stupito Hugo.
S. Pensa che se il vino riceve la rugiada e lumidit celestiale, laqua vitae, distillata dal vino
che si riduce dunque al solo spirito, alla sua quintessenza, si trasforma in un liquido che contiene il sole
e le stelle. Cura... altroch, se cura.
Ma se brucia la gola... aveva insistito il ragazzo.
Non va sempre bevuta! Mahir si era messo a ridere. Si strofina sui lividi o sulle ferite, da
sola o con qualche erba, e si applica anche a occhi e orecchie, o in diverse parti del corpo per
combattere il reumatismo. Si beve per curare le infreddature e i polmoni, per gli stati di debolezza e per
il mutismo. Tuttavia  cos forte e potente, e sviluppa un tale calore, che i sapienti suggeriscono di
somministrarla a piccole dosi, mescolata con vino, acqua o altri liquidi. I trattati di medicina indicano
che la giusta dose per una persona  pari a quanto pu contenerne un guscio di nocciola, o anche meno,
due o tre gocce, e in ogni caso accompagnata da un po di vino. Laqua vitae pu essere anche
pericolosa. Il vino  il nettare degli dei, ma bevuto in eccesso... Un consumo esagerato di aqua vitae
provocherebbe certamente la morte, cos dicono medici e sapienti.
Hugo aveva vissuto in uno stato di esaltazione quella prima giornata. Con lo sguardo che
saettava da una parte allaltra, attento a tutto, assorbiva mille sensazioni sconosciute. Negli anni
trascorsi con Mahir, lo aveva accompagnato in molti viaggi, sempre legati al vino e al suo commercio.
A Martorell, dove preparavano un vino rosso molto apprezzato, a Manresa e nei paesi vicini, come
Navarcles e Arts. Erano stati anche ad Alella, vicino a Barcellona, per il suo famoso vino dolce, e a
Vilafranca del Peneds, e sempre a caccia di vini si erano spinti anche fino a Murviedro, nella zona di
Valencia. Hugo non aveva voluto tornare a Sitges, n Mahir glielo aveva mai proposto. Tuttavia, quelle
varie occasioni in cui erano usciti da Barcellona erano state relativamente solitarie, visto che Mahir e
Hugo viaggiavano senza altri compagni che quelli incontrati casualmente, come mercanti o mulattieri, i
quali non li disturbavano affatto. Lebreo non smetteva di parlare di vino e vigne, e Hugo ascoltava
attento.
Quei viaggi non avevano nulla a che vedere con la baraonda di migliaia di uomini in
movimento al seguito di un esercito. Camminando, Hugo udiva frammenti delle conversazioni di chi
gli stava vicino: Girona; i soldati e i nobili; gli uomini di DArmagnac; la guerra... Tirava il bue con
forza, cercando di cogliere parole che con la distanza si confondevano. A volte gli pareva che
parlassero del capitano generale e accelerava il passo, suscitando le recriminazioni di Mahir che non si
spiegava la sua fretta improvvisa. Tirava e tirava, mentre il bue sincaponiva nella sua lentezza,
incurante dei desideri del ragazzo.
Se hai del denaro vienimi a trovare questa notte, gli sugger un giorno una prostituta, assai
malconcia e forse per questo cos sfacciata, che sembrava avere il doppio degli anni di Astruga.
Hugo rifiut e la donna, per vincere la sua diffidenza, gli rispose: Le ragazzine non saprebbero
mai insegnarti quello che so io.
Hugo abbass lo sguardo, osservando il terreno reso secco e duro dal trapestio dellesercito.
E cosa sarebbe quello che potrebbe imparare da te? sintromise dun tratto Mahir. Forse
limpeto, lardente desiderio, linnocenza? aggiunse.
La prostituta fece segno di no, tagliando laria con un gesto secco della mano, e si allontan per
evitare lo scontro con lebreo.
O illusione, fantasia... Ora Mahir sussurrava come se parlasse da solo. Turbamento, estasi,
rapimento, fascino... Stupore! Entusiasmo, devozione...
Hugo si gir verso Mahir, che camminava di fianco alla carretta con lo sguardo perduto in
qualche antico amore.
Passione. Passione. Passione, ribadiva lebreo, come se stesse ancora rispondendo alla
meretrice. E tu, cosa daresti al ragazzo? grid alla fine, sorprendendo la gente attorno, ma non la
prostituta, che era ormai lontana.
I compagni di cammino offrivano loro ogni genere di alimento, prodotto e rimedio. Alcuni
venditori lo facevano con aria svogliata, come se si trattasse di un obbligo gravoso; altri invece ci
mettevano impegno, e pi Mahir e Hugo rifiutavano le loro mercanzie, pi loro insistevano.
Ricevevano insulti e sputi come conseguenza del disco giallo cucito sul mantello scuro con cappuccio,
lungo sino ai piedi, indossato dallebreo. Hugo era rimasto sorpreso dalla dignit e dalla serenit con
cui Mahir subiva lingiusto castigo. Non preoccuparti, continua a camminare, diceva luomo al
ragazzo, per tranquillizzarlo. Qualcuno comprava il loro vino. Altri tentavano di derubarli. Una volta
Mahir mostr ad alcuni soldati i dispacci di autorizzazione che portava con s, leggendoli a voce alta
affinch li intendessero bene. Erano lettere scritte da Sal e dagli stessi medici che accompagnavano
lesercito. Come vi cureranno se rimarrete feriti? li minacci. In questo modo riusc a spargere la
voce, e pretese dai soldati che gli permettessero di camminare con la host invece che nelle retrovie con
la marmaglia. Non gli fu concesso, ma neppure furono abbandonati al loro destino; dopo aver
consultato i medici sullimportanza dellaqua vitae di Mahir, e dellalambicco con cui distillarne di
nuova, furono organizzati turni giornalieri di due soldati che vigilavano la carretta.
Si accamparono per la notte poco fuori Granollers. Hugo non riusc ad assecondare il desiderio
di Mahir che vigilassero insieme, e si addorment sotto la carretta dopo essersi saziato con aglio e
cipolla accompagnati da un po di pane, qualche pezzo di carne salata, formaggio e pochi sorsi di vino.
Mahir, invece, nonostante la presenza dei soldati, dorm con un occhio solo, anche lui al riparo della
carretta, sempre attento alla mercanzia e al bue, che aveva legato con molta cura vicino a s.
Il mattino dopo, come accadeva alla vigna, lebreo fece sfoggio del vigore ricavato dal fascio di
nervi e tendini a cui si riduceva il suo corpo asciutto. Hugo, da parte sua, si sentiva stanco. Sotto un
sole che gi preannunciava la primavera sent di odiare le grida e le liti chiassose da cui era circondato.
Un mercante tent di avvicinarsi, ma presto desistette. Hugo non si volt neppure a guardarlo. Era
disperato, perch si era finalmente reso conto che ogni suo sforzo per tirare il bue era inutile: lanimale
andava sempre allo stesso passo, infischiandosene degli strattoni del ragazzo. Alla fine prov ad
avviarlo dietro la carretta che li precedeva, e il bue si mise a camminare con aria rassegnata, senza che
fosse pi necessario pungolarlo.
Ce ne hai messo di tempo, a capirlo, lo prese in giro Mahir che procedeva dietro di lui.
Ormai mancava solo che la bestia ti ridesse in faccia.
Perch non me lavete detto?
 come per le belle fanciulle, ragazzo mio: sono cose che devi scoprire da solo. Scoppi a
ridere. A cosa vuoi che serva che un vecchio come me ti venga a parlare di buoi?
Scoprire le belle fanciulle... Quanto gli sarebbe piaciuto! Erano passati quasi sei mesi da
quando Dola gli aveva permesso di baciarla, per poi allontanarlo e, un momento dopo, prenderlo per
le guance e baciarlo lei. Era durato poco, certo, ma per Hugo era stato un momento magico,
indescrivibile. Il sapore di Dola, laroma che toccandola era divenuto definitivamente suo, come se
fino ad allora non gli fosse stato permesso altro che ricordarlo con nostalgia, lo sfioramento
leggerissimo e incantevole. Alcuni giorni dopo, Hugo era riuscito ad avvicinarsi alla ragazza. Lo aveva
fatto con un misto di timidezza e speranza, ma era stato respinto dalla sua espressione. Forse perch era
cristiano? Ma allora perch lo aveva baciato? Lei si era rifiutata di parlargli, evitava la sua presenza, e
per la prima volta da quando si conoscevano aveva prolungato il silenzio per oltre un mese, durante il
quale Hugo aveva conosciuto un tormento che non aveva neppure immaginato potesse esistere: quello
del disdegno della persona amata. Aveva perso lappetito e dormiva male. Nelle rare occasioni che gli
si presentavano, in quel periodo dedicato alla zappatura delle vigne, laveva seguita e spiata. Appostato
dietro un angolo o sotto un portico, o confuso tra la gente che veniva al mercato, si era beato
guardandola. Di solito erano in tre, Astruga, Dola e Regina. Questultima, per quanto anchessa ebrea,
attirava gli sguardi ben pi dellamica. S, forse Regina era pi voluttuosa, civettuola, raffinata e
attraente, e persino pi bella, ma Dola emanava una sensualit naturale che non aveva pari in nessun
altro genere di grazia. E agli occhi di Hugo non cera donna al mondo che reggesse il confronto.
Erano trascorsi i giorni, e solo quando Regina gli si era avvicinata, insinuante, una volta che il
ragazzo era intento a pulire il fondo delle giare nella cantina di Sal, Dola aveva reagito.
Che ci fai tu qui? aveva chiesto quasi gridando allamica quando laveva sorpresa in cantina
mentre assillava Hugo parlandogli dolcemente, sfiorandolo con i seni ogni volta che lui si muoveva.
Si erano girati entrambi verso la scala da cui Dola li aveva sorpresi, e che non aveva finito di
scendere.
Be... aveva tentato di difendersi Regina, imbarazzata.
Taci!  il mio... Dola si era interrotta.  la cantina di mio nonno, si era corretta, nervosa.
Non dovresti stare qui. Lo sai bene. Possiamo stare solo di sopra.
Dovevo parlare con Hugo.
Non hai proprio niente di cui parlare con lui! La voce le era uscita roca, minacciosa.
Forse  lui che ha qualcosa da dire a me, aveva osato proporre Regina. Nella penombra della
cantina, Hugo era riuscito a distinguere il fuoco che si accendeva negli occhi di Dola.
Hai qualcosa da dire? lo aveva apostrofato Dola. Hugo laveva fissata e si era stretto nelle
spalle, evitando lo sguardo di Regina. Hai visto? Sei contenta adesso? E ora, via dalla cantina, aveva
concluso Dola, trionfante.
Regina aveva dovuto cedere e, senza guardare Hugo, aveva cominciato a salire la scala. E tu,
invece, puoi restare? aveva chiesto mentre oltrepassava lamica, ferma sui gradini.
Dola non le aveva fatto caso e aveva aspettato di udire la porta della cantina chiudersi alle sue
spalle. Preferisci Regina? aveva indagato poi con un filo di voce, improvvisamente diversa.
No! aveva detto Hugo, che nel frattempo si era avvicinato ai piedi della scala senza sapere se
toccava a lui salire o a lei scendere.
Non era accaduta n una cosa n laltra.
E allora perch stavi con lei?
 scesa...  venuta qui... Non  successo niente, si era spiegato lui. Gli tremava la voce.
Perch esitava? Perch si scusava? Dola, io...
Spero che non succeder pi. Regina non  una brava persona. Lho detto molte volte a mia
madre, ma... sembra che le nostre famiglie abbiano un accordo. Guardale bene il naso! Osservala! Non
la vedrai mai voltarsi o guardare nella direzione dove sente una conversazione che vuole ascoltare. Non
la vedrai mai aggrottare la fronte, sembra sempre allegra e ben disposta. Non le uscir mai dalla bocca
un insulto o una brutta parola. Ma il suo naso la tradisce: le ali del naso le si sollevano in modo quasi
impercettibile, e quando si impiccia di quello che non la riguarda  come se tutto il naso si storcesse.
Non pu evitarlo. Inganna tutti, meno il suo naso. Quel naso...!
E, comera apparsa, Dola era scomparsa.
Al ricordo di quella scena, Hugo spron il bue in malo modo.
Che ti succede, ragazzo? Non sfogare i tuoi malumori sullanimale, si sent dire da Mahir, e
comprese che aveva sferzato la bestia con troppa forza.
Ma se lo meritava. Non il bue, certo, per Dola s. Era lei a meritare quelle frustate, perch
dopo lepisodio della cantina aveva continuato a non parlargli e a non prestargli attenzione. Perch
quindi li aveva interrotti, quella volta che era con Regina?
Da allora lattenzione di Hugo era passata dal naso della ragazza ai suoi seni, che indovinava
splendidi sotto gli abiti. Non aveva notato nulla di tutto ci che Dola gli aveva descritto, bench la
stessa Dola, ogni volta che si trovavano tutti e tre insieme, non facesse che indicargli lamica,
sollevando il mento con unespressione tesa, per mostrargli che era proprio cos, che doveva osservare
meglio. E Hugo guardava: il naso di Regina, i seni di Regina...
Aveva tentato dimmergersi nel lavoro e di dimenticare tutte quelle domande alle quali non
trovava altra risposta, se non che lui era cristiano. In quella stagione si eliminavano le radici
superficiali, i polloni e le erbe infestanti che crescevano sotto i fusti delle viti. Poi si scavava intorno al
piede di ogni vite, stando attenti a non danneggiare le radici pi profonde, in modo che si formasse una
fossa per trattenere lacqua. Intanto, il vino gi prendeva vita nelle botti e nelle giare. Hugo aveva dato
una mano nella tenuta di Santa Maria e gli avevano pagato qualcosa per ogni vigna in cui aveva
lavorato, insieme a schiavi e contadini a giornata. Santa Maria del Mar gli aveva aperto le porte,
offrendo sollievo alla sua pena: sentiva il bisogno di togliersi Dola dalla mente.
Era anche andato a trovare Arsenda con maggiore assiduit. Ogni volta gli sembrava pi
difficile avvicinarsi al convento di Jonqueres, come se il fatto di crescere aumentasse il pericolo.
Continuava a ingannarla con la storia del cantiere. Quanto gli sembravano lontane ormai le sue passate
speranze! Aveva desiderato di metterla a parte dellangoscia che lo assaliva ogni volta che andava da
lei, della paura di essere preso, ma la supplica spontanea che ogni volta lei gli rivolgeva, la richiesta
che non smettesse mai di farle visita, gli aveva fatto cambiare idea. Tu sei il mio contatto con il
mondo... e la mia famiglia, gli aveva confessato Arsenda. Le monache possono uscire, ma a me non
 permesso, neppure per le commissioni che svolgono le altre serve. Non so cosa farei se tu non venissi
a trovarmi.
Si era chiesto cosa gli succedeva con le donne della sua vita: sua madre, Arsenda, Dola,
Regina... Amici ne aveva pochi... o nessuno, perch quelli con cui era riuscito a stringere i rapporti
erano rimasti ai cantieri navali. Un giorno aveva incontrato un paio di ragazzi che portavano le palle al
piede dei genovesi, in piazza Nova, di fronte al palazzo vescovile e vicino alla cattedrale, in un punto in
cui confluivano varie strade formando uno spiazzo dove alcuni banchi disposti al centro separavano la
zona di vendita dei contadini giunti a Barcellona da quella dei semplici rivenditori di mercanzie. Vicino
allantica porta delle mura romane si vendeva il pane lavorato fuori dalla citt, su banchi separati da
quelli dei panettieri che risiedevano dentro le mura. Tra il profumo del pane appena sfornato, il
trambusto della gente, e i bandi declamati a gran voce dagli araldi, che in quel momento stavano
parlando di un cittadino che non pagava i debiti, Hugo aveva riconosciuto uno dei due ragazzi, poco
pi grandi di lui.
Aveva cercato di farsi notare agitando la mano. Non si erano accorti di lui. Aveva alzato la voce
per coprire quella dellaraldo, e aveva gridato: Jaume! Si era stupito che non lo udisse, perch era
molto vicino. E dun tratto aveva capito: erano i suoi rapporti con gli ebrei, o forse la lotta con Roger
Puig, o ancora la sua arroganza verso lo zio, il capitano generale. Il prestigio ottenuto un tempo con
laudacia era ormai svanito. Per un attimo, aveva creduto che il disprezzo mostrato dalla gente per
quellAntonio Vela su cui si sgolava laraldo gli si rivoltasse contro, come se il pagatore moroso sulla
bocca del pubblico ufficiale fosse Hugo Llor: ... ha interrotto il pagamento dei suoi debiti, e se ne d
notizia per conoscenza generale...
Tutta Barcellona avrebbe saputo che Antonio Vela, muratore con casa in via di Sant Pau, era un
cattivo pagatore. Laraldo lavrebbe gridato per tutta la citt affinch nessuno si fidasse pi di lui e
crescessero critiche e dicerie. E, forse, avrebbero parlato male anche di lui, di Hugo, del fatto che era
caduto in disgrazia, che lavorava per gli ebrei. Ormai non poteva pi contare sullappoggio di messer
Arnau, n su quello di Juan il Navarro. Ora era un lebbroso come quelli di San Lorenzo, dai quali era
meglio stare lontani, un debitore di cui non era prudente fidarsi.
Per gli restava Bernat, si era detto, e aveva sorriso pur senza essere certo che fossero amici.
Voleva credere di s, ma tanto, anche se fosse stato vero, la cosa non gli poteva servire molto... Bernat
non sarebbe pi tornato a Barcellona. Neppure un pazzo ci avrebbe provato.
Addio, ragazzo!
La pacca sulla spalla appena ricevuta da un soldato lo fece barcollare. Il bue, mansueto e
paziente, aveva guidato i passi di Hugo, che aveva seguito lanimale immerso nei suoi pensieri, senza
neppure accorgersi del cambio di guardia.
Addio, rispose.
Rest a guardare i due balestrieri che affrettavano il passo con la faretra piena di frecce sulla
spalla, certo desiderosi di tornare tra i loro compagni e di dimenticare il castigo che doveva aver loro
inflitto qualche ufficiale: un noioso e umiliante lavoro di scorta a un rivenditore di vino, per di pi
ebreo.
Hugo si volt per vedere i nuovi soldati che parlavano con Mahir, vicino alla carretta, e dovette
aggrapparsi allimbracatura del bue per non cadere a terra. Uno di loro assomigliava al Cane Rognoso.
Si riscosse e guard ancora, restando attaccato allanimale, tentando di mimetizzarsi. Lelmo vecchio e
ossidato occultava il volto del soldato, che per in quel momento se lo tolse per asciugarsi il sudore, e
Hugo vide che si trattava proprio di Juan Amat.
Sospir. Poi sbuff, gli volt le spalle e tent di allontanarsi il pi possibile, irrigidito, un paio
di passi davanti al bue, come se stesse tirandolo. Quanto ci metter a riconoscermi?, si chiese, notando
che braccia e gambe gli tremavano. Certo, lui era cresciuto, ma il Cane Rognoso ancora di pi; era alto
e ben piantato, e in condizioni senza dubbio migliori dellaltro soldato, bench quello fosse pi grande
det. Se lodio e il rancore del Cane Rognoso si erano sviluppati quanto il suo corpo, era perduto.
Sent che non aveva pi forze per camminare. Pens di fuggire. Poteva tentare di far perdere le sue
tracce tra la folla che accompagnava lesercito, mentre il bue avrebbe continuato ad avanzare
placidamente dietro laltra carretta, sino alla sosta per la notte, e lui sarebbe potuto tornare il giorno
seguente, dopo il cambio della guardia.
Bestia!
Hugo sobbalz, pens di essere stato scoperto, ma nessuno gli si avvicin. Risuon un altro
grido, e finalmente cap che non era rivolto a lui. E non era neppure la voce del Cane Rognoso.
Divorato dalla curiosit si gir per guardare: il soldato pi anziano strapazzava Juan Amat come se
fosse un pupazzo. Le frecce nella faretra saltellavano al ritmo degli scrolloni.
Non  possibile, si lasci sfuggire Hugo.
Tra uno spintone e laltro, i loro sguardi si incrociarono: quello di Hugo sbalordito, quello del
Cane Rognoso remissivo. Tuttavia, davanti alla presenza del vecchio nemico, Amat tent di superare
lumiliazione e di difendersi. Aggred il veterano con un pugno. Laltro lo schiv senza troppo sforzo e
subito, con unagilit inusitata, gli sferr una gragnola di colpi. Il Cane Rognoso rimase a terra,
rannicchiato.
Te lho detto sin dal primo giorno, lo apostrof il veterano senza mostrare la minima
compassione. Non mi piace come sei, come parli, come... Quante altre botte ti dovr dare per
convincerti che sono io il pi forte? Ne hai ancora da imparare, balordo!
La lunga fila continu ad avanzare dietro lesercito; il bue e la carretta procedevano con gli
altri. Juan Amat, invece, si torceva dal dolore sul bordo della strada. Hugo vide Mahir che esitava. I
due si voltarono verso il veterano, che continuava a camminare come se non fosse accaduto nulla.
Vieni! Corri! ordin lebreo a Hugo, esortandolo ad avvicinarsi al Cane Rognoso, ancora
immobile al suolo.
Il ragazzo obbed senza pensarci, sconvolto per la rissa cui aveva assistito, e faticosamente i due
sollevarono il ragazzo.
Sulla carretta, svelto! esclam lebreo indicandogliela con la testa.
Affrettarono il passo, con il giovane che pesava loro sulle braccia rischiando di cadere, ma alla
fine riuscirono a raggiungere il bue e a buttare Amat sul carro, come un sacco.
Rimani con lui, ordin nuovamente Mahir. Dagli un po di vino per aiutarlo a riprendersi.
Mentre Hugo saltava sulla carretta, lebreo torn indietro a raccogliere le armi del ragazzo: la
balestra, le frecce sparpagliate e lelmo.
Hugo non poteva credere a ci che stava facendo. Dentro di s provava un senso di ribellione, e
intanto tirava e spingeva il Cane Rognoso per sistemargli le gambe sul pianale gi ingombro, sul quale
si affollavano lalambicco, le botti e gli otri di pelle di capra per il trasporto del vino. Riusc ad
appoggiarlo contro una delle fiancate di legno. Il Cane Rognoso si teneva le costole con entrambe le
mani, respirando a fatica. Hugo lo osserv per un momento: era indifeso, derelitto, eppure...
Cosa guardi, imbecille? lo aggred laltro, subito preso da un attacco di tosse.
Imbecille? Gli aveva dato dellimbecille? Hugo si rialz e premette con il piede la spalla di quel
bruto.
Vuoi sapere cosa guardo, bastardo? borbott. Guardo come cadrai da questa carretta, e poi
guarder bene quando le mule che ci seguono ti calpesteranno.
Lo spinse, appena; sperava che laltro si scusasse. Non lo fece. Lo spinse un po di pi,
abbastanza perch il torso del Cane Rognoso si inclinasse verso il bordo del carro. Respirava con
difficolt, senza staccare le mani dal petto.
Cosa fai? lo rimprover Mahir, che arrivava con lequipaggiamento del soldato.
Hugo cerc di contenersi; lebreo era una brava persona, ma non sapeva con chi aveva a che
fare. Non sono fatti vostri, rispose infine.
Mahir lanci le armi sul carro, poi si mise al passo con il veicolo. S che sono fatti miei,
replic. La carretta  mia. E se il soldato cade, la colpa sar mia. E sar lui ad accusarmi. Con il
mento indic pi avanti, dove camminava il veterano. Non importa che poco fa lo abbia quasi
ammazzato di botte. Se questo cade dal carro di un ebreo, la colpa sar mia, lo capisci?
Hugo scost il piede.
E adesso, ragazzo, dagli da bere. Si calmer, concluse Mahir.
Hugo fece bere Amat finch non cadde in un tranquillizzante sopore.
Allora Mahir sal sulla carretta e lo esamin. Dobbiamo aspettare. Se nel corso della giornata
non migliora sensibilmente, significa che ha qualche costola rotta e dovremo chiamare il medico, spieg.
Proseguirono il cammino che doveva condurli per quel giorno alle porte di Girona. Hugo, ormai
appiedato dietro la carretta, vegliava su Juan Amat, pesto e dolorante, mentre Mahir controllava il bue
che procedeva paziente, e il veterano si perdeva tra le altre carrette, correndo dietro alle donne e
gridando minacce a chiunque lo ostacolasse.
Quella notte, gi accampati nei dintorni di Girona, il veterano non si fece neppure vedere da
Mahir e Hugo. Il Cane Rognoso non volle o non riusc a cenare con il poco che gli offrirono e,
nonostante il vino, si dibatt per il dolore sino allalba, quando si present il suo compagno. Il volto, i
movimenti impacciati e la bocca pastosa tradivano i bagordi notturni. Hugo si disse che quella canaglia
non era buona a difenderli da nulla. Anzi avrebbe permesso che li derubassero... sempre che non
decidesse di farlo lui stesso.
Il ragazzo sta molto male, annunci Mahir con un tono grave. Vai ad avvertire i tuoi
compagni che mandino un medico e un cambio di guardia.
Non... Luomo quasi non riusciva a parlare. Non permetterti di darmi degli ordini... riusc
ad articolare. Eretico!
Non  un ordine, rettific Mahir, abbassando lo sguardo e cambiando tono. Per questo
ragazzo ha bisogno del tuo aiuto.
In questo caso... Il veterano si volt e si avvi con passo incerto. E sia... Per un compagno
darmi! esclam per incoraggiarsi.
Mahir intu che ci sarebbero stati problemi non appena vide che il venditore di biancheria,
accampato a pochi passi di distanza, li segnalava in risposta a un ufficiale che subito si diresse verso la
loro carretta con passo fermo e deciso. Lo seguivano quattro soldati di quelli equipaggiati con scudo,
coltello e spada, e il medico.
Dov il ferito? chiese questultimo senza preamboli.
L, fece segno Mahir.
Hugo osserv luomo che sinerpicava sulla carretta, ma dun tratto le parole dellufficiale gli
esplosero nelle orecchie.
Ebreo: Pau Climent ti ha denunciato per aver colpito a tradimento il suo compagno darmi Juan Amat. Hai qualcosa da dire?
Mahir allarg le braccia, gesticol e tent di difendersi: E perch mai avrei dovuto farlo? Non
sono stato io. No. Che ragioni avevo per maltrattare un giovane? Lho persino accomodato sul mio carro...
Lo sguardo di Hugo corse dalla carretta, e da Juan Amat, che appoggiato alla fiancata osservava
la scena, a Mahir, per posarsi poi sullufficiale e sulla sua guardia. I soldati erano in allerta, pronti nel
caso lebreo e il ragazzo che stava con lui opponessero resistenza o tentassero di scappare.
Riesci a parlare? chiese lufficiale avvicinandosi al Cane Rognoso. Questi assent con la testa
mentre il medico gli palpava il torso.  vero che questi due ti hanno assalito a tradimento e ti hanno picchiato?
Hugo lo cap dai suoi occhi: avrebbe confermato. Li avrebbe denunciati, era evidente. Di la
verit, sent che lo implorava Mahir, alle sue spalle. Lebreo non aveva colpa. Lunico nemico di Juan
Amat era lui.
Sono stato io! proclam Hugo avvicinandosi allufficiale e sfidando Amat con lo sguardo,
altezzoso, superbo. Lebreo... non  capace di far male a una mosca.  un codardo, come tutti gli
eretici, borbott con disprezzo.
 vero? chiese lufficiale a Juan Amat. I due giovani continuavano a sfidarsi con lo sguardo.
Hugo credette di vedere in quello dellaltro una scintilla di vittoria.
S,  vero, conferm il Cane Rognoso con un filo di voce.
No... tent dintromettersi Mahir.
Taci! gli ordin lufficiale allontanandolo con uno spintone. Quindi si rivolse a Hugo. Come
ti chiami? Dopo aver saputo il suo nome, annunci: Hugo Llor, ti arresto in nome del re.
Nella prigione del governatore di Girona avrebbero dovuto dargli da mangiare, e lo stesso se
avessero deciso di portarselo dietro in attesa del processo, pens lufficiale. Cosa potevano fare con
quel ragazzo di poco pi di quattordici anni? E oltretutto la guardia quotidiana alla carretta doveva
comunque continuare. Insomma, non  la soluzione peggiore, pens luomo, quando ebbe deciso.
Resterai qui, sotto la sorveglianza di questo ebreo, ordin a Hugo dopo aver parlato con il
medico delle condizioni di Juan Amat e aver ricevuto da questi una serie di dinieghi ripetuti. Ti
prenderai cura di colui che hai ferito e lo nutrirai come se fossi il suo schiavo, finch lesercito non
torner a Barcellona, dove sarai giudicato dal tribunale. Quanto a te, se il ragazzo scappa la pagherai
cara, concluse rivolgendosi a Mahir.
A Girona il re si era dedicato alle fortificazioni. I luoghi meno adatti alla difesa erano stati
abbandonati, mentre si rinforzavano le difese delle piazze pi importanti, come Manresa, Olesa de
Montserrat, Palafrugell, Palams, Torroella de Montgr e altre. Le scaramucce tra le parti in lotta si
susseguirono a Besal, Cabanes o Navata, dove Bernat de Cabrera scacci i nemici e prese loro
quattrocento cavalli.
Mentre accadeva tutto questo, Hugo si trovava alla merc del Cane Rognoso, ormai in fase di
ripresa, capace di reggersi in piedi e con il torso strettamente bendato. Vigilato dalla guardia di due
soldati che si alternavano, con Mahir che andava a vendere i suoi prodotti in citt quasi tutti i giorni,
Juan Amat si divertiva ad accanirsi su Hugo. Lo costringeva a andare e venire senza alcun motivo, e
non essendo ancora abbastanza in forze per picchiarlo, gli urlava, lo insultava e, soprattutto, gli sputava addosso.
Perch non era colpa vostra, aveva risposto per lennesima volta Hugo a Mahir la prima
notte, quando avevano potuto parlare sottovoce dellaccaduto. Se non avessi detto che il colpevole ero
io, ci avrebbero imprigionati entrambi, non c il minimo dubbio, aveva aggiunto, tacendo sui suoi
dissapori con il Cane Rognoso. Voi siete ebreo, me lo avete spiegato voi stesso. Ricordate la storia
della carretta? Io ero sul punto di spingerlo gi con il piede, e voi mi avete avvisato che cos rischiavate
di perdere tutto. E se fosse accaduto, io ora non sarei qui. Non so neppure dove mi avrebbero portato e
cosa mi avrebbero fatto.
Ma lebreo continuava a sentirsi in colpa: per essersi portato dietro Hugo, per aver richiesto la
guardia dei soldati, per non essere intervenuto quando Juan Amat le aveva prese di santa ragione... E
per non condividere con il ragazzo il suo castigo.
Non preoccupatevi, aveva insistito Hugo.
La via duscita gli si present una sera, dopo che il Cane Rognoso lo aveva umiliato ed era
riuscito a farlo picchiare.
Questo qui vive con gli ebrei, aveva detto Juan Amat indicandolo mentre passavano davanti a
una precaria tettoia trasformata in bordello. Bisognerebbe controllare se anche lui ha la coda mozza.
Gli uomini che aspettavano il loro turno fuori dalla capanna erano scoppiati a ridere. Uno si era
stretto nelle spalle, avvicinandosi a Hugo. Perch no? aveva detto agli altri. E se fosse un ebreo
senza disco giallo sui vestiti n nulla che permetta di riconoscerlo?
Hugo era indietreggiato di un paio di passi. Spogliarsi davanti a loro? Non sarebbe servito a
niente, in ogni caso. Erano ubriachi. Aveva preferito scappare. Gli altri lo avevano inseguito, gridando
agli astanti che fermassero il ragazzo. Laccampamento era un groviglio inestricabile di carrette, muli,
tende e ripari, tutti separati da strettissimi e complicati passaggi. Non era trascorso molto tempo prima
che qualcuno prendesse Hugo per i capelli. Lui aveva creduto che glieli avrebbe strappati tutti in fascio,
ma qualcun altro lo aveva afferrato per un braccio, poi per il collo, per laltro braccio... E cos, con due
uomini che lo tenevano mentre lui si torceva e ansimava trattenuto dal terzo, lo avevano riportato alla tettoia.
L, dopo aver riunito una piccola folla richiamata dalle grida e dallinseguimento, gli avevano
strappato la camicia e abbassato i pantaloni per vedere se era circonciso.
Non  ebreo, avevano sentenziato.
I curiosi, delusi, avevano iniziato a andarsene. Ma quelli che lo avevano preso non lo
lasciavano; anzi, lo trattenevano con ancora pi forza, come se non avessero atteso che quello: restare
da soli con lui. Hugo lo aveva capito dallespressione di alcuni di loro, dallo scintillio gonfio di libidine
dei loro occhi e dal leggero ma incontenibile nervosismo che lasciavano trapelare. Perch aspettare,
per poi dover pagare la puttana? Hugo era un ragazzo attraente. Il tipo che laveva spogliato era
ancora vicinissimo a lui.
Mi vogliono sodomizzare! Aiuto! aveva gridato Hugo il pi forte possibile.
Ci avevano messo un po a tappargli la bocca. Alcuni uomini e donne si erano gi voltati
indietro ed erano tornati sui loro passi, notando gli sforzi di Hugo per liberarsi da quei disgraziati.
Abbiamo gi visto che non  un ebreo. Perch non lo lasciate? aveva detto un uomo mentre i
curiosi si riunivano di nuovo.
Uno di quelli che lo tenevano aveva allentato la presa. Anche quello che stava davanti si era
tolto di mezzo, ma il terzo, quello che aveva iniziato, lo teneva stretto come se non si fosse ancora
divertito abbastanza.
Ci ha insultati, aveva detto, dando forti scrolloni al ragazzo.
 vero, si era udita la voce del Cane Rognoso. Vi ha accusati di voler compiere atti contro
natura.
Quello che gli stava dietro aveva colpito Hugo alla nuca, e stavano per cominciare a prenderlo a
calci nel ventre quando una donna si era intromessa. Maiali! Perch? Forse che non lavreste fatto?
Glielavreste messo in culo come fate con tutto ci che vi trovate davanti. Era una donna lacera, con i
capelli unti e scompigliati, i denti radi e anneriti. Si era difesa graffiando luomo che aveva tentato di
scostarla, e la lite aveva provocato lintervento di altri uomini nel tentativo di metter pace.
C gi abbastanza guerra fuori di qui!
Calmatevi...
 stato solo un malinteso.
La sdentata aveva approfittato della baraonda per rivolgersi a Hugo. Scappa! Hugo voleva
chiederle chi fosse, perch lavesse aiutato... Scappa! aveva insistito la donna, dandogli una spinta.
Prima o poi ce lavrebbe fatta. Non era trascorsa neppure una settimana, delle quattro di
convalescenza prescritte dal medico al Cane Rognoso, e dopo la lite davanti al bordello Hugo era
giunto a una conclusione: un giorno o laltro quel miserabile lavrebbe ammazzato. Medit di fuggire.
Ma avrebbero addossato la colpa a Mahir, gli ebrei lavrebbero ripudiato e Dola non ne avrebbe pi
voluto sapere di lui. Ci pens su, finch non credette di aver trovato la soluzione. Una notte il Cane
Rognoso gli porse la caraffa affinch la riempisse di vino; i soldati erano intorno al fuoco, distratti;
quelli della guardia dormicchiavano e Mahir riposava sotto la carretta. Senza pensarci, e senza neppure
controllare di non essere osservato, Hugo vers nella brocca il contenuto di una delle fiaschette della
preziosa aqua vitae. Mentre il liquido colava, esit, ricordando la spiegazione di Mahir: tanto quanto ne
pu contenere un guscio di nocciola. Lanci unocchiata nella fiaschetta. Un guscio? Unintera
pianta di nocciolo ci aveva versato! Decise di vuotare del tutto il recipiente, e cos fece. Poi dilu il
liquido con un bel po di vino e mescol bene. Aveva un odore forte, molto forte, ma il Cane Rognoso
era gi mezzo ubriaco.
Juan Amat al primo sorso storse il naso. Osserv stupito la brocca mentre Hugo tremava vicino
alla carretta, osservandolo. Il giovane bevve un altro sorso, pi lungo, e quando ebbe terminato soffi
come se gli bruciasse la gola. Era proprio come gli aveva detto Mahir: bruciava. Per quello la
chiamavano anche acqua ardente. Il Cane Rognoso scosse la testa e torn a guardare nella brocca.
Ho assaggiato molti vini agri e potenti, ma questo ... delizioso. E forte! disse, quasi tra s.
Dio! esclam quando si fu scolato lintera brocca.
Mahir non aveva precisato a Hugo quanto ci si metteva a morire cos, n come sarebbe stata
lagonia. Forse simile a quella di un cane rabbioso, o dolce, come quella di una vecchia la cui vita si
spegne. Anche se in realt, come Hugo stava verificando di momento in momento, non pareva proprio
che quellaqua vitae stesse ammazzando nessuno. Juan Amat, bevuta la brocca, ne aveva addirittura
chiesta unaltra, e Hugo aveva ripetuto loperazione.
Il Cane Rognoso non era morto. Hugo cercava di non farsi vincere dal sonno per assistere al
momento del trapasso, ma la notte sembrava sempre pi lunga, e gli si chiudevano gli occhi. Allora si
riscuoteva di soprassalto, senza sapere se era trascorso un minuto o di pi, e si avvicinava al posto dove
dormiva Amat. Russava. In occasione di uno dei suoi risvegli, Hugo non ud pi ronfare. Lo tocc con
la punta della scarpa, ma quello si gir sotto la coperta e riprese a russare. Allalba, la morte del Cane
Rognoso si era ormai trasformata in un tremendo mal di testa di cui quel bruto si lament per tutta la
mattina.
Dovrebbero metterti in galera per il vino che vendi! grid allindirizzo di Mahir.
Lebreo fece una smorfia. Salt sulla carretta e non tard a scoprire le fiasche vuote dellaqua vitae.
Due? si stup, osservando Hugo e agitando con la mano entrambi i recipienti.
Il ragazzo sospir e si vide costretto ad annuire. Mahir serr le labbra, inarc le sopracciglia e si
strinse nelle spalle. Anche i sapienti possono sbagliare, disse a Hugo sottovoce, ormai a terra. E
tocc ora al ragazzo sorprendersi perch Mahir non si era arrabbiato per laqua vitae sprecata. Non so
se davvero questuomo meritasse la morte... riflett lebreo a voce alta. E comunque non lo dovevi fare.
Finir per uccidermi, si lagn Hugo, che teneva di nuovo docchio il Cane Rognoso.
No. Vedrai.  stato abbastanza semplice e molto meno costoso di quanto tutti noi
pensassimo.
Tutti noi?
Hai amici, Hugo, persone che dopo ci che hai fatto per me sono disposte ad aiutarti. Ma non 
stato necessario. Questi soldatini si vendono per un tozzo di pane.
Hugo comprese loscuro messaggio di Mahir quando a met mattinata vide comparire Pau
Climent, il veterano che aveva conciato per le feste Amat, accompagnato dallo stesso ufficiale della
volta precedente. Il pallore che si diffuse sul volto del Cane Rognoso tranquillizz Hugo. Era evidente
che quelluomo lo terrorizzava. Ma n il pallore, n il bendaggio che gli stringeva il petto gli evitarono
che il veterano lo salutasse con un sonoro manrovescio.
Bugiardo! lo accus.
Juan Amat si pieg su se stesso per vomitare, forse a causa dellaqua vitae, della paura, o di
entrambe le cose, riflett Hugo. Il veterano attese che si svuotasse completamente lo stomaco. Poi lo
afferr per i capelli e gli rovesci la testa.
Perch hai detto che erano stati lebreo e il ragazzo a picchiarti? lo aggred lufficiale.
No... Io...
Bugiardo! url di nuovo Pau Climent.
Stai dicendo che non sono stati loro? sinform lufficiale.
Il veterano, tirandolo ancora per i capelli, si mise a scrollare con furia il Cane Rognoso, che
ulul per il dolore e si port le mani alle costole. Rispondi allufficiale! gli ordin. Sappiamo bene
entrambi che non sono stati loro, non  vero?
Altroch, se lo sapevano!, pensarono nello stesso istante Hugo e Mahir.
No, ammise Juan Amat.
No cosa?
Non  stato lui.
Ma allora, perch... attacc Hugo prima che Mahir lo acchiappasse per la camicia e lo tirasse indietro scuotendo la testa.
Il ragazzo fece per insistere, ma Mahir torn a scuotere la testa. La cosa doveva finire l, gli avrebbe spiegato dopo; il patto con il veterano e lufficiale arrivava solo sino a quel punto: nessuna denuncia e nessuna ripercussione.
Presto lufficiale and da loro. Pare che ci sia stato un malinteso, si limit a dire. Sei libero.
In quello stesso mese di marzo, il re Giovanni usc da Girona alla testa del suo esercito per dare battaglia alle forze nemiche. Nonostante la notevole superiorit della cavalleria degli invasori, le compagnie francesi che osarono affrontarlo furono poche, e quelle che ci provarono furono sconfitte.
.
Le altre fuggirono, abbandonando la Catalogna. Dopo lintenso saccheggio cui avevano sottoposto la regione nei mesi precedenti, le migliaia di ladri e mercenari che componevano le file degli invasori non vollero misurarsi con un esercito ben organizzato e intenzionato a difendere la propria terra. Il re decise di avanzare sino a Perpignan. Liberata la Catalogna, lesercito fu sciolto. Mahir e Hugo tornarono in citt insieme a tutti quelli che non erano riusciti ad arricchirsi con la spartizione e la vendita di un bottino che nessuno era riuscito a vedere.
...
.
...
7.
...
.
...
Mahir gli aveva raccontato che in Italia cerano paesi che raccoglievano lurina degli abitanti
direttamente dalle case mediante delle tubature che confluivano in alcune cisterne, dove la si lasciava
fermentare. In altri posti si costruivano orinatoi pubblici che sfociavano in grandi serbatoi. Gli aveva
spiegato che lurina fermentata, unita in parti uguali con lacqua, serviva a fertilizzare orti, alberi e
vigne. Con il passare del tempo, sosteneva lebreo, tutte le piante concimate in questo modo
producevano pi frutto e di migliore qualit, perch il primo anno, e forse anche il secondo, la vite
reagiva al trattamento. Poi non bisognava pi fertilizzarle per cinque o sei stagioni.
Lurina umana fermentata, in questo caso mescolata con cenere di vite o tralci, serviva anche a
curare le piante malate i cui grappoli cadevano o si seccavano prima di maturare. Mahir sapeva quali
erano i ceppi da curare, e la primavera era il periodo dellanno in cui si dovevano fare questi trattamenti.
Tornato da Girona, lebreo si dedic a bruciare tralci e ceppi morti per ottenere cenere a
sufficienza, mentre Hugo sincaricava di portare alla vigna lurina raccolta nel ghetto. Quanto era
successo allaccampamento con il Cane Rognoso e il veterano, cos come la generosit di Hugo
nellattribuirsi la responsabilit esclusiva dellaccaduto, era corso di bocca in bocca, e lo sguardo torvo
con cui di solito lo riceveva il guardiano della porta di via Call, allangolo con via de la Font, quella
che dava su piazza Sant Jaume, non si era del tutto mutato in un allegro benvenuto, ma aveva
perlomeno perso la sfumatura di diffidenza che sino ad allora laveva caratterizzato.
Anche Sal e tutta la sua grande famiglia avevano voluto mostrargli la loro gratitudine, e il
vecchio medico gli fece lonore di convocarlo nella sua stanza, dove si mescolavano mille odori, e di stringergli la mano.
Ti sono grato, ragazzo. Non si sa mai cosa pu accadere a uno di noi quando viene arrestato.
Di solito le cose si aggiustano con il denaro, ma in questi tempi agitati, con la guerra in corso... Scosse
la testa. Grazie.
Parlarono della vigna, di Arnau e di molti altri avvenimenti su cui Sal lo interrog. Poi il
vecchio gli regal un fiorino doro, ma quella fortuna fin nel nulla quando, uscito dalla stanza
camminando allindietro e chiusasi la porta davanti a s, mentre ancora ringraziava il medico per la sua
generosit, Hugo finalmente si gir verso il corridoio e si ritrov con le labbra di Dola sulle sue. Prima
che la moneta finisse di tintinnare sulle mattonelle del pavimento, la ragazza si era gi allontanata a
sufficienza per non destare i sospetti di chi fosse sopravvenuto.
Ha detto mia madre che devo aiutarti a raccogliere lurina, annunci lei.
Hugo assent, stordito, stentando a credere al regalo di quel bacio. Andiamo, riusc infine a
dire.
E la moneta? gli ricord Dola quando lui gi si era inoltrato nel corridoio.
Il ragazzo si ferm di colpo, preoccupato.
Ti innervosisco? lo canzon Dola.
No... disse lui, poi ci pens meglio. S! afferm con decisione. A te non succede?
Per non aumentare limbarazzo di lei, singinocchi a terra. Il volto di Dola, dai tratti
incantevolmente seri, sirrigid, quasi volesse erigere un muro tra s e quelle domande. Hugo consider
quel suo silenzio una risposta, e guadagn tempo fingendo di cercare la moneta di cui aveva colto il
brillio non appena aveva abbassato lo sguardo sul pavimento.
 l, non la vedi? disse lei, indicandogliela.
Hugo borbott qualcosa in segno dassenso. Allung la mano e raccolse la moneta.
Timmagini quante cose potremmo fare con questo fiorino? esclam sorridendo e facendole locchiolino.
Mettilo da parte. C chi riceve tre o quattro di questi fiorini solo dopo alcuni anni di
apprendistato in una bottega, rispose Dola, ormai riavutasi, in un tono severo.
In strada Hugo si caric di una delle due grandi giare che gli aveva consegnato Mahir. Non era
il primo anno che lo faceva, ma era la prima volta che Dola lo accompagnava; fino ad allora era
sempre andato con Astruga o con unaltra donna della numerosa famiglia di Sal.
Il ghetto di Barcellona, come molti altri, era una citt nella citt. Circondato dalla cattedrale,
dalla piazza Sant Jaume, dal Castell Nou e dalle mura romane, ospitava al suo interno circa quattromila
persone che si accalcavano in uno spazio talmente esiguo che si era dovuto creare un ghetto minore,
allaltro lato del Castell Nou, fuori dalle mura.
Ci nonostante, il ghetto principale contava cinque sinagoghe e scuole: quella conosciuta come
la Maggiore, la pi importante e lunica dotata di banchi e sedili di propriet dei fedeli; quella de las
Mujeres; quella de los Franceses, costruita dagli ebrei espulsi dalla Francia; quella detta di Massot
Avengena, un ricco proboviro della comunit; e infine la sinagoga Piccola. Vi erano anche bagni,
fondaco del grano, macelleria e pescheria, oltre allospedale per i poveri fondato da Samuel Ha-Sardi,
taverne, botteghe e laboratori. Tutto era estremamente accalcato e si sfruttava ogni palmo di suolo... o
di aria, con innumerevoli aggetti, ponticelli e passaggi abitabili che univano una casa allaltra sopra le
vie, bloccando la luce del sole che faticava a raggiungere gli stretti vicoli gi di per s piuttosto bui. La
comunit ebraica era propriet del re, al quale pagava unimposta annuale fissa. Per privilegio reale gli
ebrei si governavano attraverso un segretario e un consiglio, regolavano da soli il funzionamento delle
loro faccende interne, vivevano secondo le loro leggi e il calendario ebraico, amministravano
autonomamente la giustizia e potevano praticare la loro fede.
Sarti, corallai, fabbricanti di dadi, argentieri o tessitori di veli; questi erano gli artigiani che
lavoravano nella maggior parte dei laboratori che si affacciavano sulle vie del ghetto per le quali
passarono Hugo e Dola, lui con la giara sulle spalle, attento a suoni, odori e colori, e a non investire i
banchi dei venditori e le persone; lei a una certa distanza, che si faceva ancora maggiore quando vedeva
comparire le donne con i bacili dei quali versavano il contenuto nella giara, provocando esplosioni di
fetore. Raccoglievano lurina di parenti e amici previamente avvisati.
Be, dopo che sar fermentata puzzer ancora di pi, la canzon Hugo quando lei per la
seconda volta si tir indietro, dopo avergli indicato una casa e averlo presentato alla padrona.
Senti, ho sopportato la putrefazione dei cadaveri, ho pulito ferite purulente, infette e fetide, ho
curato donne... insomma... donne le cui parti segrete sono impregnate dello stesso fetore.
Hugo si gir verso di lei, la guard e annu, come se potesse immaginarlo.
Stai attento! lo sgrid un uomo che aveva rischiato dinvestire.
Fai come dice, gli consigli Dola con un mezzo sorriso sulle labbra. Non sia mai che ti si
rovesci lurina e poi ti tocchi raccoglierla.
E tu, mi aiuteresti?
No. Per quanto possibile, faccio solo quello che mi piace.
Hugo si ferm, finch lei non lo raggiunse.  per questo che mi hai dato il bacio? le sussurr
allorecchio.
Per la seconda volta quel giorno la metteva in imbarazzo. Se la prima volta si era inginocchiato
per cercare la moneta, adesso ricominci a camminare con la sua giara, lasciando la ragazza indietro e
immaginando la seriet che di certo doveva oscurarle il volto.
Eppure, alle sue spalle, risuon un S.
La giovane lo raggiunse.  per questo che ti ho dato il bacio. E anchio mi innervosisco.
Hugo fece per voltarsi.
Cammina! gli ordin Dola. Lui obbed. E spesso ti sogno, e alla fine sono tutta bagnata...
Bagnata? la interruppe Hugo.
S, molto. Tu non sai nulla, vero? Non sei mai stato con una donna, giusto? Hugo voleva
fermarsi, ma Dola gli ordin di andare avanti. Gira alla prossima via, quella dei bagni.
E tu? Sei mai stata con un uomo? chiese lui dopo essersi accertato che nessuno potesse udirli.
Dola esit, poi decise di non mentire. No, ma per via del mio lavoro so molte cose. Sono
levatrice, non ricordi?
Trascorse la primavera e giunse lestate. In quei mesi Hugo lavor ai vigneti di Sal, aiut in
quelli di Santa Maria del Mar e, come giornaliero, anche nelle vigne di altri ricchi probiviri che
avevano terre nei dintorni della citt, come il mercante Rocafort. Nei suoi andirivieni, tentava di non
imbattersi nel Cane Rognoso ed evitava sempre di passare per il Raval, nelle vicinanze di via de Tallers
e della porta della Boqueria, dove si trovavano i beccai di carne caprina. Non osava pensare a cosa gli
avrebbe fatto quel bruto di Amat se lavesse acchiappato.
Ci a cui invece pensava spesso, giorno e notte, era Dola. I due si cercavano di nascosto, a
casa di Sal, dove lei viveva con sua madre, o nella vigna. Cercavano dincontrarsi e, se ci riuscivano,
a volte si baciavano o si davano abbracci inizialmente impacciati ma poi sempre pi sensuali quando
cominciarono a conoscere meglio i rispettivi corpi. Lui le toccava i seni, giovani, sodi, dai capezzoli
duri, tastandoli alla cieca finch non impar ad accarezzarli e a farsi cullare dal respiro ansante di lei.
Sentiva addosso il corpo di Dola, le si strofinava contro eccitandosi sempre di pi, e labbracciava con
forza, come se non volesse pi lasciarla andare.
Tuttavia, vi erano occasioni in cui Dola non gli permetteva di avvicinarsi. Vai via... Lasciami
stare!
Perch? chiedeva lui.
Perch s, si limitava a rispondere lei, sempre che si desse la pena di rispondergli, visto che
spesso non lo faceva. Nonostante le sue insistenze, il massimo che Hugo riusc a ottenere fu che un
giorno Dola assumesse unaria meditabonda, quasi fosse in procinto di confidarsi. Ma alla fine non lo
fece. Altre volte, era lei a sorprenderlo e a prendere liniziativa, avida di qualcosa che poteva essere
amore, tenerezza o piacere.
Ti amo, aveva finito per confessarle Hugo. Lo pensava di notte. Ti amo, ti amo, ti amo... Si
immaginava di dirglielo in innumerevoli occasioni e in situazioni diverse.
Udendolo, Dola si era irrigidita, aveva fissato Hugo intensamente e non aveva detto nulla, ma
aveva ripreso a baciarlo con passione. Freddezza e passione erano due tendenze contraddittorie che
sembravano governare la ragazza. Basta! diceva spesso Dola, ponendo fine in modo repentino a un
bacio, una carezza... al desiderio. Certe volte invece cambiava idea, e tornava, con pi ardore,
sorprendendolo; altre volte, semplicemente, gli voltava le spalle.
Era il mese di luglio quando una serva chiam Dola mentre erano insieme nel frutteto, nascosti
tra i meli. La donna era comparsa a meno di cinque passi da loro e, lanciandosi uno sguardo muto, si
posero entrambi la stessa domanda: cosa aveva visto?
Cosa vuoi? le chiese Dola lisciandosi la camicia e ravviandosi i capelli.
Messer Sal sta cercando Hugo. Lo aspetta nella stanza delle visite. E come faceva, la donna,
a sapere che Hugo era l? Nessuno li aveva visti...
Perch lo fa chiamare? chiese Dola, pentendosene subito, certa che il nonno non avrebbe
mai rivelato a una serva il motivo per cui voleva parlare con Hugo.
Non lo so, per era di cattivo umore.
Trascorsero alcuni istanti di silenzio.
Arriver tra poco, la conged Dola.
Hugo entr nella stanza dei mille odori in preda al timore. Lespressione del medico, austera,
non lasciava presagire nulla di buono. Siediti, gli propose Sal.
Il ragazzo lo accolse come un ordine. Non si era mai seduto in quel luogo. Si accomod su una
sedia dallo schienale alto che lobbligava a mantenersi eretto, in una posizione scomoda.
Ti ho mandato a chiamare...
Il ragazzo perse il filo della conversazione, assorto nei propri timori. Pens di confessare, come
aveva fatto per Mahir, ma stavolta per discolpare Dola.
Non mi ascolti? lebreo interruppe le sue riflessioni.
Perdono.
Hai sentito quello che ti ho detto?
Pass un momento.
No.
Mar, la vedova di Arnau Estanyol,  morta. Domani la seppelliranno nel cimitero di Santa
Maria del Mar.
Hugo rivolse un pensiero a Bernat, che non avrebbe potuto piangerla. Si chiese dove fosse in
quel momento, se fosse ancora vivo.
Hugo scendeva per via del Mar, scomodo nella tunica nera con le maniche che gli ebrei gli
avevano prestato e che gli arrivava fin sotto le ginocchia. Sudava. Lindumento di lana era troppo caldo
per la temperatura estiva. E pizzicava. Il suo aspetto contrastava con lo scintillio delle preziose
mercanzie che si esibivano nei laboratori degli argentieri a entrambi i lati della via, impedendo il
passaggio. Vide compratori interessati a qualche gioiello che discutevano animatamente il prezzo;
donne che si provavano collane o bracciali; gente che parlava gridando e rideva... Tutto sembrava
brillare sotto il sole radioso di quella mattina di luglio in cui lodore del mare gli annunciava la
vicinanza della spiaggia.
La maestosit di Santa Maria lo inghiott non appena ne ebbe varcato il grande portale. La
chiesa era quasi vuota, i pochi fedeli erano sparsi qui e l, e il baluginare delle infinite candele che
illuminavano laltare maggiore impallidiva di fronte alla cascata di luce colorata che filtrava dalle
vetrate e cadeva a piombo sul pavimento, lasciando in penombra il resto della chiesa. Messer Arnau gli
aveva parlato molte volte di quella sensazione, ma a lui era difficile sperimentarla quando la chiesa era
piena di gente. In quel momento, invece, si sent paralizzato: incapace di addentrarsi nello spazio
colossale che gli si apriva davanti, come se tutto il peso di quel tempio, delle sue agili colonne, degli
archi con le loro immense pietre di volta, gli fosse caduto sulle spalle, impedendogli di muoversi.
Lo riportarono alla realt le corse sfrenate di tre bambini che tentavano di cacciar fuori dalla
chiesa alcuni cani ancora pi veloci di loro. Probabilmente laveva fatto anche lui, a volte. Era difficile,
ed era meglio non deludere i preti che affidavano ai bambini il compito di scacciare via gli animali.
Non cos, non vedete che in questo modo vi scappano?, fu tentato di gridare.
Andiamo, ragazzo.
Probabilmente luomo che laccompagnava spingendolo con una mano sulla schiena si era
basato solo sul suo abito nero, ma Hugo riconobbe in lui uno dei bastaixos che lavoravano ai cantieri
navali. Lo segu sino allambulacro, il corridoio circolare che passava dietro laltare maggiore. L, tra i
contrafforti dellabside in cui si apriva la cappella dei bastaixos, erano riuniti alcuni di loro con le
rispettive famiglie, tutti vestiti a lutto. Tra i presenti Hugo non riconobbe nessuno di quelli che con
tanto rispetto, e con una frequenza che rasentava il servilismo, avevano salutato messer Arnau nei suoi
giri con il denaro del Piatto dei Poveri Vergognosi, prima che cadesse in disgrazia con larrivo dei
Puig. A piangere la sposa di Arnau Estanyol cera solo una persona estranea alla confraternita: Juan il
Navarro che, immobile dietro la sua pancia immensa, si asciugava senza posa il sudore che gli
imperlava la pelata.
Nella piccola cappella la gente si accalcava intorno alla semplice bara di legno di pino. Il
sacerdote diede inizio al rito, ma Hugo non lo ascoltava. Al cospetto della Madonna si sentiva un
traditore per linganno riguardo al suo rapporto con Dola, sempre pi appassionato. E bench non
condividesse i suoi pensieri con la Vergine, neppure si pentiva, e men che meno ne parlava con Dola,
come se tra i due si fosse stretto un tacito patto. Lei non sarebbe mai divenuta cristiana, le sue
convinzioni erano indiscutibili. E in Catalogna, per quanto Dola fosse libera di convertirsi al
cristianesimo, Hugo non avrebbe invece potuto convertirsi allebraismo. Non appena avesse
abbracciato quella fede, sarebbe stato arrestato dallInquisizione. Lo sapeva. Un giorno si era informato
da Mahir, mentre lavoravano gomito a gomito nella vigna, ponendogli la questione come se fosse una
semplice curiosit sorta sul momento.
Mahir, cosa succede se un cristiano si fa ebreo?
Luomo era rimasto chino sulle radici della pianta. Dovrebbe apostatare e convertirsi alla fede
ebraica.
Era seguito un silenzio rotto solo dai suoni del campo: il raschiare del ferro che scavava la terra,
il verso di qualche animale o il ronzio di un insetto.
Non penserai mica di farlo, vero? Lebreo si era rimesso in piedi, tenendosi una mano sulle
reni.
No, certo.
Perch se lo facessi saresti considerato un eretico, lInquisizione ti arresterebbe e saresti
processato come tale. I cristiani che commettono apostasia, diventando ebrei o maomettani, sono
considerati eretici dallInquisizione. Possono anche essere condannati a morte... Finiresti sul rogo.
Gi, aveva mormorato Hugo.
Pensa fino a che punto arriva lInquisizione: anche quei cristiani che si convertono per non
essere uccisi o torturati sono considerati eretici, com accaduto per esempio ad alcuni prigionieri nelle
carceri di Barberia, liberati dai soldati dellordine dei mercedari.
Ah, si era limitato a dire il ragazzo.
Avevano ripreso il lavoro, ma dopo un po Mahir si era rialzato nuovamente, dun tratto, e
aveva continuato il suo discorso, questa volta a voce pi alta e calcando le parole: E insieme
alleretico che ha commesso apostasia, lInquisizione condanna anche quegli ebrei o infedeli che hanno
traviato il cristiano. Stai pur certo che se tu diventassi ebreo, io sarei subito imprigionato per averti
distolto dalla fede.
E lo stesso potrebbe accadere a Dola, aveva pensato Hugo, colto da un tremito improvviso.
Non avete di che preoccuparvi, Mahir. Non ho nessuna intenzione di aposta...
Apostatare, lo aveva aiutato laltro. Lo spero davvero, ragazzo mio.
I pianti delle donne nella cappella dei bastaixos riportarono Hugo alla realt. Forse un giorno
avrebbe potuto fuggire con Dola in un luogo dove nessuno li conosceva, e fingere di essere anche lui
ebreo. Per esempio a Granada. Aveva sentito che laggi governavano i musulmani, e ci vivevano anche
gli ebrei. A chi poteva importare che lui fosse cristiano o no, nel regno di Granada? Fece schioccare la
lingua, e una vecchia gli lanci unocchiata di rimprovero. Ci aveva pensato mille volte, ma poi,
quando si trovava Dola davanti, gli mancavano le parole, si bloccava, temeva la sua reazione.
Seppellirono Mar nel cimitero grande che si trovava in piazza di Santa Maria, davanti al portale
maggiore della chiesa. Fu l, nel momento in cui calavano la bara nella fossa, che Hugo torn a
ricordare Bernat, dispiaciuto che non fosse presente per dare un ultimo addio alla madre.
I bastaixos e le loro famiglie, dopo lultima palata di terra e il congedo del sacerdote, non
sapevano come andarsene: non cera nessuno da salutare o a cui fare le condoglianze, nessun parente
della morta. Hugo li lasci al loro imbarazzo e cerc il mare. Aveva bisogno di annusarlo, di
rinfrescarsi, di sentire lacqua, di gonfiarsi i polmoni con la salsedine che fluttuava nellaria.
Si dice che si  imbarcato agli ordini di un corsaro castigliano.
Hugo si volt. Il Navarro laveva seguito, ansimava.
Bernat? Hugo intu a chi si riferiva.
S. Sono solo dicerie, per...
Dov?
Cartagena, Siviglia... Chi lo sa?
Sono contento. E mi dispiace per sua madre.
E tu? Tu come stai? chiese il Navarro.
Folle damore per unebrea, avrebbe voluto rispondere Hugo. Invece prefer dire: Io volevo
diventare maestro dascia.
Lo so.
Sarei voluto rimanere ai cantieri: le barche, il mare...
Vuoi visitarli? Linvito sorprese il ragazzo, e ancor di pi lo sorpresero le parole che subito
dopo pronunci il Navarro: Potremmo entrare dalla porta principale. Non sar necessario che salti il
muro e ti introduca di nascosto, di notte.
Mi dispiace, confess Hugo.
Abbiamo recuperato laccetta. La balestra... Lhanno restituita i soldati del re.
La fortuna non ci ha assistiti.
Siete vivi entrambi dopo aver tentato di uccidere il capitano generale degli eserciti di
Giovanni, replic Juan il Navarro dandogli una forte pacca sulla schiena. Altroch, se avete avuto
fortuna!
Ai cantieri lattivit era frenetica: Hugo non ricordava di aver visto una frenesia simile a quella
che aveva davanti agli occhi. Il re Giovanni aveva ordinato la costruzione di unintera flotta da far
accorrere in Sicilia in difesa dei diritti dinastici di suo nipote Martino il Giovane, che da poco aveva
sposato Maria, regina di Sicilia, rifugiata in Catalogna da quasi dieci anni a causa della ribellione dei
nobili siciliani. Si lavorava a cottimo nelle nove navate coperte dei cantieri e nel cortile. Il frastuono era
assordante e laria, per quanto alti fossero i capannoni, era quasi irrespirabile per il fumo, la polvere di
legno, lodore di catrame e sego, gli effluvi di sudore che emanavano dalla moltitudine.
Il re... Il Navarro alz la voce, vedendo lespressione sbalordita di Hugo. Il re ha ordinato
che tutti gli artigiani che si occupano della costruzione di barche, che siano calafati, maestri dascia, o
persino bastaixos e fabbricanti di lance, rimangano a Barcellona a disposizione del sovrintendente alle
armate reali. Come se fossero arruolati: hanno tutti lobbligo di lavorare per il re, aggiunse con
orgoglio, e con un gesto della mano indic lintero complesso dei cantieri navali per dimostrare ci che
aveva detto.
Hugo sapeva di quellimpresa. Avranno bisogno di vino, e parecchio anche, gli aveva
confidato Mahir. Ma per costruire la flotta e metterla in mare ci vorranno come minimo uno o due
anni. Sar questo il tempo che avremo a disposizione noi per prenotare e comprare raccolti adeguati
alla vendemmia.
Noi? Hugo si ricord il termine impiegato da Mahir. Noi. Dun tratto la baraonda e la
confusione del cantiere gli sembrarono molto lontani, distanti da lui, dalla calma che regnava nel lavoro
alla vigna. Erano trascorsi vari anni, e in effetti ormai si sentiva parte della terra. Tra lui e Mahir si era
creato un rapporto fondato su un affetto che lebreo mal celava. Mahir non aveva figli. Dola gli aveva
spiegato un giorno che lo zio aveva divorziato dalla sua prima moglie perch era sterile, ma non era
riuscito ad avere un figlio neppure con la seconda, mentre la prima, fidando nella sua supposta sterilit,
aveva dato alla luce un figlio adulterino. Cos, la donna si era disonorata, e Mahir aveva perduto la
sicurezza della propria virilit. Tutto questo non gli sarebbe successo se si fosse tenuto entrambe le
mogli, aveva sentenziato Dola alla fine della spiegazione.
Entrambe? si era sorpreso Hugo.
Certo! aveva confermato Dola. Non cera nulla che glielo impedisse, a maggior ragione se
la prima si era dimostrata sterile.
La rivelazione avuta ai cantieri aveva definitivamente unito Hugo a quella terra che non era sua.
Mahir lo trattava bene, e gli insegnava con tenacia e pazienza tutto ci che sapeva sulla vite, il vino e
laqua vitae. Il ragazzo lavorava contento, imparando ad amare la natura, come se fino ad allora non
avesse osato farlo. S. Sono fortunato, si rallegrava. Si era chiesto se raccontarlo ad Arsenda, e alla
fine aveva deciso di non farlo: lei non avrebbe mai accettato che lavorasse per degli ebrei, e ancor
meno che potesse giungere ad apprezzarli. Era gi da un pezzo che non si arrampicava sul tetto della
casa della monaca. Ormai, quando andava a trovarla, si parlavano a sussurri attraverso la piccola
finestra con inferriata. E lei gli chiedeva sempre di tornare. Non mi abbandonare, fratello.
Non lo faceva. Ma neppure trascurava Dola.
Sei... sei diverso, gli disse questultima alla fine del mese di settembre, pochi giorni prima
della vendemmia.
Dola era venuta al palmento, accompagnata da Sal e Astruga, per aiutare a preparare gli
arnesi, e aveva approfittato di un momento di riposo per avvicinarsi a Hugo, che si trovava a qualche
passo di distanza, ma in piena vista.
S, disse lui. Poi rimase in silenzio finch lespressione di Dola lo costrinse a proseguire.
Perch... Si schiar la gola, deglut.
Lei perse la pazienza. Perch cosa?
Perch tu e io fuggiremo nel regno di Granada, per vivere insieme senza problemi, disse tutto
dun fiato.
Dola si lasci sfuggire una risata. Poi tacque, lo guard e, gesticolando, scoppi a ridere di
nuovo, stavolta senza freno. E di nuovo lo osserv, guardandolo dallalto in basso. Che cosa? disse
infine.
Glielo aveva detto, e lei non si era opposta!
Quello che hai sentito, le rispose lui, con una sicurezza che disarm la ragazza. Tu e io...
Certo, certo, come no... lo interruppe Dola. Sei impazzito!
S... cominci a dire Hugo.
E perch sei impazzito?
La domanda giungeva da Astruga, che si era avvicinata senza che se ne accorgessero.
Perch... Hugo sinterruppe senza sapere cosa rispondere.
Astruga saettava lo sguardo dalluno allaltra, la fronte aggrottata.
Glielo dico, Dola? domand Hugo con aria ingenua mentre pensava a cosa dire.
Certo!  mia madre, si affrett a rispondere lei, sperando di scamparla.
E allora? insistette Astruga proprio mentre arrivavano gli altri.
Hugo si volt verso il vigneto, cercando unispirazione che lo tirasse fuori dai pasticci.
Le ho proposto di fare un vino speciale...
Mahir lo interrog con lo sguardo.
Quei filari... Hugo li indic. Quelli al confine con lorto dei Vilatorta, danno unuva diversa,
forse  per il sole, unuva meno dolce delle altre, anche se matura allo stesso modo.
Era vero. A Hugo piaceva il sapore leggermente amarognolo di quelluva, ed era giunto a
pensare che avrebbe potuto dare un vino buono, diverso.
 vero, riconobbe Mahir. Per non se ne pu ricavare abbastanza vino.
Fossero anche poche giare, perch non provare? insistette il ragazzo.
Dovremmo rendere ancora pi complicata tutta la trafila della pigiatura...
Prometto di raccogliere quelluva prima di tutte le altre, e di tenerla separata nel palmento. In
questo modo non ci sar nessuna complicazione.
Dola lo guardava, come per convincerlo a non insistere. Basta cos, gli diceva con gli occhi
socchiusi, ci siamo cavati dimpaccio in modo egregio. Non esagerare. Tutti gli altri, compreso il
vecchio Sal, attendevano la decisione di Mahir.
Daccordo, concesse questultimo.
In questo caso, voglio che la pigiatura sia fatta da Dola e Sal, intervenne allora il nonno. Il
vino che produrranno da questuva lo terremo per celebrare il loro matrimonio.
Hugo impallid. Dola abbass lo sguardo.
Con la vendemmia del prossimo anno, a settembre, Sal avr compiuto ventanni e tu, Dola,
sedici, esattamente le et stabilite nelle ketubot. O mi sbaglio? si accert, rivolgendosi a sua figlia
Astruga.
No, padre, non vi sbagliate. Festeggeremo il matrimonio per allora. Abbiamo gi preparato
molte cose per le nozze, e mi sembra stupendo creare un vino speciale per il giorno della festa.
Speriamo che la tua si riveli una buona idea, Hugo. Grazie!
Lui si limit ad alzare il braccio, rivolto verso quei filari che aveva indicato, come se stesse
studiandoli a distanza. Pregava che nessuno gli si avvicinasse, che nessuno vedesse le lacrime che gli
scendevano lungo le guance e il tremito che lo scuoteva; pregava che nessuno udisse i suoi singhiozzi
soffocati.
Vado a prendere qualche grappolo da farvi assaggiare, riusc infine a dire, per poi lanciarsi
tra i filari e allontanarsi da tutti.
Hugo si trovava al limite del vigneto, lungo il confine con il podere dei Vilatorta.
Vendemmiava luva il cui dolce succo sarebbe servito a celebrare il matrimonio di Dola. Calpest un
grappolo caduto, pensando alla crudelt della ragazza. Si sarebbe sposata! Mahir gli aveva raccontato
che le famiglie si erano accordate quando i due bambini erano piccoli, molto prima che lui apparisse
nel ghetto per mano di Mar, ben tre anni prima. E per tutto quel tempo lei non gli aveva detto nulla! Si
sposava con un cugino, Sal, il figlio maggiore di Jacob. Hugo lo conosceva dalla vendita allincanto.
E da allora laveva stimato. Scroll la testa, tentando di scacciare il dolore. Avrebbe raccolto quelluva,
tutta quella che fosse stata necessaria, se ne sentiva obbligato per rispetto a Mahir, ma poi sarebbe
scomparso. Non aveva pi parlato con Dola. Forse era per questo che lei gli era sembrata sempre
dubbiosa; forse era per questo che a volte si allontanava da lui e lo rifiutava. Non perch fosse
cristiano, ma perch era promessa a un altro. Doveva andarsene. Aveva preso la decisione nelle notti
insonni, trascorse tra le lacrime e le imprecazioni. Aveva il fiorino doro e altro denaro ottenuto con i
lavori nelle vigne. Sarebbe andato a cercare Bernat, a Siviglia o a Cartagena, dove il Navarro gli aveva
detto che poteva trovarsi...
Si era svegliato allalba per iniziare la vendemmia di quella zona e lasciarla gi fatta, come
aveva promesso a Mahir. Osserv il grappolo spiaccicato. Stava per lasciarlo l, invece lo raccolse e lo
deposit nel cesto, insieme agli altri, dicendosi che non gli importava che quel vino venisse buono.
Aveva vendemmiato un quarto circa dei filari e la luce sembrava dispiegarsi con indolenza, come se
non volesse decidersi a illuminare il mondo, quando vide giungere Mahir al palmento. Era
accompagnato da qualcuno... Socchiuse le palpebre, si mise la mano destra sugli occhi e aguzz la
vista. S, era Dola. Cosa ci faceva, cos presto, alla vigna? Mahir lo salut da lontano. Lui rispose
apatico alzando la mano sinistra mentre Dola sinoltrava nella vigna per andargli incontro. Hugo non
si mosse, rest con la mano destra sulla fronte e attese il suo arrivo, senza dire nulla, senza riuscire a
pensare.
La giovane si ferm vicino al cesto delluva e ci frug dentro. Scegli, gli disse dun tratto,
mostrandogli le mani chiuse a pugno.
Lasciami in pace! Perch non mi hai mai detto nulla?
Io non centro.  una decisione che hanno preso mia madre, mio zio e mio nonno. Io ero solo
una bambina piccola.
S, per... ti sposerai!
Dola rimase in silenzio. Poi, come se non avesse altri argomenti, ripet: Scegli.
Hugo scrut il suo viso: non era segnato da quella terribile seriet con cui a volte lo torturava.
Per favore, implor lei.
La sinistra, cedette Hugo.
Invece di aprire la mano, Dola strinse luva nel pugno finch il succo non cominci a colarle
tra le dita. Avvicin la mano alla bocca di Hugo. Voglio che tu sia il primo uomo a bere il succo di
questuva, luva che hai scelto tu.
Senza muovere la testa, lui guard verso il palmento. Mahir doveva essere al lavoro
nelledificio: cerano molti preparativi da fare per la vendemmia. Poi lecc il liquido che scorreva tra le
dita di Dola.
Voglio anche che tu sia il primo uomo ad avermi. Dola lo costrinse a inginocchiarsi e si
lasci cadere vicino a lui, quindi gli tolse la camicia, gli abbass i pantaloni sino alle ginocchia e lo
accarezz. Hugo trem, eccitato. Dola spost alcune pietre e si distese al suolo, si alz la camicia,
scoprendo il pube coperto di ricci castani, e lo attir a s. Lo aiut a penetrarla. Lui sospirava,
muovendosi con impeto, e lei sopport il dolore.
Ti amo, ripet Hugo, pi e pi volte.
Dola taceva. Quando il dolore si attenu, prese ad accompagnare il ritmo dei movimenti di
Hugo finch lui non venne. Dola si sent vuota e al contempo piena di lui.
Ti amo, ripet Hugo, sudato, ansimante, ancora su di lei.
Dola non rispose. Dun tratto il silenzio ricord loro dove si trovavano.
Alzati, lo incalz lei. Ma prima vestiti, in nome del cielo! aggiunse vedendo che lui non ci
pensava.
Hugo obbed. Si rimise in piedi e si guard intorno. Mahir non c, la tranquillizz.
Si alz anche lei.
Io... tent di dire Hugo.
C molto da fare, lo interruppe Dola.
...
.
...
FINE Parte 1.